Cronaca

Lotta al narcotraffico, arrestato anche l’ex boss della “Banda della Magliana” Raffaele Pernasetti

L’ultima grande operazione dei carabinieri ha scosso la Capitale con 13 arresti, svelando un sistema criminale che unisce la vecchia guardia della criminalità organizzata romana alle nuove, violentissime leve dello spaccio. Al centro della scena torna un nome che evoca gli anni più bui e sanguinosi della città: Raffaele Pernasetti, detto “Er Palletta”. A 75 anni, Pernasetti non è più il giovane spregiudicato della Banda della Magliana, ma secondo gli inquirenti era ancora un punto di riferimento fondamentale. Il suo ruolo era quello di “ambasciatore”: grazie a legami storici stretti negli anni ’80 con il clan napoletano dei Senese e con alcune famiglie della ‘ndrangheta, garantiva l’afflusso di droga nei quartieri storici di Roma, da Testaccio a Trastevere, fino a lambire le periferie di Corviale e del Trullo.

Il centro operativo era il ristorante di famiglia a Testaccio, presso il quale Pernasetti lavorava ufficialmente come cuoco. All’interno del ristorante avrebbe incontrato boss e trafficanti sotto l’occhio attento delle microspie degli inquirenti. Ma non c’erano solo affari “diplomatici”. Le indagini raccontano di una violenza cruda, quasi anacronistica: minacce con pistole puntate alla testa per debiti di droga e spedizioni punitive. È il caso di un meccanico, gambizzato a marzo 2024 con tre colpi alle gambe perché non riusciva a pagare 8mila euro.

L’inchiesta rivela una Roma spartita come una grande torta, dove i vecchi boss della Magliana e i nuovi capi quartiere collaborano per gestire le piazze di spaccio. Il “metodo mafioso” contestato dagli inquirenti dimostra che non si tratta di semplice criminalità, ma di un sistema di potere che usa il terrore per controllare il territorio. La notizia della cattura di Pernasetti e dei suoi complici (tra cui i presunti mandanti dell’omicidio di Cristiano Molè) segna un punto importante, ma conferma una verità scomoda: le ombre del passato criminale romano sono ancora lunghe e difficili da cancellare.

La figura di Raffaele Pernasetti, arrestato nel recente blitz, rappresenta il “filo rosso” che collega la criminalità odierna ai decenni più bui della Capitale, essendo stato un esponente di spicco della batteria dei Testaccini, l’ala più imprenditoriale e spietata della Banda della Magliana. Sviluppatasi nel corso degli anni ’70, questa organizzazione criminale fu capace di unificare le diverse “batterie” di quartiere sotto un unico comando, riuscendo a stringere patti con Cosa Nostra e Camorra. Pernasetti, braccio destro del boss Danilo Abbruciati, fu protagonista di quella stagione di sangue e misteri che vide la Banda dominare il traffico di droga e le scommesse, infiltrandosi persino nell’universo politico e finanziario italiano. Il suo ritorno in carcere oggi, accusato di gestire nuove piazze di spaccio con i metodi violenti di allora, dimostra come quel modello organizzativo e quel prestigio criminale non siano mai stati debellati del tutto, ma si siano adattati nel corso del ai nuovi assetti delle narcomafie globali, mantenendo intatta la capacità di intimidazione sul territorio.