L’editoriale

Aumentano le tensioni tra Mosca e Berlino, al centro il conflitto in Ucraina ma anche antichi dissapori

Schermaglie tra i due Paesi che fanno tremare i polsi ed evocano scenari agghiaccianti.

Tensione salita ben oltre il livello di guardia tra Germania e Russia dopo che Berlino ha accusato Mosca di condurre una campagna di guerra ibrida nei confronti dell’Europa continentale. Al centro il presunto tentativo russo di colpire un aereo da trasporto ucraino con un drone pronto a esplodere ritrovato il 4 agosto scorso nell’aeroporto di Lipsia. Schermaglie che fanno tremare i polsi ed evocano scenari agghiaccianti. Un bel po’ di tempo fa, ai tempi della mai così rimpianta Angela Merkel, ebbi modo di scrivere che se in Germania avesse nuovamente attecchito il revanscismo avremmo dovuto acquistare tutti un elmetto. E questo perché da sempre i tedeschi oltre che per una importante produzione culturale nei secoli scorsi – che nessuno gli nega – sono ricordati più che altro per essere i signori della guerra. Sarà l’ascendenza barbarica che fin dai tempi di Arminio si è palesata in tutta la sua contraddittoria ambiguità; a dispetto di ciò che si pensi della loro presunta precisione non hanno mai mantenuto la parola data. Nello stesso modo nel 1941 violarono il patto di non aggressione con l’URSS.

La volontà di potenza dell’occidente ha più volte nel corso della storia posto la Russia di fronte a una minaccia esistenziale: con la guerra di Crimea, con la fallimentare avventura di Napoleone, con l’intervento occidentale nella guerra civile a favore dei bianchi controrivoluzionari e soprattutto durante l’operazione Barbarossa ovvero l’invasione nazista dell’Unione Sovietica quando all’alba del 22 giugno 1941 oltre tre milioni di uomini varcarono il confine sovietico da tre diverse direttrici puntando verso la Capitale, verso Leningrado – che subì un terribile assedio di oltre due anni – e infine verso la disfatta nella gelida neve di Stalingrado.

Oggi la guerra è cambiata, non mobilita milioni di uomini al fronte, punta a indebolire l’avversario colpendone le risorse strategiche con atti che in alcuni casi sono puro terrorismo come recentemente ha avuto modo di dichiarare Vladimir Putin rispondendo alle minacce di Zelensky. Il presidente russo è nato proprio nell’ex città di Leningrado, ora San Pietroburgo, pochi anni dopo la fine della grande guerra patriottica, ed è cresciuto nel mito del nemico esterno. Onestamente sentire i tedeschi che lanciano accuse mentre parlano di diventare il primo esercito europeo deve fargli un certo effetto. Tra l’altro le istanze revansciste della Germania si stanno saldando pericolosamente con quelle dei paesi baltici che a mia memoria, anche scolastica, hanno sempre rappresentato un problema.

Per quello che riguarda il nostro paese durante l’ultima guerra mondiale – lo ammettono anche alcuni neofascisti – la vicinanza con la Germania ci è costata molto cara e precisamente il prezzo da pagare dopo la caduta del nazifascismo è stato altissimo in termini di agibilità politica e decisioni strategiche per i nostri interessi nazionali. Inoltre c’è da rilevare amaramente che l’Italia ha inviato corpi di spedizione in tutte le occasioni in cui gli europei sono andati a stuzzicare l’orso russo e ancora oggi non facciamo eccezione. Recentemente il nostro Ministero della Difesa ha assunto come consulente l’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov, un fatto di una gravità senza precedenti a maggior ragione considerando la crisi in atto: ancora una volta stiamo giocando con il fuoco e stavolta è fuoco nucleare.

Per il nostro paese una decisione del genere è follemente inappropriata e probabilmente incostituzionale a prescindere dalle legittime opinioni personali sul conflitto. La Russia ha provato ogni strada diplomatica prima di prendere decisioni importanti su questo dossier, fu così anche con gli alleati nella seconda guerra mondiale. Non moltissimi anni fa il paese era entrato nel G8 e si era addirittura paventata una possibile adesione al patto atlantico che, a pensarci oggi, poteva essere una opportunità per la sicurezza internazionale. Ma qualcosa è andato storto e, diciamoci la verità, sappiamo anche cosa: il golpe di Maidan, il massacro di Odessa e la pressione militare ucraina sulle province russofone. Il dato è questo, il dado ancora non è tratto ma potrebbe mancare davvero poco.