L’editoriale

Caro carburante, il gasolio verso i 3 euro al litro: “Sono aumenti francamente insostenibili”

"La conseguenza per noi di questa rivoluzione epocale sarà passare idealmente attraverso le forche caudine, trascinati a fondo dal nostro scomodo “alleato” d’oltreoceano, se l’Italia non cambia completamente e velocemente prospettiva".

Ancora più di 2 euro al litro per benzina e diesel sulla nostra rete stradale a quanto rilevato dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit che ha tenuto conto del prezzo medio al self service. Peggio ancora va in autostrada come ha potuto constatare di persona chiunque abbia intrapreso anche un breve viaggio in particolare nei mesi di luglio e agosto. Il Codacons denuncia che in alcuni casi i carburanti come il Supreme diesel, che dovrebbe essere un gasolio di qualità migliore, hanno infranto la soglia critica dei 3 euro al litro. La preoccupazione espressa dall’associazione per i diritti dei consumatori è che questo possa diventare un futuro riferimento per le compagnie petrolifere. A pesare anche sui rincari il periodo di ferie durante il quale i gestori dei rifornimenti e le compagnie paiono mettersi d’accordo nel mantenere alti i prezzi medi per speculare sul momento di intenso traffico.

Al danno per gli automobilisti poi si aggiunge la beffa: recentemente alcune operazioni di controllo della Guardia di Finanza nei confronti delle stazioni di servizio, sollecitate da un aumento sospetto di riparazioni meccaniche nelle officine, hanno rilevato diverse irregolarità la più dannosa delle quali risulta essere il carburante annacquato che ovviamente produce guasti ai motori. Piangono i consumatori con le tasche sempre più al verde e che vedranno aumentare qualunque tipologia di merce in quanto l’autotrasporto – e non solo – si regge proprio sul diesel. Non vorrei apparire esagerato ma vengono in mente scenari post apocalittici alla Mad Max, il road movie che lanciò Mel Gibson (non so se avete presente), con un pizzico di Idiocracy, il demenziale film del 2006 dal titolo alquanto esplicativo.

Aumenti francamente insostenibili e si può supporre non del tutto giustificati dalla situazione internazionale che comunque ha un peso. Il governo italiano con l’operazione “sconticino” ha risolto proprio un bel nulla e ora altro che rimandato a settembre, rischia una sonora bocciatura alle prossime elezioni e vorrei aggiungere è auspicabile che questi aumenti servano almeno a mandarli a casa dopo tutti i disastri di carattere politico che hanno combinato che hanno una pesante ricaduta sull’economia e sulla tenuta sociale del paese. E sì, perché la vicinanza agli USA è diventata troppo ingombrante e non ci permette di avere sufficiente spazio politico di manovra per implementare un piano energetico nazionale che sia economicamente sostenibile. Dobbiamo sottrarci al loro abbraccio mortale per cui paghiamo per es. il gas degli USA molto di più rispetto ad altri fornitori (leggi Russia) con i quali avevamo contratti assai più vantaggiosi. Da notare che la magistratura tedesca, prove alla mano, ha riconosciuto la responsabilità ucraina nel sabotaggio del gasdotto North Stream che trasportava il gas dalla Russia alla Germania.

La crisi ucraina è stato il primo segnale negativo in questo senso, il fiume di denaro che è affluito verso Kiev la prima botta per l’Europa depauperata da welfare, sanità pubblica, servizi essenziali e “costretta” dagli Stati Uniti a fornire armamenti e personale militare al posto loro che non hanno alcuna intenzione di entrare in un conflitto aperto con la Russia. La guerra con l’Iran sospinta da Israele nella quale – ahinoi – l’Italia ha un ruolo di secondo piano – forse di terzo ma non per questo meno imbarazzante – è stata la botta finale considerato che gli USA con questa azione dissennata (per noi) hanno tentato di scaricare la loro crisi sul sistema economico internazionale riuscendo in parte nell’intento ma così facendo hanno provocato la reazione della Repubblica Islamica che, messa alle strette, ha fatto valere il proprio diritto territoriale sullo stretto di Hormuz e difficilmente tornerà indietro. Ormai abbiamo capito tutti che si tratta di un passaggio marittimo molto importante per gli scambi economici ed energetici internazionali che risultava essere di pertinenza degli USA e che ora è passato di fatto – e giustamente – sotto controllo iraniano.

Molti di voi non ricorderanno lo shock petrolifero del 1973 dovuto alla guerra del Kippur tra Siria ed Egitto contro Israele… io sì. Il costo della benzina schizzò alle stelle e la domenica si circolava a targhe alterne (pari o dispari a seconda dei casi) a causa della mancanza di carburante ed evidentemente per risparmiare. Molto spesso ci scambiavamo le auto con i parenti per avere all’occorrenza una certa libertà di movimento. Erano i tempi, ne abbiamo già accennato diverse volte, in cui venne creato quel mostro chiamato petrodollaro per cui le monarchie del golfo Persico (protettorati per non dire dirette emanazioni degli USA) decisero di far pagare il petrolio in dollari agganciando così la moneta statunitense alla maggior parte degli scambi internazionali. Oggi quell’ordine è stato messo in seria discussione, come abbiamo già avuto modo di notare diversi paesi hanno implementato gli scambi commerciali attraverso l’uso di altre monete (leggi Yuan) e altri sistemi di scambio. La conseguenza per noi di questa rivoluzione epocale sarà passare idealmente attraverso le forche caudine, trascinati a fondo dal nostro scomodo “alleato” d’oltreoceano, se l’Italia non cambia completamente e velocemente prospettiva rispetto al proprio posizionamento internazionale e quindi al proprio destino, nella speranza di vedere la luce di un nuovo giorno per questo paese.