Prof cambia sesso e nome, il ministero va in tilt e nega il “bonus docente”, orà pagherà
La burocrazia a volte può essere eccessivamente rigorosa da diventare cieca. Cambia sesso e nome e da donna diventa uomo, e per il Miur non risultano contratti da insegnante per gli ultimi due anni e non gli pagano la “carta docente”. Ora il Tribunale di Ravenna ha posto rimedio all’errore ministeriale ordinando l’immediato pagamento di 3 anni del bonus più circa 3mila euro di spese legali. La cosidetta “carta docente” è un bonus annuale di 500 euro, destinato agli insegnanti per la formazione e l’aggiornamento professionale. L’insegnante di un istituto scolastico del Ravennate presenta domanda per alcune annualità ma il Miur respinge le sue richieste. Eppure è un suo diritto. Ma tra la annualità del bonus, tra il 2021 e il 2025, ce ne sono 3 che riguardano la sua nuova vita e per una svista burocratica la risposta del Miur, in assoluta buona fede, suscita un minimo di perplessità: “In particolare dallo stato matricolare, non risulta che abbia prestato servizio per il negli anni scolastici tra il 2024 e il 2025”. Circostanza non vera che è stata chiarita dal giudice del Lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Savino. In sentenza, infatti, il giudice scrive: “Occorre, tuttavia, rilevare che, con la sentenza del 2024 (allegata al ricorso), il Tribunale di Pescara, su ricorso dell’odierno ricorrente, ha disposto la rettifica del sesso anagrafico da femminile a maschile e il mutamento del nome da femminile a maschile”. Svelato l’arcano. Per tale ragione, i contratti relativi ad alcuni anni scolastici precedenti al 2024 recano il nome al femminile, mentre quelli successivi recano il nome al maschie, e tanto risulta dallo stato matricolare, se si legge con attenzione, “tuttavia, trattasi della stessa persona e, pertanto, il beneficio richiesto spetta per tutte le annualità”. Oltre ai docenti di ruolo, il bonus è esteso automaticamente ai supplenti con contratto annuale su posto vacante fino al 31 agosto. Per i contratti fino al 30 giugno o le supplenze brevi, il riconoscimento tramite ricorso è ampiamente supportato dalla giurisprudenza della Cassazione. Conclude la sentenza: “Nel caso di specie vengono in rilievo esclusivamente supplenze in virtù di contratti a tempo determinato con scadenza al 30.06 e non si pongono, quindi, particolari ed ulteriori questioni interpretative”. Ora il professore avrà tutti i suoi bonus che solo per il cambio di sesso e quindi di nome non gli erano stati riconosciuti, a causa di una palese disattenzione di tipo burocratico-amministrativo.
