L’editoriale

“Quello che sta accadendo è un fatto epocale: si stanno saldando le istanze dei sassoni con quelle dei bavaresi”

"Tornando a oggi noi siamo mediamente tra i paesi più anziani del mondo, la deriva neofascista europea nelle sue componenti più aggressive - a Fortuna piacendo - ci riguarda solo in parte".

L’estrema destra sfonda in tutta Europa ma soprattutto sono le elezioni in Germania che destano le maggiori preoccupazioni. Quello che sta accadendo è un fatto di portata epocale in quanto si stanno saldando le istanze dei sassoni con quelle dei bavaresi. Oltre al dato politico va considerata la base etnica di questo paese: in quanto stato federale la Germania è meno omogenea di quello che pensiamo, l’Italia – per dire – lo è molto di più. A memoria di chiunque sia nato dopo il 1945 non c’è più stato un cancelliere bavarese in Germania questo perché il nazismo era nato in Baviera anche se in realtà Adolf Hitler, che riuscì a prendere la guida del partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, era austriaco. Con la Baviera tendenzialmente conservatrice e l’AfD (un partito che più meno apertamente si richiama al passato) che sfonda con oltre il 44% in Sassonia-Anhalt continua a delinearsi un quadro a tinte fosche per l’Europa.

La Germania l’aveva già inquadrata Tacito 2000 anni fa nel suo famoso libro omonimo che contiene molti elementi descrittivi con spunti non privi di rispetto verso la cultura di quelle popolazioni sottolineandone al contempo il carattere estremamente bellicoso. Non per nulla il testo fu adottato anche dal nazismo per giustificare la propria volontà di potenza e l’antica discendenza. È dai tempi di Arminio, l’ho già scritto più volte, che va avanti questa storia. Arminio, Hermann in tedesco, era un principe germanico ma cittadino romano che tradì Roma, in spregio alla sua stessa famiglia che in seguito lo sconfessò, attirando le legioni di Quintilio Varo in una foresta dove vennero annientate e alle quali vennero sottratte le insegne, tre aquile d’oro. Spettò a Germanico recuperare due di quelle aquile perdute per restituire almeno parzialmente l’onore a Roma. Da quel momento in poi le ambizioni imperiali della Repubblica verso la Germania subirono una battuta d’arresto e la legge di Roma non varcò mai il Reno. Questo nel corso dei secoli creò nella mente dei germani quasi un senso di invincibilità che li portò a fondare il cosiddetto Sacro Romano Impero, nell’illusione di eguagliare e finanche superare la gloria di Roma, fino alle macerie del Terzo Reich.

Dopo questo preambolo passiamo al nostro paese, c’è da dire che nonostante tutto noi soffriamo meno degli altri questa deriva di estrema destra o meglio la subiamo ma in maniera minore sia nei numeri che nella convinzione – se vogliamo dire così – perché l’area che fa capo a Vannacci, perdonatemi, fa rima con pagliacci. Il nostro fascismo, il fascismo storico al quale Futuro Nazionale per molti versi si rifà, si è sempre contraddistinto per una componente tragicomica; i gerarchi gonfiavano il petto, facevano il salto nel cerchio di fuoco ma non andavano in prima linea, in prima linea ci andavano i soldati e i soldati non erano tutti camicie nere, non tutti erano convinti di partecipare alle imprese fallimentari dell’Italia fascista. Tornando a oggi noi siamo mediamente tra i paesi più anziani del mondo, la deriva neofascista nelle sue componenti più aggressive – a Fortuna piacendo – ci riguarda solo in parte.

L’anziano in linea di massima è un conservatore, non va a combattere nelle strade. Il fascismo è roba da giovani, che notoriamente hanno voglia di menare le mani, non è un caso che il loro inno fosse “Giovinezza”, una canzone composta in precedenza e successivamente adottata dal regime. Il fascismo è un iperbolico frullato di ideologie e suggestioni prese di qua e di là, ed è scaturito – va detto – da una costola dell’estrema sinistra, basti leggere il programma di Sansepolcro del 1919. Questo è un aspetto assai rilevante che non tutti colgono perché il fascismo storico all’inizio non aveva attinenza con la destra storica dal punto di vista ideologico, anche se è nato nell’ambito dell’Italia liberale. Ben presto qualcosa cambiò e il movimento fascista si fece partito per evitare lo scioglimento da parte del governo a causa delle violenze di piazza. Nei primi cinque anni il PNF agì nell’ambito della democrazia riuscendo a entrare in parlamento con governi di coalizione mentre portava avanti la reazione nelle strade verso i “sovversivi”. L’assassinio di Matteotti, esponente del socialismo, nel 1926 decretò la presa del potere definitiva da parte di Mussolini che si assunse la responsabilità dell’accaduto per quanto si dichiarerà sempre personalmente estraneo.

Nel nostro paese in effetti c’è una sorta di deriva parafascista ma nell’ambito della farsa. La storia, come affermava Marx, si presenta prima come tragedia e poi come farsa che non è meno tragica perché oggi siamo invischiati in questioni che sono più grandi di quello che l’opinione pubblica riesce a comprendere. Siamo già in una guerra globale, le industrie europee si stanno riconvertendo in industrie di guerra. Non sono cose che avvengono dall’oggi al domani, è in atto una pesante escalation che sappiamo dove può portare. Rientra nelle possibilità che le prossime generazioni vedano ciò che noi non abbiamo visto. Se guardiamo al corso della storia vivere un lungo periodo di pace non è una condizione normale.

Infine se a qualcuno sembra normale che per trovare una soluzione al conflitto in Ucraina debbano andare al Cremlino gli inviati di Donald Trump a me non pare affatto così. Non lo è perché Witkoff e Kushner non sono andati in qualità di mediatori ma come parte in causa nemmeno tanto occulta. I fatti sono sotto gli occhi di tutti: in quel conflitto i nazisti ucraini emuli di Bandera si sono volenterosamente prestati come punta di lancia degli USA. L’Europa, che non ha una visione strategica nemmeno ad andarla a cercare con il microscopio, non si è resa conto che l’intenzione americana, usando il bastone e la carota, era quella di indebolirci. Il nostro continente se avesse una proiezione strategica euroasiatica sarebbe un gigante economico da mezzo miliardo di cittadini con il quale fare i conti. Gli USA oltretutto hanno scaricato la responsabilità su di noi non volendosi esporre in Ucraina anche se tutti sanno come stanno le cose.

In questa deriva neofascista l’America di Trump è in prima fila: da parte del magnate bollare la sigla Antifa, alla quale fanno capo centinaia di associazioni, come un gruppo terroristico è un po’ come mettere la firma sulle intenzioni della sua amministrazione nei confronti dei cosiddetti “nemici domestici” mentre sfilano a volto coperto i Proud Boys, qualcosa in più che nazionalisti, che con il loro abbigliamento – tranne i ridicoli cappellini – ricordano sinistramente il Ku Klux Klan. Il partito nazista negli Stati Uniti d’America non è una invenzione da “nazisti dell’Illinois” ma una realtà consolidata sottotraccia sebbene in passato sia stato disciolto più volte dal governo federale. Non credo accadrà di nuovo a breve.