Legge elettorale, il Senato approva le “preferenze”, 3 su 6, e con i capilista bloccati
Contrariamente a quanto successo poche settimane fa a Montecitorio, ieri la maggioranza ha approvato in Senato un emendamento che introduce nella nuova legge elettorale il meccanismo delle preferenze con i capilista bloccati. I sì sono stati 97, i contrari 67 e solo 2 gli astenuti. Questa legge reintrodurrà parzialmente le preferenze dopo 21 anni di liste bloccate, introdotte dalla Legge Calderoli (Porcellum) nel 2005 e mai più abbandonate. Gli elettori potranno esprimere fino a 3 preferenze con alternanza di genere con una croce segnata accanto ai nomi che preferiscono all’interno della scheda. Eliminata invece la quota di genere 60-40 per i capolista prevista dalla legge elettorale attuale (Rosatellum).
E’ stato affossato dalla maggioranza, invece, il sub emendamento a firma Dario Parrini (PD) che avrebbe introdotto a tutti gli effetti un sistema di preferenze puro senza compromessi. “Agguato” delle opposizioni che ha generato uno scontro interno alla maggioranza ma che si è risolto con la decisione di rimanere compatti e la scelta di una soluzione mista.
La storia alla camera fu diversa, infatti le opposizioni beffarono il governo mentre si stava approvando un provvedimento molto simile a questo, richiedendo il voto segreto, quindi permettendo ad alcuni parlamentari di maggioranza di sfuggire al controllo dei partiti e votare come meglio credevano. Il risultato fu 148 contrari e 147 favorevoli che determinò il crollo dell’emendamento che scosse le forze di governo.
Per quanto riguarda la questione del ballottaggio, è stato ufficialmente ritirato l’emendamento che lo avrebbe inserito in caso di raggiungimento del 38% di 2 coalizioni o partiti. Potrebbe aver influito molto la possibile dichiarazione di incostituzionalità di una norma del genere. I leader di FdI, Lega e FI hanno preferito non rischiare. Perciò la votazione sarà a turno unico senza ballottaggio, resta in vita il premio di maggioranza alla coalizione o partito vincente che superi almeno il 42% dei voti.
Ha fatto molto discutere l’inserimento di una norma a prima firma Zedda (FdI), che ha innalzato drasticamente il numero di firme necessarie per un partito o lista non parlamentare per candidarsi alle elezioni. Si è passati da un arco di 1500-3200 firme a seconda della circoscrizione a 3000-7000, se si sommano i collegi di Camera e Senato un partito extraparlamentare deve raccogliere più di 700.000 firme per potersi candidare in ogni collegio, e assurdamente le sottoscrizioni non potranno essere raccolte tramite strumenti digitali, come già è possibile per le firme utili a referendum e proposte di legge di iniziativa popolare, ma dovranno essere apportate fisicamente sui moduli cartacei prontamente vidimati.
Lo Stabilicum potrebbe ottenere l’approvazione finale dal Senato martedì 15 settembre, per poi tornare alla Camera il 28 settembre per l’eventuale approvazione definitiva, che consegnerebbe agli italiani la 5° legge elettorale degli ultimi 25 anni. L’iter continua, si vedrà.
