Cronaca

Approvata la nuova legge elettorale del governo Meloni, cosa prevede e cosa cambia

L’approvazione del testo finale arriva dopo giorni di polemiche e proteste da parte delle opposizioni. Ora la parola passa al Capo dello Stato.

Il Parlamento approva la nuova legge elettorale. La Camera dei Deputati approva il disegno di legge della nuova legge elettorale con 227 si e 164 no, superato lo scoglio del voto segreto. L’approvazione del testo finale arriva dopo giorni di polemiche e proteste da parte delle opposizioni. Ha provocato un certo scalpore la decisione del governo di porre la questione di fiducia sui primi 3 articoli del DDL. Meloni ha anche minacciato i suoi parlamentari di indire elezioni anticipate in caso di bocciatura della legge. Lo Stabilicum o Melonellum (o “Legge Truffa”, come qualcuno l’ha denominata ricordando la Legge Acerbo del 1923) è la quinta riforma elettorale dal 1993 ad oggi, nessun paese europeo è arrivato a tanto. Ma quindi, come cambiano le regole del gioco?

Premio di maggioranza.

La legge introduce un sistema proporzionale puro, cioè i partiti ottengono il numero dei seggi in un collegio in base alla proporzione con i voti ottenuti dal partito in quel collegio, perciò i collegi uninominali, cioè quei collegi che assegnavano un solo seggio a chi avesse ottenuto più voti, sono stati aboliti. Ciò che dovrebbe rendere un eventuale maggioranza stabile è il premio di maggioranza, che verrà assegnato alla coalizione o partito vincente che ottenga almeno il 42% dei voti. Si parla di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, se nessuno arriva al 42% o se Camera e Senato danno risultati diversi il premio viene annullato e scatterà il proporzionale senza premio. Le soglie di sbarramento rimangono al 3% per le liste e 10% per le coalizioni.

Le preferenze.

Su ogni scheda ci saranno sette candidati, il primo è il capolista bloccato, scelto dalle segreterie di partito, se la lista ottiene almeno un seggio, per lui o lei il posto sarà assicurato. Gli altri sei saranno scelti dagli elettori, chi ottiene più voti si prende un seggio e si va così a scalare fino a quando la lista non avrà più seggi assegnati. L’elettore potrà esprimere fino a 3 preferenze nella lista, ma le preferenze devono essere alternate per genere, quindi o uomo, donna, uomo oppure donna, uomo, donna, in caso contrario solo il primo nome sarà valido.

La raccolta firme.

Un punto che ha fatto molto discutere. La legge aumenta a dismisura le firme necessarie ad una lista che al momento non si trova in parlamento per presentarsi in un collegio, si passa da 1500 a 6000. Per alcune compagini in parlamento ma senza gruppo autonomo rimarranno 1500. E visto che non c’è fine al peggio, le sottoscrizione potranno essere raccolte solamente in modalità cartacea con i fogli vidimati dal Ministero dell’Interno, perciò non sarà possibile raccoglierle digitalmente, come invece è consentito fare con i referendum e i progetti di legge di iniziativa popolare. Questa è una delle introduzioni più contestate e molto probabilmente potrebbe finire sotto l’occhio della Corte Costituzionale.  Ora la parola passa al Capo dello Stato.

Il candidato premier.

Prima delle elezioni, ogni lista o coalizione dovrà indicare un proprio candidato alla presidenza del Consiglio, così facendo i cittadini sapranno in anticipo a quale potenziale premier stanno dando il loro voto, ma soprattutto le grandi coalizioni saranno obbligate a trovare un accordo prima delle elezioni riguardò a quale sarà il volto del leader. Anche questa parte è stata molto contestata, in quanto per molti introduce un “premierato di fatto”, cioè una sostanziale elezione diretta del PdC, limitando di fatto la discrezionalità del Presidente delle Repubblica. La riforma, comunque, afferma che quella dei partiti è solo una “proposta”, la nomina ufficialmente rimane fra le prerogative del Presidente della Repubblica.

Voto fuori sede.

Una buona notizia è che, per la prima volta, chi vive fuori dal proprio comune di residenza potrà votare nel comune in cui è domiciliato temporaneamente da almeno 9 mesi, il periodo scende a 3 mesi per chi si è spostato per motivi sanitari.