Cronaca

Intelligenza artificiale, lo sviluppo accelerato e senza freni pone domande e dubbi

Così come il fuoco, che ha dato una svolta decisiva al destino della nostra specie, può servire per cucinare o per dare alle fiamme intere città lo stesso ragionamento può essere applicato all’uso dell’intelligenza artificiale.

L’allarme lanciato nemmeno troppo recentemente da alcuni ex dipendenti delle big tech responsabili dello sviluppo della Ia dovrebbe farci saltare dalla sedia invece c’è disinteresse, poca informazione a riguardo e parecchio scetticismo rispetto alle preoccupazioni espresse dal personale delle grandi aziende tecnologiche che ha scelto di licenziarsi rinunciando a stipendi pagati profumatamente per non essere più complice del gioco al massacro connesso alle applicazioni dell’intelligenza artificiale. In molti casi si tratta di sviluppatori, professionisti altamente qualificati che hanno contribuito a creare la aA. Ma di che stiamo trattando? In sostanza le previsioni più fosche che si basano su modelli e simulazioni paventano nei prossimi anni uno scenario alla “Terminator” in cui le macchine “intelligenti” potrebbero prendere il controllo e decidere di eliminarci.

Ci troviamo a un bivio nella storia dell’umanità (la storia non è per nulla finita come qualche studioso poco avveduto aveva teorizzato a inizio secolo) per quello che riguarda l’economia, la politica e – ahinoi – i conflitti soprattutto per le questioni legate alla gestione dell’intelligenza artificiale le cui applicazioni in campo militare non possono fare altro che destare gravi preoccupazioni perché già oggi in alcune occasioni sono i droni e i missili a scegliere il bersaglio da colpire senza diretto intervento umano se non quello relativo all’inserimento dei dati nel sistema che facilmente possono risultare errati con conseguenze prevedibilmente catastrofiche.

Ogni giorno che passa è un livello in più per quello che riguarda l’addestramento delle varie IA che continuano incessanti ad acquisire dati avvicinandoci pericolosamente al possibile punto di rottura. Prometeo, Frankenstein, Intelligenza Artificiale… in prospettiva si può rilevare una connessione tracciando una linea ideale che parte dal fuoco rubato agli dei per restituirlo agli uomini e passa dalla creatura del dottore, il mostro che compie il male inconsapevolmente, per arrivare finalmente alla IA. Così come il fuoco, che ha dato una svolta decisiva al destino della nostra specie, può servire per cucinare o per dare alle fiamme intere città lo stesso ragionamento può essere applicato all’uso dell’intelligenza artificiale.

Bellissima e suggestiva una recente manifestazione in Polonia di alcune decine di robot animati dalla Ia che chiedevano regole più stringenti per il settore della robotica e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rilasciando addirittura dichiarazioni alla stampa presente. Dietro l’organizzazione di questo genere di eventi per ora ci sono ancora – e per fortuna – delle persone, ma fino a quando? Tra le righe è interessante notare che il termine robot fu coniato un centinaio di anni fa proprio nell’est Europa dallo scrittore ceco Karel Čapek mutuandolo dalla parola robota che significa lavoro. In base all’etimologia si suppone che il compito principale degli androidi dovrebbe essere quello di supportare la vita umana invece che metterla in pericolo. Per questo lo scrittore di origine russa Isaac Asimov (anch’egli curiosamente est europeo) aveva formulato e promulgato le tre leggi della robotica, ma vediamo quali sono nello specifico:

Legge 0. Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

Come possiamo notare la legge Zero è un postulato che è stato aggiunto in seguito. A mio parere queste semplici leggi andrebbero implementate in tutti i sistemi IA; non sono speculazioni da autori di fantascienza in cerca di nuovi lettori, stiamo trattando di un intellettuale di alto livello che si è posto il problema prima che si manifestasse all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale la quale notoriamente ci mette un bel po’ a realizzare. La missione del genio è portare alla luce quello che altrimenti risulta invisibile.

La gente dovrebbe preoccuparsi di questo oltre che del prezzo della benzina, non per altro, ma perché un giorno potrebbe non esserci più la possibilità di usarla quella benzina… Inoltre anche se abbandoniamo la paranoia di derive alla Terminator e restiamo semplicemente nell’ambito del discorso relativo alla riorganizzazione del lavoro possiamo rilevare diverse criticità date dalla velocità con cui procede lo sviluppo della IA che inevitabilmente si lascerà dietro moltissime persone impossibilitate per un motivo o per un altro ad aggiornarsi con gravi ricadute per la tenuta sociale. E’ paradossale poi il fatto che in moltissimi ambiti lavorativi i dipendenti stiano addestrando per conto delle aziende la IA che prenderà il loro posto… Chiamatelo karma o come volete, forse sviluppare e mettere a disposizione di chiunque certe tecnologie è stato come consegnare la valigetta con i codici nucleari a un branco di scimmie nella speranza che giocandoci non provochino l’irreparabile.