Cronaca

Toscana, grandine come palle da tennis e 63mila fulmini in 12 ore: un mesociclone violento e molto pericoloso

Quello che oggi definiamo “maltempo eccezionale” rischia quindi di diventare una realtà con cui territori, amministrazioni e cittadini dovranno imparare sempre più spesso a confrontarsi.

Prima la Versilia, investita da grandine di grosse dimensioni e raffiche di vento che hanno raggiunto i 123 chilometri orari. Poi la Maremma, con un sistema temporalesco evoluto in mesociclone e oltre cento millimetri di pioggia concentrati in pochissimo tempo. Quindi l’Isola d’Elba, nuovamente alle prese con strade trasformate in fiumi e collegamenti interrotti. Nel mezzo, migliaia di fulmini, alberi caduti, sottopassi allagati e decine di interventi dei Vigili del Fuoco. In meno di ventiquattro ore il maltempo ha attraversato praticamente tutta la Toscana, mostrando ancora una volta quanto rapidamente possano svilupparsi fenomeni estremamente violenti.

L’allerta arancione diramata dalla Regione Toscana resta in vigore fino alle 18 di oggi, giovedì 10 settembre. Dopo aver colpito duramente il nord-ovest della regione nella giornata di mercoledì, nella notte e durante la mattinata il fronte più intenso si è spostato verso sud. Nel Grossetano un temporale autorigenerante ha insistito a lungo sulla stessa area, mentre il Consorzio Lamma-Cnr ha segnalato l’evoluzione del sistema presente sulla Maremma in un mesociclone, ovvero una circolazione rotante all’interno di un temporale particolarmente organizzato.

I numeri raccontano bene la violenza del fenomeno. Nel Grossetano sono stati registrati accumuli fino a 107 millimetri di pioggia, con allagamenti di abitazioni e scantinati, alberi abbattuti, smottamenti e mezzi rimasti bloccati nei sottopassi. Dalla serata di mercoledì i Vigili del Fuoco di Grosseto sono stati impegnati in oltre trenta interventi. A Pitigliano è stato necessario chiudere un tratto della statale 74, mentre anche sulla costa livornese la situazione è rapidamente peggiorata.

Particolarmente difficile anche la situazione all’Isola d’Elba. A San Martino, nel territorio di Portoferraio, sono caduti 49 millimetri di pioggia in appena un’ora. Via del Carburo è tornata sott’acqua, il traffico è rimasto bloccato e alcune strade sono state chiuse. Poco più a nord, a Populonia, sono stati registrati 27 millimetri in appena 15 minuti, mentre accumuli compresi tra 20 e 25 millimetri in un’ora hanno interessato San Vincenzo e Campiglia Marittima.
E tutto questo arriva appena poche ore dopo quanto accaduto sulla costa settentrionale della Toscana. Tra Forte dei Marmi, Vittoria Apuana e il resto della Versilia si sono registrate grandinate con chicchi di dimensioni eccezionali, mentre a Viareggio il vento ha raggiunto i 123 chilometri orari sulla Passeggiata, provocando danni a dehors, strutture e vegetazione. Nella notte, secondo i dati riportati da Toscana Alert, sulla regione sono state registrate oltre 63mila fulminazioni in dodici ore.

Ma perché fenomeni così violenti? È proprio qui che la cronaca incontra una questione molto più ampia. Non è corretto attribuire automaticamente un singolo temporale o una singola grandinata al cambiamento climatico: per stabilire quanto il riscaldamento globale abbia inciso su uno specifico episodio servono studi di attribuzione dedicati. Ma il quadro fisico nel quale questi fenomeni si sviluppano sta cambiando. Uno dei meccanismi fondamentali è relativamente semplice: più l’aria è calda, maggiore è la quantità di vapore acqueo che può contenere. Secondo l’IPCC, per ogni grado di riscaldamento l’atmosfera può contenere circa il 7% di umidità in più. Quando si creano le condizioni necessarie allo sviluppo di un temporale, una maggiore disponibilità di vapore acqueo può quindi fornire più “carburante” alle precipitazioni intense. L’IPCC evidenzia infatti come, con l’aumento delle temperature, gli episodi di precipitazione estrema tendano generalmente a diventare più intensi.

Il Mediterraneo è inoltre una delle aree particolarmente esposte agli effetti del cambiamento climatico. La temperatura media della regione mediterranea è già aumentata di circa 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale e la superficie del mare si è riscaldata sensibilmente negli ultimi decenni. Per il futuro, le proiezioni indicano un ulteriore aumento delle temperature e degli estremi di caldo e, nella parte settentrionale del Mediterraneo, un probabile aumento degli estremi di precipitazione.

Questo non significa necessariamente che in Toscana pioverà di più nell’arco dell’anno. Ed è proprio questo uno degli aspetti apparentemente contraddittori del cambiamento climatico mediterraneo: le precipitazioni medie possono diminuire e i periodi siccitosi diventare più lunghi, mentre quando arriva la pioggia può concentrarsi maggiormente in episodi brevi e molto intensi. Le proiezioni climatiche per l’Italia studiate da ISPRA analizzano proprio l’evoluzione futura non soltanto delle temperature e delle precipitazioni medie, ma anche degli indici relativi agli eventi estremi.

Eventi estremi destinati a pesare sempre di più. Mesocicloni, supercelle e temporali autorigeneranti non sono fenomeni nati con il cambiamento climatico e appartengono da sempre alla meteorologia del Mediterraneo. Sarebbe quindi sbagliato sostenere che ogni evento violento sia una conseguenza diretta del riscaldamento globale. Ciò che cambia è il contesto nel quale questi sistemi atmosferici possono svilupparsi: temperature più elevate e una maggiore quantità di umidità disponibile possono contribuire, quando coincidono tutti gli altri ingredienti meteorologici necessari, a precipitazioni più intense.

Ed è probabilmente questa la vera sfida per la Toscana dei prossimi decenni. Non soltanto prevedere dove e quando arriverà un temporale, ma adattare città e territori a fenomeni capaci di scaricare enormi quantità d’acqua in pochissimo tempo. Sottopassi, sistemi fognari, corsi d’acqua minori, versanti, alberature e aree fortemente urbanizzate diventano punti particolarmente vulnerabili quando ciò che normalmente cade nell’arco di settimane può concentrarsi, localmente, nell’arco di poche ore.

Quanto accaduto tra mercoledì e giovedì ne è una fotografia impressionante: prima il vento e la grandine sulla Versilia, poi oltre centomila litri d’acqua per ettaro per ogni 10 millimetri di precipitazione nelle aree investite dai nubifragi, quindi il mesociclone sulla Maremma e nuovi allagamenti all’Elba. Fenomeni differenti, concentrati nell’arco di poche ore e su territori diversi, ma inseriti in un Mediterraneo che sta diventando progressivamente più caldo. E quello che oggi definiamo “maltempo eccezionale” rischia quindi di diventare una realtà con cui territori, amministrazioni e cittadini dovranno imparare sempre più spesso a confrontarsi.