Polvere di stelle

L’Odissea, “Un film non è un libro, bisogna sempre tenere separati i due piani artistici”

La recente riduzione cinematografica dell’Odissea ha provocato un mare di polemiche, sia per la scelta del cast che per alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa dai protagonisti, polemiche che volente o nolente hanno sollevato un’ondata d’interesse verso la pellicola di Nolan, il che può far supporre che dietro questa operazione possa esserci una precisa strategia di mercato. Ma tralasciando questo aspetto, lungi da me giudizi a priori su un film che non ho visto. In ogni caso terrò presente alcune critiche che ho letto a riguardo rilasciate da studiosi piuttosto ferrati sulle questioni storiche legate all’opera di Omero. Non sono nemmeno nella posizione per fare dell’accademia, cosa che a Fortuna piacendo non mi compete. Mi limiterò ad alcune osservazioni generiche, ma spero non superficiali, sulla base delle opinioni che ho letto e ascoltato sul film tenendo sempre presente il contesto di cultura pop entro il quale si collocano questo genere di pellicole. Credo di averlo già scritto ma a Hollywood ci tengono a fare la parte degli eroi epici – pur non avendone le caratteristiche morali – e nonostante Nolan sia britannico cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia: anche questo genere di film va inquadrato nella propaganda “soft power” dell’anglosfera.

Partiamo dal presupposto che l’Odissea non è Il Trono di Spade. Chiunque sia stato Omero è chiaro che non stava scrivendo un’opera di fantasia ma, relativamente alle credenze dell’epoca, ciò che egli pensava onestamente essere la realtà del mondo circostante, mostri e divinità comprese. Viceversa gli autori contemporanei che hanno affrontato il racconto epico anche con pregevoli risultati erano perfettamente consapevoli di creare ex novo mondi fantastici nei quali ambientare le proprie storie a metà strada tra un passato romanzato e spesso idealizzato, la percezione collettiva dei fatti storici e la libera interpretazione dell’autore, con qualche elemento in più di aderenza alla realtà storica nel momento in cui quest’ultimo si sia avvalso di consulenze attendibili. E’ altresì chiaro però che qualunque opera che contenga un racconto per così dire morale o che traccia lo spirito dei tempi viene inevitabilmente sottoposta a revisione per adattarsi ai nuovi contesti culturali legati alle generazioni che si susseguono. Vale per Nolan come per Walt Disney. Certo l’Odissea non è una fiaba, per la quale questo processo di adattamento e riscrittura è del tutto normale, e tuttavia ci sta reinterpretare il mito tenendo presente che, documentari a parte, il cinema è essenzialmente finzione e intrattenimento: si può godere della visione di un film senza l’assillo dell’aderenze storica o al testo originale, per questo è sempre meglio assumere un atteggiamento disincantato a riguardo.

Altra cosa primaria da tenere presente: un film non è un libro, per quanto la maggior parte delle opere cinematografiche si ispirino a opere letterarie occorre sempre tenere separati i due piani artistici. Quando leggi un libro sei tu che immagini i personaggi, gli scenari, le azioni ecc… nel film invece quello che vedi è il punto di vista del regista, persona che quasi mai coincide con l’autore del testo originale e anche in questo caso il discorso non cambierebbe. Inoltre nessun film è un fatto storico ma al massimo lo descrive attraverso una ricostruzione sommaria e parziale dello stesso. Anche quando il regista tratta di un episodio realmente accaduto dietro c’è sempre una metafora sul presente. Il cinema agisce nella contemporaneità anche quando tratta del passato, ma non batte mai la realtà.

Alcune delle più aspre polemiche sollevate in rete dagli utenti (per quanto almeno la metà di queste sono ormai generate da bot) riguardano l’esclusione di alcuni personaggi come Nausicaa ma soprattutto l’origine etnica di alcuni protagonisti, in particolare viene contestato il ruolo di Elena assegnato all’attrice messicana di origine africana Lupita Nyong’o che a sua volta non ha mancato di rilasciare incaute dichiarazioni sul ruolo delle donne nell’opera di Omero a sua detta poco rilevante. Chiunque abbia una infarinatura scolastica dell’Odissea e delle sue protagoniste può facilmente dedurre che non è vero. Tutto ciò, da una parte e dall’altra, scaturisce dalla mancata comprensione del periodo in cui fu scritta l’Odissea. Relativamente a Elena “dalle bianche braccia” ci può stare che la scelta della protagonista dalla carnagione nera possa non rispecchiare il racconto omerico e tuttavia non è affatto improbabile che nelle popolazioni che noi definiamo come antichi greci ci fossero persone dalla pelle scura di origine africana così come c’erano sicuramente persone dai capelli biondi – Achille è descritto così – per quanto non rappresentavano la maggioranza.

Per quello che riguarda l’esclusione di personaggi o episodi fondamentali per comprendere l’opera nella sua interezza vi rimando e mi rimando a una lettura approfondita del testo originale: solo accedendo alle fonti primarie, escludendo possibilmente introduzioni critiche, si può cogliere interamente l’essenza di un’opera letteraria la cui riduzione cinematografica può servire come introduzione. Va da sé che per quanto lungo possa essere un film è davvero difficile farci stare tutti gli episodi di un’opera complessa, rispettare la conseguenza temporale e il rigore filologico di dialoghi, ambientazioni, costumi ecc… Un film va preso per quello che è ovvero finzione e spettacolo anche se in Italia da sempre c’è la presunzione di attribuire eccessivo valore didattico alle pellicole: ormai quasi un secolo fa dal balcone di palazzo Venezia il duce del fascismo sosteneva che “il cinema è l’arma più forte” con riferimento alle potenti possibilità propagandistiche offerte dalla macchina da presa.

Tornando a noi secondo la critica più accreditata alcune vecchie pellicole in bianco e nero dell’Odissea con tutti i limiti e le ingenuità del caso conservano intatto lo spirito dei pochi episodi trattati. Vale anche la pena ricordare l’Ulisse di Mario Camerini, interpretato da Kirk Douglas, non per la correttezza dei contenuti ma perché fu il kolossal che, dopo l’esplosione creativa del neorealismo, doveva rilanciare il grande cinema storico italiano nel secondo dopoguerra. Dal punto di vista della tecnica cinematografica interessante la serie di flash back che dipanano il racconto conducendo lo spettatore verso il muscolare scontro finale di Ulisse con i proci. Per molti la migliore Odissea resta la suggestiva riduzione televisiva di Franco Rossi trasmessa dalla RAI alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso con l’attore jugoslavo Bekim Fehmiu nei laceri panni di Ulisse. Nonostante la poca accuratezza dei costumi e diversi episodi mancanti, la critica ne sottolinea l’aderenza al testo omerico. Notevole anche il Polifemo realizzato da Mario Bava, mago degli effetti speciali e padre dell’horror italiano, motivo in più per farne un vero e proprio cult.