Un detenuto di 23 anni si toglie la vita nel carcere di Lucca, per il Sappe “tragedia evitabile”
Un detenuto di 23 anni è stato trovato morto nel carcere di Lucca. Secondo quanto appreso il giovane si sarebbe tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo nella sua cella. A scoprire quando accaduto gli agenti della penitenziaria: inutili i soccorsi. Il 23enne, originario del Bangladesh, era recluso a Lucca da una decina di giorni dopo essere stata arrestato per furto. Il carcere di Lucca, come evidenziato nei giorni scorsi da Antigone e anche dalla giunta dell’Anm toscana, è tra i più sovraffollati: oltre il 200%.
“Un dramma che si poteva evitare. La gestione dei soggetti violenti non può ricadere solo sulla Polizia Penitenziaria”. Così in serata il Sappe, col segretario regionale toscano Francesco Oliviero, in merito alla morte di un detenuto avvenuta stamani nel carcere di Lucca. Secondo quanto spiega il sindacato, che esprime cordoglio, il recluso, 40 anni, di nazionalità straniera, “si è tolto la vita all’interno della propria cella”.
Il detenuto, “ancora giudicabile e ristretto nella struttura dallo scorso 2 luglio, presentava forti manifestazioni di instabilità e grave disagio – riferisce il Sappe -, già emerse sin dall’udienza di convalida e proseguite con ripetuti episodi di aggressività nei confronti di altri ristretti e del personale. Nonostante un recente ricovero ospedaliero, l’uomo era stato dimesso poiché non ritenuto clinicamente da trattare in ambito psichiatricamente attivo, malgrado avesse aggredito un agente durante la degenza, causandogli una prognosi di 7 giorni, lasciando così la sua complessa gestione interamente a carico della struttura carceraria. Ieri pomeriggio, dopo l’ennesima accesa lite con il compagno di camera, si è reso necessario riunire uno staff straordinario composto da medico, psichiatra, educatrice e sorveglianza. Preso atto della forte aggressività del soggetto e per tutelare l’incolumità degli altri detenuti, è stata disposta la sua collocazione provvisoria in una cella singola”. Stamani, intorno alle 7:45, “poco dopo aver ricevuto l’assistenza ordinaria e l’accensione di una sigaretta da parte del personale di Polizia Penitenziaria in servizio, l’uomo è stato rinvenuto esanime all’interno della propria cella, impiccato con delle lenzuola. Inutili i tempestivi tentativi di rianimazione da parte degli agenti, del medico di reparto e del personale del 118, che hanno solo potuto constatare il decesso”.
“Nonostante la grandissima attenzione e la professionalità dei colleghi in servizio, che hanno monitorato l’uomo fino a pochi istanti prima del drammatico gesto – rileva Oliviero -, non è possibile delegare la gestione di casi così complessi e instabili alla sola vigilanza e responsabilità della Polizia Penitenziaria”.