Cronaca

Lucca, carrelli lanciati nel parcheggio dalle rampe, il monito del Cddu: “Non sono bravate giovanili ma atti gravi”

Secondo il Cnddu, far scivolare oggetti pesanti lungo una rampa utilizzata da persone e automobili rappresenta una condotta potenzialmente molto pericolosa. L’assenza di conseguenze più gravi, sottolinea il Coordinamento, non riduce la gravità del comportamento.

L’episodio avvenuto a Lucca, dove alcuni giovanissimi avrebbero lanciato carrelli lungo le rampe di accesso al parcheggio interrato di un centro commerciale, riaccende l’attenzione sul tema dell’educazione alla responsabilità. Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu) interviene sulla vicenda, sottolineando la necessità di non liquidare quanto accaduto come una semplice bravata o come una conseguenza della noia estiva. Secondo il Cnddu, far scivolare oggetti pesanti lungo una rampa utilizzata da persone e automobili rappresenta una condotta potenzialmente molto pericolosa. L’assenza di conseguenze più gravi, sottolinea il Coordinamento, non riduce la gravità del comportamento.

Anche la definizione di “gioco”, secondo i docenti, rischia di minimizzare l’accaduto. Il divertimento non può trasformarsi in danneggiamento di beni o in azioni capaci di mettere a repentaglio l’incolumità altrui. La giovane età dei protagonisti richiede certamente equilibrio nella valutazione, ma non può diventare un motivo per ignorare il problema. Proprio da questo episodio, il Cnddu sviluppa una riflessione più ampia sul ruolo educativo degli adulti e sulla capacità dei ragazzi di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Il ruolo della famiglia. Per il Coordinamento, uno degli aspetti da approfondire riguarda il rapporto tra giovani e famiglia. In alcune situazioni, viene evidenziata una possibile fragilità del dialogo tra genitori e figli, accompagnata da una conoscenza meno costante delle loro attività, delle frequentazioni e delle modalità con cui trascorrono il tempo libero.

Il Cnddu precisa però che non è possibile formulare giudizi generalizzati sulle famiglie, molte delle quali affrontano quotidianamente difficoltà sociali, economiche e lavorative. Essere genitori, tuttavia, non significa soltanto offrire protezione e opportunità. Significa anche stabilire regole, fissare limiti, verificare i comportamenti e intervenire quando emergono segnali di irresponsabilità. Secondo il Coordinamento, quando la presenza educativa della famiglia si indebolisce, la scuola non può automaticamente assumersi il compito di colmare ogni vuoto.

Scuola e famiglia devono collaborare. La scuola è chiamata a svolgere la propria funzione formativa, ma per farlo ha bisogno di un rapporto solido con le famiglie. L’alleanza educativa, secondo il Cnddu, diventa particolarmente importante quando un ragazzo viene chiamato a rispondere di un comportamento scorretto. Difendere un figlio, infatti, non dovrebbe significare sottrarlo alle conseguenze delle proprie azioni. Al contrario, accompagnarlo nella crescita significa aiutarlo a riconoscere l’errore, comprenderne gli effetti e assumersi le proprie responsabilità. Il tema riguarda anche la quotidianità scolastica. Danneggiamenti di banchi, servizi, laboratori, dispositivi tecnologici e spazi comuni non possono essere considerati episodi di scarsa rilevanza. Dietro ogni bene danneggiato ci sono risorse economiche, lavoro e persone che devono occuparsi del ripristino. Minimizzare questi comportamenti, secondo il Coordinamento, rischia di trasmettere ai giovani l’idea che ciò che appartiene alla collettività possa essere utilizzato senza rispetto.

Comprendere non significa giustificare. Per il Cnddu, una comunità educativa efficace deve saper ascoltare i ragazzi e cercare di comprendere le ragioni dei loro comportamenti, senza però rinunciare a stabilire confini chiari. La risposta a episodi di questo tipo non dovrebbe essere esclusivamente punitiva o umiliante, ma deve favorire una concreta assunzione di responsabilità. Quando un comportamento provoca intenzionalmente un danno, è importante che chi lo ha commesso possa comprenderne le conseguenze e, quando possibile e nelle forme previste, confrontarsi anche con la necessità di ripararlo.

Il Coordinamento invita inoltre a non attribuire automaticamente alla noia episodi di vandalismo. La noia può rappresentare una circostanza, ma non costituisce da sola una spiegazione sufficiente. Esiste sempre un momento nel quale si sceglie se oltrepassare o meno un limite. È proprio in quello spazio tra impulso e scelta che, secondo il Cnddu, devono intervenire famiglia e scuola, ciascuna con le proprie responsabilità, ma attraverso un messaggio educativo coerente.

L’appello al mondo adulto. Saranno naturalmente le autorità competenti ad accertare l’esatta dinamica dei fatti di Lucca e le eventuali responsabilità individuali. Sul piano educativo, però, il Cnddu ritiene necessario ribadire un principio: danneggiare beni e creare deliberatamente situazioni di pericolo non è un gioco e non può essere normalizzato come una semplice espressione dell’età. L’episodio, dunque, non riguarda soltanto i giovani coinvolti, ma interpella direttamente il mondo degli adulti. Famiglia e scuola non possono essere lasciate sole e devono recuperare una reale corresponsabilità educativa. Ai ragazzi, conclude il Coordinamento, devono essere garantiti ascolto, fiducia e possibilità di crescita, ma anche regole chiare e conseguenze coerenti. Educare significa infatti anche avere il coraggio di dire che un comportamento è sbagliato prima che sia un danno più grave a dimostrarlo.