Un ragno virtuale per curare le fobie: all’università di Pisa arriva “Peter”
Un corridoio digitale, un visore per la realtà virtuale e un ragno gigante ad attendere sul fondo. Si chiama “Peter” ed è la nuova risorsa tecnologica sviluppata dai ricercatori dell’università di Pisa per rivoluzionare la diagnosi e il trattamento dell’aracnofobia e dei disturbi d’ansia. Il progetto, che porta la firma dei bioingegneri del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e degli psicologi del Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica dell’Ateneo pisano, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Communications Psychology” del gruppo “Nature”. La vera forza dello strumento sta nella sua accessibilità: il software è interamente open source e liberamente scaricabile, e mette a disposizione di psicologi e clinici un supporto all’avanguardia per valutare il cosiddetto “evitamento fobico”. Il funzionamento di Peter si basa sulla rielaborazione di un classico test di esposizione clinica, proiettato direttamente nel mondo virtuale.
“Abbiamo costruito uno scenario che espone le persone alle loro paure replicando in realtà virtuale un test usato fin dagli anni ’60, dove i soggetti si trovano in un corridoio al termine del quale c’è un grosso ragno — spiega Sergio Frumento, ricercatore al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione — Ai partecipanti all’esperimento è stato chiesto di avvicinarsi al ragno il più possibile. Questo ci ha permesso di misurare in modo estremamente preciso il tempo impiegato per completare il compito e la velocità della camminata”.
L’esperimento ha coinvolto un campione di 75 partecipanti con differenti livelli di avversione per i ragni. Analizzando nello specifico le traiettorie e i movimenti compiuti per avvicinarsi alla minaccia, gli studiosi sono riusciti a mappare reazioni comportamentali ben distinte.
“Oltre a misurare l’avvicinamento — aggiunge Alberto Greco, docente di bioingegneria — abbiamo introdotto per la prima volta una differenziazione del comportamento evitante in diversi sottotipi. Si tratta di un passaggio molto rilevante sul piano clinico, perché permette di comprendere le sfumature psicologiche del paziente e scegliere di conseguenza il trattamento terapeutico più adatto e personalizzato”. Realtà virtuale e pratica psicoterapeutica: la loro integrazione rappresenta solo la prima tappa di un percorso clinico in evoluzione.
“Il prossimo passo — conclude il professor Greco — sarà quello di integrare il sistema con il rilevamento dei segnali fisiologici, come ad esempio la variazione del battito cardiaco, così da poter valutare in modo ancora più approfondito e oggettivo lo stato di ansia del soggetto durante l’esposizione”.
Per i professionisti del settore e gli operatori sanitari interessati a sperimentare lo strumento nei propri protocolli di diagnosi e terapia, il software sviluppato dai ricercatori dell’Università di Pisa è già disponibile e scaricabile gratuitamente sul web.
