Cronaca

La criminalità in Italia: i numeri smentiscono in parte la paura diffusa

Siamo davvero più in pericolo di prima? I dati dicono di no. Eppure la percezione degli italiani racconta una storia diversa. Ecco cosa emerge dalle statistiche ufficiali. Il quadro generale. In Italia nel 2024 si sono registrati circa 2,4 milioni di delitti, quaranta ogni mille abitanti. Un numero che, a prima vista, può sembrare allarmante. Ma i dati raccontano una realtà più articolata. Rispetto al picco storico del 2007, quando i delitti sfioravano i 2,9 milioni, la situazione è migliorata in modo significativo. Il problema è che la lunga fase di miglioramento registrata tra il 2013 e il 2019 sembra oggi essersi interrotta.

Il calo che c’è stato, e quello che si è fermato. Per quasi un decennio l’Italia ha vissuto una riduzione costante dei reati. Le ragioni sono diverse. I sistemi di sicurezza nelle abitazioni sono diventati più efficaci. L’uso del contante è diminuito, riducendo il bottino atteso per i reati predatori. Le forze dell’ordine hanno stretto accordi con il settore privato. La criminalità organizzata si è spostata verso reati meno visibili, e gli omicidi di stampo mafioso sono crollati. Poi è arrivato il Covid. Nel 2020 i delitti sono scesi ai minimi storici, ma per ragioni ovvie. Con la fine delle restrizioni sono risaliti, e oggi il totale è tornato ai livelli del 2018. La tendenza virtuosa del decennio precedente sembra essersi esaurita.

Gli omicidi: un’eccezione positiva. In un quadro a luci e ombre, gli omicidi dolosi rappresentano una nota chiaramente positiva. Negli ultimi trent’anni sono calati in modo costante. Si è passati da mille casi nel 1995 a 286 nel 2025. Un calo del 71 per cento in tre decenni. Il confronto europeo conferma questo primato. Nel 2023 l’Italia registrava 0,6 omicidi ogni centomila abitanti, uno dei tassi più bassi dell’intera Unione Europea, dove la media è di 0,9. Solo Malta fa meglio. Tra il 2008 e il 2023 la riduzione italiana è stata del 46 per cento, molto superiore a quella di Germania, Francia e Spagna. C’è però una tendenza che merita attenzione. Il calo ha riguardato soprattutto gli uomini. Le donne vittime di omicidio sono diminuite in termini assoluti, da 147 nel 2008 a 116 nel 2024, ma la loro quota sul totale delle vittime è aumentata. Negli anni Novanta le donne rappresentavano l’11 per cento delle vittime di omicidio. Oggi sono il 35 per cento. Un dato che invita a riflettere.

Furti, rapine e truffe. Per furti e rapine l’andamento segue quello generale. Crescita fino al 2007, calo prolungato, crollo durante la pandemia, ripresa dopo. Le rapine sono tornate a circa 28mila casi l’anno, un livello simile a quello del 1995. I furti restano il reato più diffuso, anche se la loro incidenza sul totale dei delitti è scesa dal 60 per cento del 1999 al 44 per cento del 2024. Il vero cambiamento degli ultimi anni riguarda le truffe e le frodi informatiche. Questi reati sono cresciuti fino a toccare i 300mila casi l’anno e oggi rappresentano il 12 per cento di tutti i delitti denunciati. È la criminalità che si adatta ai tempi.

La percezione e la realtà. I sondaggi rivelano che la paura degli italiani segue, con qualche ritardo, l’andamento reale dei reati. Quando i delitti calano, anche la percezione del rischio migliora. Eppure il legame non è sempre coerente. Al Sud, per esempio, la percezione del pericolo è elevata nonostante i dati registrino meno reati che al Nord. Nelle grandi città metropolitane quasi la metà delle famiglie si sente a rischio, contro il 10 per cento dei piccoli comuni. Questo scarto tra percezione e realtà non è irrilevante. Alimenta il dibattito pubblico, orienta le scelte politiche, e a volte porta a conclusioni che i numeri non supportano.

Cosa ci dicono davvero i dati. Il messaggio dei dati è chiaro. L’Italia è un Paese più sicuro di quanto si pensi, e più sicuro di molti suoi vicini europei. Il tasso di omicidi è tra i più bassi del continente. Le rapine sono inferiori alla media europea. La criminalità organizzata è meno visibile. Allo stesso tempo, alcune tendenze preoccupano. Il miglioramento del decennio scorso si è fermato. I reati informatici crescono. E il fenomeno della violenza sulle donne, pur in un contesto di omicidi in calo, richiede un’attenzione specifica e costante. Leggere i dati con onestà è il primo passo per affrontare i problemi reali, senza cedere alla paura, ma senza nemmeno ignorare ciò che ancora non funziona.