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Dalla “incoronazione” di Trump, il 20 gennaio 2025, agli insulti e alla rottura dei rapporti

Asse Trump-Meloni, una telefonata di 2 minuti porta alla rottura. Sono bastati un telefono e 2 minuti di tempo, per minare i rapporti già traballanti, fra Donald Trump e Giorgia Meloni. La telefonata, andata in onda venerdì scorso nella trasmissione mattutina di LA7, l’Aria che tira, ha visto come protagonista il corrispondente da Washington della trasmissione, Daniele Compatangelo e il Presidente Usa. Compatangelo ha chiesto inizialmente a Trump di parlare delle prospettive di pace nella guerra in Ucraina. Trump seppur rispondendo brevemente sulla questione sollevata, ha poi portato la discussione su Giorgia Meloni, alla luce dell’incontro avvenuto nei giorni prima durante il G7 in Francia.

Il Tycoon ha prima detto che Meloni lo ha “implorato” di avere una foto con lui, poi ha continuato affermando che “potevo dirgli di no” terminando la frase con “but i felt sorry for her”, che nonostante le polemiche sollevate sulla questione dell’effettiva traduzione, si può senza dubbio tradurre con “ma mi ha fatto pena”. La risposta durissima del nostro Premier è arrivata pochi minuti dopo (si vocifera che Meloni abbia interrotto una riunione per lanciare la risposta) con un video diffuso sui social. In 30 secondi la Premier si è detta “francamente allibita” a proposito delle dichiarazioni “totalmente inventate” del POTUS, ha poi continuato affermando la sua perplessità riguardo al comportamento di Trump che secondo lei “non è la prima volta che accade”, nel finale Giorgia Meloni poi si dispiace che il Presidente USA “non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’occidente, i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali, invece, si dimostra molto più accondiscendente”. Il video termina con uno slogan forte rivolto direttamente a Trump (e anche al proprio elettorato): “io, e l’Italia non imploriamo mai”.

Poco dopo, il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato sui social l’annullamento di una missione diplomatica a Miami prevista per il 21-22 giugno. E anche se possa sembrare che sia finita qui, vi sbagliate di grosso, sabato 20 giugno Trump è tornato all’attacco con un post su Truth, il suo social: “Il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha chiesto, più e più volte, una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. Sta andando male in Italia con il suo livello di popolarità, forse perché ha rifiutato gli Stati Uniti d’America, un Paese che ama e protegge veramente l’Italia, quando si è trattato di negare all’Iran l’ottenimento o lo sviluppo di un’arma nucleare (Ma lo ha fatto anche la NATO, a proposito!). Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio o le piste d’atterraggio dell’Italia, un grande inconveniente logistico, e questo nonostante il fatto che gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno per proteggere l’Italia e altri “cosiddetti” alleati NATO. Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto l’Iran militarmente, vuole fare di nuovo amicizia per far salire i suoi “numeri”. No, grazie!!! Presidente DJT

Anche in questo caso la risposta della Premier Italiana non è tardata ad arrivare: «Presidente Trump, questi attacchi continui e immotivati sono insensati. Esserti amica non ha certo aiutato la mia popolarità, che non dipende dal mio rapporto con te. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente quello che ho sempre fatto. È anche quello che ho fatto riguardo alle basi militari americane in Italia. Il loro uso è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato, e che non possono essere violati finché io sarò presidente del Consiglio. L’Italia resta una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerisco di occuparti della tua».

Torna sul tavolo, quindi, la questione Iran, che aveva in precedenza già minato i rapporti tra Meloni e Trump, quando il governo italiano decise di non concedere l’utilizzo della base di Sigonella richiesto dagli Stati Uniti per lanciare gli attacchi verso la Repubblica Islamica, nel pieno rispetto dei trattati. Anche il Papa aveva messo zizzania indirettamente fra i due, pochi mesi fa, quando Trump postò un’immagine controversa che sembrava ritrarlo come Gesù Cristo, subendo una “bacchettata” dal Pontefice, ne era seguito poi un botta e risposta fra Vaticano e Stati Uniti, e a Trump non andò giù il sostegno mostrato da Meloni al Pontefice.

I detrattori di Meloni adesso la accusano di essere stata sempre amica del presidente Usa, nonostante le sue evidenti follie, e le sue dichiarazioni controverse. Ricordiamo che Meloni era stata una dei pochissimi leader europei a presentarsi alla “incoronazione” di Trump, il 20 gennaio 2025, quando gli statunitensi salutarono Biden e accolsero Trump. Meloni poi parlava spesso di volersi affermare come il “ponte” fra Europa e USA, sogno che sembra ormai svanito. Per la Premier la vicenda può essere un’arma a doppio taglio, da una parte, i secolari rapporti atlantici vacillano, in un momento in cui negli States si pensa ad un ritiro progressivo dalla NATO, e la delusione verso gli Europei è ai massimi storici, ma dall’altro, Meloni può trarne un beneficio elettorale, riaffermandosi con un rinnovato spirito sovranista verso il suo elettorato (anche alla luce dell’ascesa vannacciana), e verso il resto della leadership europea, che la vedrà, da adesso in poi come una leader più forte.