Cronaca

Il capo dello Stato, la Festa della Repubblica del 2 giugno e il no alla guerra e alla violenza

Oggi la parata ai Fori Imperiali a Roma all’interno delle celebrazioni ufficiali. La memoria viva degli ultimi 80 anni, la preoccupazione per le guerre che colpiscono la popolazione civile in Libano, in Iran, in Ucraina e la speranza per il futuro. La vigilia di Sergio Mattarella ha visto alternarsi parole e sentimenti apparentemente contrapposti e l’immagine che li racchiude tutti ritrae il presidente della Repubblica abbracciato alla piccola Sofia, che la sua guerra la combatte contro il cancro. La bambina di 8 anni che giorni fa ha emozionato l’Italia, stringendo la mano di Sinner agli Internazionali di tennis di Roma, ieri si è lanciata tra le braccia del capo dello Stato e lo ha commosso col suo sorriso contagioso. Il presidente, che ieri con la figlia Laura ha accolto 1.500 persone nei giardini del Quirinale, disabili, fragili e volontari delle associazioni, stasera aprirà la festa organizzata (per la prima volta) fuori dal palazzo. Uno show di due ore, a partire dalle 21.15, in diretta su Rai Uno. Nel titolo, «I volti della Repubblica», c’è l’impronta che Mattarella ha voluto dare a questo 2 Giugno: una festa «di popolo», dove ogni cittadina e cittadino possa sentirsi protagonista. Nel 1946, quando le donne votarono per la prima volta e l’Italia scelse la Repubblica, il nostro Paese ha vissuto una «autentica svolta democratica», che ha consentito a una nazione uscita a pezzi dalla Seconda guerra mondiale di risorgere, anche grazie ai principi scolpiti nella nostra Costituzione: pace, libertà, democrazia e giustizia sociale. Una bussola che deve continuare a guidarci, anche ora che nuovi drammatici conflitti insanguinano il mondo e mettono a rischio l’Europa.

Il presidente richiama le «solide fondamenta» della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali, «irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo» e la scelta di aderire alla Ue, all’Alleanza atlantica e alle Nazioni unite. Organismi che, assieme alle Corti internazionali, sono «presidio indispensabile di una civiltà fondata sul presupposto che, anche nelle relazioni fra gli Stati, a prevalere debba essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi».

Il quadro della legalità internazionale è «desolante», ma rassegnarsi in nome di un malinteso e «moralmente deprecabile» realismo sarebbe «un grave errore di valutazione». La strada è quella della diplomazia. Opporsi alla logica dello scontro e cercare soluzioni condivise che portino alla pace: «Alimentare giacimenti di rancore, di odio, spinge infatti soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui». Ma oggi è festa grande, è una «ricorrenza importante». Nel messaggio ai prefetti, Mattarella ha spronato chiunque lavori per il bene comune a «consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini». E stasera, dal palco, farà gli auguri a tutti gli italiani.