Il mondo del calcio si trova di fronte a un vero terremoto diplomatico che potrebbe cambiare drasticamente il volto dei prossimi Mondiali 2026 che si terranno in Canada, Messico e Stati Uniti. Il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha annunciato che l’Iran è pronto a ritirarsi. La motivazione non lascia spazio a interpretazioni: «Poiché questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, in nessuna circostanza abbiamo le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo». Queste parole rendono vani i tentativi di mediazione attuati fino ad ora dal presidente della FIFA, Gianni Infantino, che aveva assicurato di aver ricevuto garanzie personali da Donald Trump sull’accoglienza della squadra. Ma per Teheran, le “azioni ostili” e le vittime civili degli ultimi mesi e settimane rendono impossibile giocare proprio sul suolo americano, dove sono previste tutte le gare del girone iraniano.
Se l’annuncio dovesse diventare un atto formale, scatterebbe il rigido regolamento della FIFA. L’articolo 6.7 prevede che la Federazione internazionale ha “piena discrezione” nel decidere come reagire a un ritiro, inclusa la possibilità di sostituirne la squadra con un’altra. Non esiste un procedimento automatico: la FIFA sceglie chi chiamare in base a criteri che ritiene maggiormente opportuni. Dal punto di vista economico, il danno per l’Iran sarebbe enorme. Ritirarsi a ridosso dell’inizio del torneo comporterebbe una multa che oscilla tra i 250.000 e i 500.000 franchi svizzeri (fino a oltre 550.000 euro), oltre all’obbligo di restituire alla FIFA ogni contributo ricevuto per la preparazione della competizione sportiva.
