La Procura di Roma ha deciso di avviare una delicata indagine per sequestro di persona e tortura in merito alle gravi violenze denunciate dagli attivisti della “Global Sumud Flotilla”. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, è finito anche il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, formalmente iscritto nel registro degli indagati. Oltre alla posizione del ministro, gli uffici della Procura hanno ricevuto una lista dettagliata, redatta dalla fondazione Hind Rajab, contenente i profili di specifici militari israeliani indicati dagli attivisti come i materiali esecutori delle brutalità.
I dettagli emersi dagli esposti contengono dettagli particolarmente drammatici. Le denunce si riferiscono al blocco navale avvenuto in acque internazionali, nei pressi di Creta, ai danni di imbarcazioni umanitarie salpate dalla Sicilia il 26 aprile e intercettate tre giorni dopo. I testimoni raccontano di scariche di taser, colpi esplosi con proiettili di gomma, percosse e sistematiche vessazioni fisiche e psicologiche. Il bilancio medico refarta almeno trentacinque persone con costole fratturate, mentre i legali hanno già formalizzato dodici denunce per violenza sessuale. Viene inoltre segnalata la privazione di farmaci essenziali per i malati e il diniego di prodotti igienici per le donne. Di fronte a questo quadro, i reati contestati potrebbero presto estendersi anche al tentato omicidio.
L’azione della magistratura della capitale non si limita all’ultimo episodio, ma copre anche un precedente assalto contro una prima flottiglia avvenuto lo scorso autunno. Per identificare i responsabili, la Procura aveva predisposto una complessa rogatoria internazionale da inviare a Israele tramite il ministero della Giustizia. Tuttavia, per evitare i prevedibili silenzi diplomatici e accelerare i tempi, l’ufficio giudiziario romano procederà a inoltrare la richiesta di atti in modo diretto.
La reazione del ministro Ben-Gvir è stata immediata e improntata al sarcasmo nei confronti del Paese: attraverso un messaggio sui social network, ha commentato la notizia dell’indagine affermando che «lo stivale è diventato il Paese delle ciabatte». Questa netta presa di posizione ha innescato la ferma replica delle istituzioni italiane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito inaccettabili le violenze contro gli attivisti e ha annunciato di aver chiesto formalmente all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Kallas, di promuovere sanzioni comunitarie contro Ben-Gvir. Una linea di fermezza che ha già trovato il favore di altri partner europei, tra cui Francia e Olanda.
