L’editoriale

“La Storia non può essere compresa in un breve lasso di tempo che in realtà è cronaca”

E’ un periodo un po’ particolare per me che scrivo, è sempre più difficile seguire la complessità di un mondo frenetico, sempre più connesso e turbolento, dal quale ogni giorno emergono problematiche in una dimensione tale da causare un corto circuito per quello che riguarda la comprensione degli eventi. La Storia, quella con la S maiuscola, ha bisogno di tempo per essere un minimo compresa e la dimensione drammatica che ha assunto il tempo oggi nell’epoca digitale (in cui ogni millesimo di secondo è quantificabile in termini di energia, dati, transazioni ecc…) ci pone di fronte ad avvenimenti di rilevanza storica con una velocità inusitata. Per questo e altri motivi non ho potuto seguire nel particolare gli eventi relativi a questa “guerra mondiale a pezzi” che si susseguono a velocità vorticosa, tuttavia, sollecitato in maniera del tutto subliminale dal direttore, vorrei spendere queste poche righe per alcune considerazioni generali, poi vedremo se unendo idealmente i puntini – come in quel classico passatempo enigmistico – riusciremo a trarne un disegno coerente.

Ho già tracciato sommariamente quello che ho definito come un “passaggio di consegne” imperiale tra Stati Uniti e Cina nel precedente articolo. Facciamo ora un passo indietro a qualche tempo prima nell’ambito delle relazioni e degli intrecci internazionali che vanno definendo lo spazio politico nel quale agiscono gli attori coinvolti ovvero le superpotenze, le potenze regionali e le ex potenze in deciso declino, come il Regno Unito, che non riescono a rinunciare alle loro vecchie ambizioni imperiali. La visita di re Carlo negli USA, di poco precedente il viaggio di Donald Trump a Pechino, dal punto di vista del protocollo ha offerto discreti spunti di riflessione agli analisti soprattutto per quello che riguarda il rapporto storico tra UK e USA, rapporto che scaturisce da un profondo conflitto sfociato nella rivoluzione americana. Per le cause della rivoluzione vi rimando ai libri di storia, ma andiamo a vedere sommariamente cosa è accaduto di rilevante durante questo incontro. Il Re d’Inghilterra è stato ricevuto alla Casa Bianca da un picchetto d’onore abbigliato con le storiche divise del 1776. Non si trattava di figuranti ma di veterani dell’esercito e questo, a detta di alcuni commentatori, era un chiaro messaggio da parte degli Stati Uniti come a dire la rivoluzione è qui per restare. Tuttavia si tratta di una rivoluzione in gran parte fallita considerato che oggi gli Stati Uniti sono retti da una oligarchia di plutocrati che sorregge una sorta di monarca. L’autentico erede di una tradizione monarchica Carlo III in un discorso di un minuto ha messo il cappello, anzi la corona, sulla rivoluzione: si va bene, bravi, avete fatto bene ma tanto sempre da qui venite. Mi scuserete la semplificazione ma di questo si tratta, l’Inghilterra è uno di quei paesi che, come accennavo sopra, non riesce proprio a rinunciare alle sue tradizioni imperiali. Teniamo presente che una volta gli inglesi hanno dato fuoco alla Casa Bianca (durante la guerra anglo-americana nel 1814) e che se si parla inglese nel mondo è a causa del loro impero, precedente all’ascesa degli USA. La stessa alleanza con gli Stati Uniti appare oggi incrinata su alcuni dossier. Nubi nere si addensano sull’Europa e mi spiego subito: la Brexit è servita al Regno Unito (o meglio all’Inghilterra in quanto Scozia e Galles non sono del tutto allineate alle politiche di Londra) per prepararsi al futuro assetto internazionale o detto in parole povere per prepararsi alla guerra. Da molte indiscrezioni si apprende che gli inglesi starebbero approntando una nuova alleanza militare alla quale avrebbero aderito – guarda un po’ – Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia per presidiare gli stretti e le rotte commerciali sul Mare del Nord che l’Inghilterra vede come proprio spazio vitale di azione dopo la possibile uscita degli USA dalla NATO nei prossimi anni. Non è da sottovalutare il ruolo negativo degli inglesi nella crisi ucraina. Per altro i recenti attacchi di droni a San Pietroburgo potrebbero rivelare un coinvolgimento diretto della NATO contro la Russia perché è questo l’obiettivo che si prefiggono i guerrafondai di mezza Europa. Analisti russi evocano una condizione di guerra di attrito per i prossimi venti o trenta anni nel momento in cui l’Europa faccia uno scellerato passo verso l’escalation e purtroppo tutti i segnali vanno in quella direzione: la guerra in Ucraina potrebbe finire abbastanza presto ma questo, allo stato attuale, non determinerebbe la pacificazione dell’Europa quanto invece un passaggio del conflitto su scala continentale.

Per quello che riguarda il Medio Oriente: relativamente ai rapporti tra i due paesi responsabili dell’aggressione all’Iran la notizia più interessante che è trapelata negli ultimi giorni mi pare di poter affermare che sia stata la telefonata di fuoco tra Donald Trump e il primo ministro israeliano Netanyahu che è stato a dir poco strigliato a dovere dal presidente degli Stati Uniti. Abbiamo più volte rilevato quanto sia stata nefasta per le sorti della credibilità statunitense nella comunità internazionale l’eccessiva accondiscendenza degli USA verso le iniziative estremamente aggressive dell’alleato israeliano soprattutto nei confronti della popolazione civile. Evidentemente, considerato che in Libano, a Gaza e in Cisgiordania le operazioni distruttive di interi quartieri da parte dell’IdF proseguono indiscriminatamente, queste iniziative sono state così deleterie al punto da provocare una intensa reazione da parte di uno spazientito Trump nei confronti di Netanyahu. Da rilevare inoltre che dopo le immagini diffuse che hanno mostrato il trattamento riservato da Ben-Gvir agli attivisti della Flotilla diverse cancellerie europee hanno iniziato in qualche modo a prendere le distanze dal governo israeliano, persino il nostro governo, tiepidamente e con poca sostanza ma è già qualcosa. Noi sappiamo solo la versione ufficiale ma questi dietro le quinte se ne dicono di ogni e vale un po’ per tutti i leader mondiali. Forse tranne Xi Jingping che se la ride beato ma non ci giurerei. Dopo questa guerra con l’Iran si è aperto uno spazio geopolitico che diversi attori intendono in qualche modo occupare: Pakistan, Turchia, Arabia Saudita in particolare, un paese quest’ultimo che ha messo in discussione il protettorato USA visto che non ha funzionato e pur senza staccarsi dall’alleanza tende verso una soluzione negoziata a protezione dei propri interessi che è quello che tutti gli stati coinvolti stanno cercando di fare.

Alla fine per quanto connessi siamo la Storia con la S maiuscola, non può essere compresa in un breve lasso di tempo che in realtà è cronaca, per questo ho accennato prima ai puntini da unire. Chiunque potrebbe fare a meno del giornalismo…o sbaglio? E’ tutto così chiaro, alla luce del sole… Eppure non è così, la gente è distratta e le cose gliele devi andare a mettere sotto il naso se vuoi che forse le notino, poi ognuno faccia le proprie valutazioni, e al netto di ogni possibile non voluta inesattezza che può contenere un articolo mi piace ricordare la massima di Ponzio Pilato alla quale nemmeno Gesù ha voluto dare risposta ovvero: cos’è la verità?