Cronaca

Mondiali 2026, scatta il piano sicurezza più grande della storia dello sport: Usa blindati tra cani robot e droni

Un torneo globale che si preannuncia come il più grande di sempre, ma che inevitabilmente dovrà fare i conti con un clima di allerta senza precedenti. Stasera (11 giugno) prenderanno ufficialmente il via i Mondiali di calcio 2026, una competizione extra-large che vedrà coinvolti tre paesi – Stati Uniti, Canada e Messico –, 48 squadre e ben 104 partite dislocate in 16 città. Una macchina organizzativa gigantesca che, dal punto di vista dell’ordine pubblico, è già stata ribattezzata dalle autorità d’oltreoceano come la gestione di “78 Super Bowl concentrati in appena 39 giorni”.

Dietro le quinte dell’evento sportivo dell’anno, infatti, c’è un dispiegamento straordinario di forze coordinato da Washington. A pesare sui piani di sicurezza sono soprattutto le forti tensioni internazionali, lo spettro del terrorismo, ma anche le nuove insidie legate alla violenza politica interna e alle minacce digitali derivanti dall’uso distorto dell’intelligenza artificiale. Per blindare gli stadi e le aree nevralgiche delle città ospitanti, è scesa in campo una fitta rete che vede collaborare fianco a fianco agenzie federali, polizie locali, FBI e il Dipartimento per la Sicurezza Interna, supportati da società private leader nella sorveglianza tecnologica.

La preoccupazione principale degli investigatori riguarda il controllo dei cieli. L’evoluzione tecnologica vista nei recenti conflitti internazionali ha acceso i riflettori sulla minaccia dei droni. È stata la stessa commissaria della polizia di New York, Jessica Tisch, ad ammettere apertamente che quello dello spazio aereo è l’elemento che più “toglie il sonno” agli apparati di sicurezza. Per questo motivo, sopra gli stadi e le affollatissime “fan zone” verranno schierati avanzati sistemi di intercettazione di ultima generazione: veri e propri quadricotteri speciali capaci di lanciare reti in volo per intrappolare i dispositivi sospetti. Un appalto milionario, affidato alla società Fortem, che si integrerà con il monitoraggio costante e i piani di neutralizzazione immediata messi a punto dalle squadre speciali dell’FBI.
Ma la tecnologia scenderà in campo anche a terra.

Tra i dispositivi previsti ci sono infatti cani robot specializzati nel controllo dei bagagli, tir dotati di apparecchiature a raggi X e migliaia di telecamere intelligenti posizionate nei punti strategici. A Dallas, per superare le barriere linguistiche con i tifosi in arrivo da ogni angolo del globo, gli agenti utilizzeranno bodycam con traduzione simultanea in tempo reale. Massima attenzione anche alla minaccia dei “deepfake”: sono già stati attivati centri operativi congiunti per smascherare in tempo reale video falsi creati per generare il panico in rete.

“Siamo pronti a verificare immediatamente la veridicità di qualsiasi immagine o filmato che mostri incidenti o esplosioni, così da bloccare sul nascere il caos psicologico”, ha spiegato l’agente speciale dell’FBI Amit Kachhia-Patel.
A complicare il quadro c’è poi il nodo dei flussi migratori: la Casa Bianca stima l’ingresso di circa 7 milioni di persone durante il mese del torneo. Una pressione enorme sul sistema di frontiera americano, che metterà alla prova le severe politiche dell’amministrazione Trump.

Proprio il Secret Service sarà chiamato a un lavoro straordinario per garantire la protezione dei leader stranieri e dello stesso Donald Trump, che ha già annunciato la sua presenza sugli spalti. Un’operazione definita “complicata” dal segretario alla Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, anche a causa di una carenza d’organico che vede il servizio segreto sotto di circa 860 agenti. I preparativi, d’altronde, vanno avanti da mesi con simulazioni estreme di sparatorie di massa e attacchi nei centri urbani. L’obiettivo strategico resta comunque quello di far parlare solo lo sport. A riassumere lo spirito della task force governativa è Andrew Giuliani: “Se faremo bene il nostro lavoro – ha detto –, nessuno parlerà della sicurezza”.