Cronaca

Adolescenti e salute mentale, in Toscana ricoveri raddoppiati in 10 anni, i dati e il dossier

Oltre ai dati ufficiali il forte disagio sommerso dei ragazzi si scontra con liste d’attesa e servizi sul territorio “scollati” dall’assistenza specialistica.

In Toscana, nell’arco di dieci anni, i ricoveri psichiatrici nella fascia 0-19 anni sono quasi raddoppiati, passando da 37,5 ogni 10.000 abitanti nel 2016 a 73,4 nel 2025. Nello stesso anno, gli accessi in pronto soccorso per motivazioni psichiatriche hanno raggiunto quota 50,9 casi ogni 10.000 abitanti, il massimo storico dal 2016, con un’incidenza maggiore tra le ragazze (58,7) rispetto ai ragazzi (43,7). I numeri raccontano una realtà che non può più essere ignorata. Così scrive Il Sole 24 Ore.

Accanto ai casi che arrivano ai servizi ospedalieri, esiste un disagio sommerso che emerge con forza dalle indagini condotte nelle scuole. Su un campione di 4.927 studenti delle scuole superiori, il 44,2% delle ragazze e il 16,1% dei ragazzi presenta elevati livelli di disagio psicologico riconducibili ad ansia e depressione; il 12,7% riferisce episodi di autolesionismo nel corso della vita, percentuale che sale al 18,8% tra le femmine e si attesta al 7,2% tra i maschi; il 28,9% risulta inoltre a rischio di sviluppare disturbi del comportamento alimentare.

A fare da primo presidio di fronte a questa crescente fragilità sono i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. La Commissione Salute mentale in adolescenza dell’Ordine dei Medici di Firenze, in collaborazione con l’Osservatorio di Epidemiologia dell’Ars Toscana, ha promosso un’indagine per raccogliere l’esperienza diretta di questi professionisti. L’89% dei medici coinvolti dichiara di assistere adolescenti con sintomi di disagio mentale, dall’ansia alla depressione fino ai comportamenti autolesivi. Il 62% segnala però che l’accesso ai servizi specialistici pubblici è difficile o soltanto parzialmente accessibile.

Questi dati restituiscono il quadro di una vera emergenza clinica e sociale. I medici del territorio rappresentano spesso la prima antenna capace di intercettare il disagio, ma riferiscono una diffusa sensazione di solitudine istituzionale. Le liste d’attesa dei servizi di neuropsichiatria infantile ostacolano quel dialogo continuo tra cure primarie e specialistica indispensabile per intervenire precocemente. Dall’indagine emerge anche la necessità di investire nella formazione. Molti professionisti chiedono percorsi specifici ed Ecm che consentano di utilizzare strumenti condivisi di screening psicopatologico e di gestione delle crisi adolescenziali.

Negli ultimi vent’anni il mondo degli adolescenti è profondamente cambiato. Il conseguimento della patente di guida è passato dal 62,5% del 2005 al 31,1% del 2025. Il 36,2% degli adolescenti utilizza lo smartphone per più di cinque ore al giorno. Il 76,5% del consumo complessivo di alcol si concentra nel fine settimana. Sarebbe semplicistico attribuire a questi elementi un rapporto automatico di causa-effetto, ma ignorare le trasformazioni degli stili di vita significherebbe rinunciare a comprendere il contesto nel quale il disagio si sviluppa.

La medicina del territorio possiede competenze e capacità di osservazione per individuare tempestivamente le situazioni di vulnerabilità. Tuttavia, senza un rafforzamento dei servizi specialistici di rete e senza un canale di comunicazione efficace tra medico di base e specialista, il rischio concreto è la cronicizzazione del disagio o il ricorso inappropriato ai reparti di urgenza ospedaliera. I risultati di questo lavoro offrono alla programmazione sanitaria regionale una mappa chiara delle priorità su cui investire, partendo dal supporto a medici di famiglia e pediatri, primo anello della rete di tutela della salute mentale dei nostri ragazzi.

(Fonte Il Sole 24 Ore)