Venti di guerra: la crisi mediorientale si sta saldando sempre più a quella ucraina
Come abbiamo potuto notare dagli ultimi avvenimenti e dai commenti degli analisti militari, che senza dubbio alcuno capiscono più dei politici, questa guerra globale sta assumendo dimensioni drammaticamente preoccupanti. Il fronte di battaglia si avvicina sempre di più. Tutti gli attori sul campo si muovono ormai indipendentemente cercando di perseguire i propri interessi. Tutti tranne noi. La crisi mediorientale si sta saldando a quella ucraina e probabilmente anche il recente tentativo da parte di migliaia di cittadini che dal Marocco sono entrati in territorio spagnolo (per quanto opinabile sia il fatto che la Spagna detenga possedimenti coloniali in Africa) potrebbe far parte di una guerra ibrida orchestrata da chi sappiamo (indovina un po’?…), una guerra nella quale siamo a tutti gli effetti retrovia, visto che per es. ospitiamo soldati dell’IdF in vacanza, oltre che parte in causa. A quanto si apprende dagli analisti di geopolitica il Marocco ha stretto una forte partnership con gli Usa in cambio di assistenza economica (leggi: denaro). Nell’ambito dell’assetto regionale a quanto pare gli Stati Uniti hanno mal digerito la recente visita del premier spagnolo Sanchez ad Algeri. In tutto ciò resta da valutare un possibile coinvolgimento israeliano nella faccenda considerato che il governo socialista spagnolo si trova sotto attacco da parte delle cancellerie di destra.
A questo proposito da cittadino italiano mi vergogno della posizione del nostro governo: si tratta di uno sciacallaggio indegno sulla pelle delle persone che, per qualunque motivo sia stato, indotto o meno da agenti provocatori, hanno perso la vita in mare. La rete di comunicazione globale (leggi: internet) fa sì che tutto questo possa accadere in completa evidenza sotto gli occhi di chiunque abbia una connessione. Tra le varie amenità apprendiamo anche che un contingente italiano di qualche centinaio di uomini è presente in Arabia Saudita con funzioni operative di difesa nel contesto delle alleanze internazionali. L’Arabia Saudita è in aperto conflitto con l’Iran, ne consegue che anche noi siamo in conflitto con l’Iran in barba a qualunque principio dettato dalla Costituzione Italiana. E’ una guerra globale anche perché diversi paesi sia occidentali che dei BRICS hanno collaborazioni in ambito militare con altri paesi, del proprio “blocco” ma non solo; in tal modo alleanze e partnership risultano intrecciate e confuse.
L’Iran nonostante i pesanti danni subiti dal paese in conseguenza dei bombardamenti americani e israeliani ha recentemente preso di mira e presumibilmente distrutto basi militari degli Usa nel golfo oltre che strutture appartenenti alla Cia azzerando di fatto la presenza statunitense nella regione. Schermaglie anche con l’Ucraina: droni di provenienza ucraina hanno colpito una nave iraniana. Per ora sono bastate le scuse dei militari ucraini che hanno parlato di incidente, tuttavia le forze armate iraniane che, come abbiamo già rilevato in precedenza, agiscono seguendo il principio della difesa a mosaico in cui i comandanti locali prendono decisioni indipendenti, restano pronte a rispondere a eventuali provocazioni con attacchi mirati anche sul territorio ucraino grazie anche ai rilevamenti satellitari offerti da Russia e Cina.
Il presidente Trump evocando continuamente un accordo che non c’è ci fa capire che non sa come uscire da questo gran casino, mi scuserete il termine, in cui si è cacciato per seguire un folle come Netanyahu che, se continua su questo piano inclinato, rischia un altro confronto ben più pesante con la Turchia di Erdogan che, forte del ruolo di potenza regionale come paese membro di prima grandezza nell’ambito della Nato dal punto di vista militare e, nella visione presidenziale, legittimo erede dell’impero Ottomano, rivendica a pieno titolo, secondo questa logica, il possesso dei territori che ora sono di Israele. Una differenza sostanziale non da poco rispetto ad altri paesi che “semplicemente” vorrebbero la dissoluzione dello stato di Israele, con qualche ragione considerato che ormai un po’ tutti sappiamo come sono andate le cose nel 1948.
In ultima analisi (si fa per dire) vorrei chiudere con una constatazione piuttosto preoccupante per il futuro delle nuove generazioni. Le stanno preparando alla guerra, non quella che ricordiamo dai filmati della seconda guerra mondiale per nostra Fortuna abbastanza lontani nel tempo ma un tipo di conflitto diverso, in scenario urbano, in cui saranno le stesse armi implementate dall’intelligenza artificiale a decidere il bersaglio da colpire. Una guerra di attrito, com’è stato evocato da più parti, che punta a indebolire il nemico nel lungo periodo colpendone principalmente le risorse per fiaccarne la capacità economica e produttiva mettendo a repentaglio l’esistenza dello stato. La preoccupazione dell’Europa dovrebbe essere quella di restare fuori da questa possibile “guerra infinita” ma non passivamente, al contrario, recuperando un ruolo attivo dal punto di vista diplomatico e se proprio ci si deve armare lo si faccia unicamente per scopi difensivi (e magari affrancarsi dalla Nato) non per preparare un conflitto aperto con la Russia che sappiamo già essere insostenibile, una tragedia da evitare a ogni costo prima che la paura della guerra superi quella per le autorità statali.
