Salute mentale e cure, l’Italia è divisa: Bolzano prima, la Toscana recupera nove posizioni
In Italia la salute mentale è una questione sempre più presente, ma l’accesso alle cure continua a essere segnato da differenze territoriali. Il bisogno di assistenza cresce e coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione, ma la risposta del sistema sanitario non è uniforme da Nord a Sud. A cambiare, insieme al territorio, sono le risorse disponibili, l’organizzazione dei servizi e la possibilità per i cittadini di trovare un percorso di cura adeguato.
Nel 2024 i servizi specialistici di salute mentale hanno assistito in Italia 845.516 persone. Nello stesso anno, più di 272 mila persone hanno avuto un primo contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale, secondo i dati del Ministero della Salute.
A rivolgersi ai servizi sono soprattutto persone tra i 45 e i 64 anni. Le donne rappresentano circa il 56% delle persone assistite e, per la depressione, il tasso di pazienti trattati è quasi il doppio rispetto a quello degli uomini. Il disagio mentale, quindi, non ha un unico volto e attraversa generazioni e condizioni sociali diverse.
Ma quando si passa dalle persone al territorio emerge una seconda questione: non tutta l’Italia riesce a rispondere allo stesso modo.
Un’analisi della Società italiana di epidemiologia psichiatrica evidenzia differenze significative nel modo in cui le diverse Regioni organizzano e garantiscono l’assistenza per la salute mentale. Nell’indice considerato, la Provincia autonoma di Bolzano si trova al primo posto, mentre l’Abruzzo occupa l’ultima posizione. In questa situazione, la Toscana si distingue per il miglioramento registrato rispetto alla precedente rilevazione: la Regione ha infatti guadagnato nove posizioni, segnando uno dei progressi più rilevanti tra i territori analizzati.
Nel 2026 la salute mentale continua a essere una priorità per la sanità italiana. Dopo più di dieci anni dall’ultimo aggiornamento, è entrato in vigore il nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, che punta a rafforzare la prevenzione, favorire una diagnosi più precoce e migliorare l’assistenza sul territorio. Particolare attenzione è rivolta a bambini, adolescenti e giovani adulti.
Tra le misure previste ci sono anche nuove risorse economiche. Per il 2026 sono stati stanziati 80 milioni di euro, che saliranno a 85 milioni nel 2027. Di questi, 30 milioni di euro all’anno saranno destinati all’assunzione di nuovo personale perché l’obiettivo è rafforzare i servizi e garantire un’assistenza più continua alle persone che ne hanno bisogno.
Il bisogno di interventi riguarda anche le fasce più giovani. Secondo l’Istat, l’indice medio di salute mentale delle persone dai 14 anni in su era pari a 68,4 nel 2024. Il dato varia però in base all’età e al sesso e, negli ultimi anni, sono emerse difficoltà particolarmente rilevanti tra le fasce più giovani.
Anche il rapporto tra salute mentale e condizioni sociali resta un elemento da considerare. I dati Istat mostrano infatti differenze legate al livello di istruzione, soprattutto tra le persone più anziane. Nel 2024, tra le persone con più di 65 anni, l’indice di salute mentale risulta più basso tra chi ha un livello di istruzione inferiore rispetto a chi ha conseguito almeno una laurea.
La salute mentale è oggi una delle sfide che il sistema sanitario italiano deve affrontare. I dati mostrano quanto sia importante garantire a tutti la possibilità di ricevere aiuto, indipendentemente dall’età, dalle condizioni sociali o dal luogo in cui si vive. Perché prendersi cura della salute mentale significa, prima di tutto, non lasciare solo chi chiede aiuto.
