Cronaca

Marco Poggi: “Alberto Stasi colpevole, Andrea Sempio innocente”

Marco Poggi, per la prima volta dall’omicidio di sua sorella Chiara, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ha deciso di parlare in televisione, a Quarto Grado, in onda su Rete 4 la sera del 5 giugno. “Mi sono sempre creato una bolla”, dice nell’intervista esclusiva, uscendo da 19 anni di silenzio. Quello che più lo ha ferito di recente, spiega, è “ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara: se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque”. Su Alberto Stasi, fidanzato della sorella e finora unico condannato per l’omicidio, dice: “Ero convinto che fosse innocente. Era proprio l’ultima persona che volevamo potesse essere stato”. Gli elementi della nuova inchiesta su Andrea Sempio, suo amico di lunga data, per Marco Poggi non sono invece convincenti: “Siamo convinti che Alberto Stasi è colpevole e convinti che le ultime sentenze a cui siamo arrivati nei processi siano la verità”.

“Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara”, ha detto Poggi, “le cose che mi hanno ferito di più alla fine sono quelle un po’ che riguardano Chiara e il voler rovinare il suo ricordo”. Il giovane è stato sentito nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia che accusa Sempio: “Si è iniziato a parlare anche di me, a fare ipotesi. Sai che non puoi farci niente, però…Essere accusato di essere coinvolto mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste”. E sulla sua famiglia ha aggiunto: “Ci siamo tornati dentro, forse più di prima. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”.

“Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro”, ha sottolineato ancora Marco Poggi nella sua intervista. Poi, sempre sulle nuove indagini, ha aggiunto: “Essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente ‘So che siete convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire questa indagine’. Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure, però, penso come segno di rispetto e umanità, me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo”.

Nemmeno le intercettazioni ambientali raccolte su Sempio fanno cambiare idea a Marco Poggi: “La mia reazione a caldo è stata quella di incredulità e di non riuscire a trovare un nesso. Quel giorno sono uscito abbastanza confuso e anche con il pensiero di ascoltare questi audio e di capire qual è la spiegazione – ha detto -. Li ho sentiti in queste settimane e onestamente rimango dell’idea che mi sono fatto. Non ci vedo quell’interpretazione e non riesco proprio a sentire ed essere sicuro che vengano dette determinate parole. Non sono io che devo giudicare, quindi ci sarà qualcuno che lo farà. Aspettiamo di sentire quale sarà il giudizio finale”. Sempio ha raccontato anche la reazione avuto quando gli venne mostrata l’impronta 33, per gli inquirenti riconducibile a Sempio, che si trova sul muro della scala che conduce alla cantina dove è stata trovata la vittima: “Mi hanno mostrato una foto” dicendo che “era di Andrea Sempio. Me l’hanno fatta vedere che era rossa…pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato un po’ uno shock per come me l’hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio. Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L’ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa (…) A caldo, la risposta che avevo dato è che mi sembra impossibile che sia stato lui. È ovvio che un’impronta insanguinata diventi difficile da spiegare”, conclude Marco Poggi. Le analisi del 2007 del Ris escludono che sia sangue, il colore rosso era il reagente della ninidrina, e i consulenti di Sempio escludono che la traccia sia riconducibili all’indagato.

(Fonte Sky tg 24)