Tutta l’area del Golfo è in fiamme e non solo, con riverberi sull’economia mondiale reale
“Il Medio Oriente è ancora in fiamme”… se dovessi trovare un giornale di 30 anni fa iniziando a leggere le notizie potresti facilmente credere che sia stato pubblicato ieri: scontri in Palestina, attentati in Israele, bombardamenti in Libano, crisi con l’ Iran. Oggi: sinagoghe, chiese, moschee distrutte, immagini sacre profanate dopo il passaggio delle truppe israeliane nel teatro delle operazioni in Libano, che dopo la fragile tregua con l’Iran, è diventato il fronte più caldo con un milione di profughi in fuga e migliaia di vittime provocate dai bombardamenti dell’esercito israeliano che in più casi ha rotto il cessate il fuoco ricevendo una decisa risposta da parte delle milizie di Hezbollah ancora lungi dal disarmare. L’immagine, a dire il vero emblematica, che ha suscitato le proteste delle cancellerie europee è stata quella del soldato israeliano in Libano che distruggeva una statua lignea del crocifisso e per quanto questa sia un’azione indegna, ritenuta sacrilega dai credenti, un cristiano dovrebbe indignarsi più per i morti che per altro.
I governi europei farebbero meglio ad alzare la voce e sottrarsi alla collaborazione con gli aggressori, in questo caso Israele, altrimenti rimangono dichiarazioni di circostanza. Da notare che anche da parte islamica la profanazione dell’immagine del Cristo non è stata affatto presa bene. L’esercito israeliano si è macchiato di crimini atroci a Gaza più volte paragonati ai crimini della Germania nazista e le cose stanno in questi termini, non scendo nei particolari perché sono davvero raccapriccianti. In guerra è sempre accaduto certo, ma il fatto incontrovertibile è che a Gaza e in Cisgiordania non è in atto una guerra ma un massacro indiscriminato di civili. Ai palestinesi viene impedito di aprire anche le scuole elementari e le lezioni si svolgono all’aperto davanti al filo spinato mentre i bambini, impossibilitati a raggiungere le aule, urlando inveiscono contro i militari dell’IdF, armati di tutto punto, che stazionano pochi metri più in là. Da una recente intervista rilasciata ai media israeliani un soldato – e forse più di uno – ha dichiarato di sentirsi un mostro rispetto alle azioni che ha compiuto e visto compiere da parte dei commilitoni. Come riportato da un recente articolo su Haaretz, una forte preoccupazione per la salute mentale dei propri militari attraversa la società israeliana, che invece, aggiungerei, appare scarsamente interessata alla sorte dei palestinesi. Identica preoccupazione fu espressa da Himmler, il capo delle SS, in un famoso discorso in cui lamentava lo stress dei suoi soldati dovuto alle troppe uccisioni giornaliere durante le campagne di sterminio degli ebrei e degli oppositori nell’Europa dell’Est. Credo di averlo già scritto e tuttavia mi ripeto: la prima volta che vidi in TV le immagini dei campi di concentramento nazisti rimasi sconvolto, così come rimango sconvolto oggi dalle immagini che provengono dalla Striscia di Gaza.
L’identità etnica reale o presunta di carnefici e vittime non ha alcuna rilevanza nel computo dell’orrore. Mentre la propaganda israeliana nei media internazionali continua a battere sul punto dell’antisemitismo il popolo che si considera eletto da Dio, secondo una interpretazione che si può presumere perversa dell’Antico Testamento, si sente giustificato nel commettere le peggiori atrocità. Anche le SS avevano come motto Dio è con noi, ai carnefici piace trovare una giustificazione per autoassolversi dai crimini commessi e da quelli che andranno a commettere. A differenza del mondo antico nella modernità soprattutto in Occidente si è slegata la religione da un dato politico e sociale mentre c’è da considerare che le religioni del libro ovvero Ebraismo, Cristianesimo e Islam oltre che culti sono organizzazioni sociali che hanno bisogno delle loro regole. Credo di avere già scritto che i dieci comandamenti non sono semplici raccomandazioni ma un codice giuridico, c’è da dire che fino al Medioevo i papi erano dei fini giuristi dal punto di vista teologico, poi questo aspetto è stato un po’ trascurato fino ad arrivare a quella condizione che si definisce secolarizzazione.
Anche negli Stati Uniti, a quanto pare esiste una certa devianza rispetto all’interpretazione delle Sacre Scritture nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti viene paragonato e, a sua volta, si paragona praticamente a Gesù Cristo. Per i credenti certo non è una cosa che si vede tutti i giorni e questo sta portando diverse autorità ecclesiastiche, sia cattoliche che protestanti, verso prese di posizione estremamente critiche nei confronti della Casa Bianca in quanto in genere chi si autoproclama messia viene ritenuto completamente fuori di testa. Resta da capire se Donald Trump c’è o ci fa e comunque entrambe le ipotesi non cambiano una virgola relativamente al caos generato in Medio Oriente con questo ultimo conflitto aperto in Iran che ha incendiato l’intera regione e condotto il mondo verso una profonda crisi economica, sociale e politica.
Questo è oggi il Medio Oriente del fanatismo sionista che sogna la “Grande Israele” mentre appare uguale e contrario al terrorismo che avevamo conosciuto dalla parte islamica (tra l’altro è tutto da dimostrare considerati i comprovati rapporti più o meno sotterranei che intercorrono tra servizi segreti, agenti provocatori e organizzazioni terroristiche). Nella contemporaneità questo fanatismo si è fatto estremo, attualmente soprattutto per quello che riguarda Israele più che l’Islam, in quanto è facile riscontrare nei modus operandi israeliani la stessa identica attitudine che anni fa vedevamo delle azioni criminose di Al Qaeda, dello Stato Islamico e altre emanazioni più o meno connesse al potere imperialista degli USA (la “nuova” Siria per es.) che non disdegnano di armare chiunque possa essere usato per i loro interessi in modo da poterlo controllare e scaricarlo quando non gli serve più senza troppi complimenti.
