Esteri

Pizzaballa: “Gaza è un disastro, le città rase al suolo e azzerate, la gente vive tra topi e fogne”

«Gaza è un disastro». Con queste parole cariche di dolore, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha descritto il desolante scenario incontrato durante la sua recente visita nella Striscia. Dialogando con il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, il patriarca ha dipinto una realtà che va oltre l’immaginabile. Interi centri abitati come Rafah sono stati completamente rasi al suolo, cancellati dall’estema efferatezza che ormai da anni ha assunto il conflitto con Israele. Ma a colpire più profondamente, nell’esperienza diretta sul campo, a stretto contatto con i feriti e le famiglie di coloro che sono tragicamente deceduti, sono quelle sfumature e quei dettagli che i mezzi di comunicazione non riescono a trasmettere a chi è lontano dalla striscia di Gaza.

Si viaggia su percorsi improvvisati e difficoltosi, immersi in distese di tende e fognature a cielo aperto dove la popolazione tenta disperatamente di sopravvivere. C’è poi un elemento invisibile ma opprimente: l’odore nauseante della devastazione. A questo si aggiunge un’autentica piaga sanitaria, quella dei topi, che proliferano tra i rifiuti e colpiscono la parte più vulnerabile della comunità, i bambini, che a Gaza rappresentano la stragrande maggioranza dei residenti.

Questa tragedia umanitaria si inserisce in un contesto globale segnato da un grave problema politico e sociale che riguarda tutti noi. Di fronte alle immagini di distruzione e all’incapacità delle istituzioni internazionali di riportare la pace, cresce la frustrazione dell’opinione pubblica. C’è una parte enorme di cittadinanza, mossa da un profondo desiderio di rinnovamento, che rifiuta con forza le derive autoritarie, l’intolleranza e ogni tentativo di legittimare passati regimi o soluzioni reazionarie.

Il sentimento diffuso è quello di una profonda stanchezza nei confronti di classi dirigenti in Occidente che appaiono spesso miopi e superate, incapaci di interpretare il presente. I cittadini sono stanchi dei ritardi, delle decisioni incerte e di metodi di gestione dell’ordine pubblico rigidi e repressivi. C’è una forte delusione per le troppe promesse non mantenute.

Il vero ostacolo davanti all’inefficace tregua sembra essere un meccanismo burocratico e decisionale pigro, che si muove con lentezza esasperante all’interno di un mondo sempre più veloce. Questa vecchia struttura centralizzata finisce per soffocare le energie migliori e lascia che i problemi sociali si deteriorino e si arrugginiscano. Si avverte una netta distanza tra le istituzioni e le reali esigenze vitali del popolo di Gaza, che chiede a gran voce dignità, condizioni migliori, soprattutto, una decisa svolta verso la pace e la giustizia sociale. Se la politica non saprà ascoltare questa spinta al cambiamento, il rischio è quello di un definitiva e pericolosa cancellazione del popolo palestinese da Gaza.