Cronaca

Giorgia Meloni, missione Quirinale, spunta forte l’idea di un Capo dello Stato di centrodestra

Non è certo nuova l’idea di un Presidente della Repubblica dichiaratamente di destra, il punto è che nessuno, al momento, è riuscito a trasformare l’ambizione in realtà. Potrebbe essere proprio Giorgia Meloni a riuscire nell’impresa? Questo non lo sappiamo ancora, ma la premier sembra essere determinata nel raggiungere anche questo obiettivo. Nel corso di un’intervista su Rete4, nella trasmissione 10 Minuti, la premier, intervistata da Nicola Porro, incalzata sull’idea “Quirinale a destra” ha dichiarato è “terribile per un certo establishment”. Ma, aggiunge, «sarebbe un altro modo di affermare una cosa banale: chi non è di sinistra non è figlio di un Dio minore, ha gli stessi diritti degli altri valeva per la presidenza del consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e potrà valere per la presidenza della Repubblica, ma decideranno gli italiani» e poi: “Si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare. E non è detto che non possa superarsi un altro grande tabù, un presidente della Repubblica non di centrosinistra”. Le parole di Meloni sul Quirinale arrivano nel giorno in cui un retroscena della Verità parlava di una candidatura della presidente di Fratelli d’Italia al Colle su iniziativa di Roberto Vannacci per siglare un patto. “Mai detto una cosa del genere — spiega al Corriere della Sera, il leader di Futuro nazionale — ma si potrebbe fare: potrei essere d’accordo con questa ipotesi». Ipotesi che Meloni ha sempre smentito in maniera categorica.

Il rapporto Meloni-Vannacci, comunque, resta glaciale, la coinquilina di Palazzo Chigi continua a lanciare fulmini contro il “Generalissimo”: “Difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere” e poi il colpo fatale “con Schlein, Conte, Bonelli, Renzi e compagnia cantante: non vedo grandi differenze”. Le “linee rosse” di Vannacci sembrano, per il momento, essere troppo in là per la premier.

SPDC(Siete Dei Poveri Comunisti), la pagina instagram non ufficiale all’interno dell’ecosistema comunicativo del centrodestra, ha rilanciato le parole della premier con un post: “ Un Presidente della Repubblica di destra? E’ il momento”, “ In democrazia è normale che la maggioranza degli italiani esprima una propria direzione e che il parlamento, con un’eventuale maggioranza di centrodestra, possa sostenere un Presidente della Repubblica non espressione della sinistra”.

Anche Matteo Renzi, forse il più zelante anti-meloniano, ha commentato molto duramente la vicenda, in un’intervista al Foglio: “Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa. La premier ha distrutto l’Italia, è lo scendiletto di Trump. È più presentabile di Urso, ma rispetto a Urso lo è anche il mostro di Loch Ness Alfredo Mantovano? Un analfabeta istituzionale. Pensavamo fosse un Gianni Letta, ma era un camerata come tanti. È inadatto. Ha utilizzato i servizi e mosso la guerra al ministro della Difesa. Toccherà a noi ricucire e riportare ordine e decenza”.

Il leader di Italia Viva dice che Meloni “vuole prendersi tutto, ha scoperto le sue carte. Meloni punta al Colle, ma chi troppo vuole nulla stringe e il troppo stroppia. Se a sinistra non prevale la corrente Tafazzi, impediremo a Meloni di prendersi anche la presidenza della Repubblica”.

Alla fine della fiera, si deciderà nella prossima legislatura chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica, il mandato dell’attuale capo di stato scadrà nel febbraio 2029, e secondo la costituzione sarà eletto dai prossimi 400 deputati, 206 senatori e i 58 delegati regionali, servirà almeno la maggioranza assoluta(50%+1) dal quarto scrutinio.

Difficile fare previsioni, il paese è più polarizzato che mai, i 2 poli opposti sembrano sfidarsi in un testa a testa senza che nessuno prevalga nettamente sull’altro, sarà fondamentale, perciò, il peso del blocco centrista, tanto influente quanto frammentato.