Cronaca

Bambino costretto a pulire stalla e ovile dopo essere stato picchiato senza pietà dal padre: salvato dalla sua prof

Quando l’orrore è in casa. Una banale domanda sulla festa del papà ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di violenze sistematiche, sopraffazione fisica psicologica. Angelo (nome di fantasia), un bambino che oggi ha quasi 13 anni, avrebbe vissuto per anni come un invisibile schiavo domestico all’interno di una famiglia apparentemente normale del Montebellunese (Treviso). Giovedì quell’orrore è approdato in un’aula di tribunale a Treviso dove i genitori – una coppia di cinquantenni italiani – devono rispondere della pesante accusa di maltrattamenti in famiglia in concorso. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Romanelli e condotta dai carabinieri di Montebelluna, era scattata a fine marzo del 2025. Qualche giorno prima, il 19, in occasione della festa del papà, l’insegnante di sostegno del bambino, che al tempo frequentava la prima media, gli aveva chiesto se avesse preparato un pensiero per il genitore. La reazione del piccolo l’ha però gelata: con un pianto irrefrenabile Angelo ha confessato che lui quel giorno non fa festa e di subire percosse continue da parte di un padre definito «cattivo».

Così è stata informata la preside ed è subito scattato il protocollo di tutela che ha portato anche all’audizione protetta del minore, avvenuta nei locali della scuola. Angelo avrebbe descritto agli inquirenti un’esistenza scandita dai ritmi della stalla di famiglia piuttosto che da quelli della scuola. Ogni mattina, alla prime luci del giorno, veniva costretto ad alzarsi per accudire il bestiame e pulire un ovile. Copione che si ripeteva identico nel pomeriggio, subito dopo il rientro da scuola, impedendogli di fatto di dedicarsi ai compiti o al gioco. E al minimo cenno di stanchezza o per banali dimenticanze sarebbero scattate le punizioni fisiche: il padre lo avrebbe picchiato regolarmente utilizzando anche una cintura come frusta, colpendolo con violenza inaudita.

Un clima di terrore che sarebbe stato alimentato anche dai fratelli maggiori, che stando alle parole di Angelo lo avrebbero «battuto» spesso. Qualche settimana prima della confessione, il bambino si era presentato in classe con una profonda ferita sulla guancia: prima avrebbe parlato di un gesto violento con una forca da parte di un fratello e poi aveva raccontato una caduta in bicicletta. La famiglia era conosciuta in paese e gli altri figli, che avevano frequentato lo stesso istituto scolastico di Angelo, non avevano mai palesato segnali di disagio se non una marcata iperattività. Così all’inizio il racconto del ragazzino aveva sollevato più di un dubbio, spazzato via, però, dai riscontri oggettivi. La svolta nelle indagini è arrivata con le intercettazioni ambientali e le riprese video installate segretamente dai Carabinieri all’interno dell’abitazione. I filmati avrebbero immortalato una realtà quotidiana degradante: il padre che alzava la voce, bestemmiava e colpiva Angelo con tale forza da indurlo a pianti disperati, intimandogli poi il silenzio per evitare ulteriori «lezioni».

Documentato anche il ruolo della madre, rimasta spettatrice inerte e silenziosa delle sevizie, senza mai intervenire in difesa del figlio o denunciare le brutalità del marito. Il calvario è terminato ai primi di maggio del 2025 quando l’ennesimo episodio di violenza ha spinto i militari a intervenire con l’arresto dell’uomo e l’allontanamento immediato del minore. Angelo è stato trasferito in una struttura protetta dove nel corso di quest’ultimo anno ha iniziato un faticoso percorso di recupero. Secondo quanto emerso il ragazzino è tornato a sorridere e ha ripreso i contatti con i vecchi compagni di classe e con l’insegnante che, con una semplice domanda, lo ha salvato da quell’orrore. Il processo a carico dei due cinquantenni (il padre è assistito dall’avvocato Silvia Biscaro), entrato nel vivo della fase dibattimentale, è stato rinviato al 15 ottobre. In quella data il collegio giudicante potrebbe emettere la sentenza dopo aver analizzato il voluminoso materiale probatorio raccolto dai carabinieri, fatto di file audio e video che non lascerebbe spazio a dubbi sulla natura del trattamento riservato al piccolo Angelo.

(Fonte Corriere della Sera)