Come si era già capito il primo appuntamento di negoziati indiretti tra Usa e Iran a Islamabad in Pakistan (che ha posto l’Iran sotto il proprio “ombrello” nucleare) non ha prodotto i risultati sperati soprattutto per gli statunitensi. I punti messi sul tavolo dai diplomatici iraniani, che hanno lasciato la porta aperta per un eventuale secondo incontro con i negoziatori Usa, definiscono la nuova situazione geopolitica che si va delineando: la Repubblica Islamica dell’Iran si afferma come potenza regionale in grado di dettare le proprie condizioni ma disposta a fare concessioni se dall’altra parte ci sia effettiva volontà di chiudere un buon accordo per entrambi. Questa volontà per ora non c’è stata dunque lo stretto di Hormuz resta chiuso a singhiozzo ovvero per le navi dei paesi ostili. Per contro gli USA hanno proclamato un blocco navale in entrata e uscita dei porti iraniani, una misura di ritorsione che appare poco efficace secondo gli analisti militari i quali rilevano evidenti carenze di mezzi nella flotta statunitense che dovrebbe far applicare il blocco.
Il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran è entrato in una fase estremamente delicata e pericolosa, oltre il delirio mistico, stiamo scivolando verso uno scenario messianico apocalittico fomentato dai sionisti al potere in Israele. Ma anche negli Stati Uniti è in atto un aspro confronto tra le diverse anime del cattolicesimo americano, le forti critiche di Trump a papa Leone (che gli ha risposto senza rispondere) rientrano in questa dimensione. L’attacco al papa ha suscitato diverse reazioni nel mondo politico e ovviamente anche da noi in Italia. Spicca tra queste l’affondo della presidente Meloni che ha dichiarato di ritenere inaccettabili gli attacchi al papa da parte del presidente Usa aggiungendo di non sentirsi a proprio agio quando i leader religiosi fanno ciò che dicono i politici ricevendo solidarietà anche dalle opposizioni. Che sia l’inizio di uno sganciamento del governo italiano dall’abbraccio mortale degli Usa? Per contro Trump in una telefonata al Corriere della Sera, come riportato dall’agenzia Ansa, si è prodotto in una serie di critiche ed esternazioni nei confronti del nostro paese, soprattutto per quello che riguarda l’immigrazione che a sua detta starebbe uccidendo l’Italia (curioso detto da uno di origine europea che però proviene da oltreoceano) affermando inoltre che il Papa non saprebbe nulla della guerra. E che c’è da sapere? Che muoiono persone? E’ normale che il successore al soglio di Pietro si esprima per la pace e la concordia tra i popoli o vogliamo ritornare alle epoche in cui si benedicevano gli eserciti? Evidentemente negli Stati Uniti le cose stanno ancora in questi termini.
Vorrei sottolineare che i cattolici americani generalmente hanno votato per Donald Trump il quale forse crede davvero di essere investito da una missione divina per salvare l’America. Forse ci stiamo sbagliando, io per primo, sul suo profilo personale e nell’analisi dei suoi comportamenti dei quali vediamo solo una minima parte. Forse non è davvero il denaro al centro dei suoi interessi visto che era già ricco di famiglia, ed è proprio ciò che i suoi detrattori (ma non solo loro) gli rimproverano, quello di aver ereditato la sua fortuna e di non esserne l’artefice, di non incarnare il “self made man” interprete del sogno americano. Durante gli anni Ottanta del secolo scorso, negli anni ruggenti della propria giovinezza, Trump passava da una festa all’altra del jet set newyorkese circondato da bellissime top model e, a quanto si dice, senza toccare mai un goccio d’alcol. Quale playboy avrebbe adottato questo comportamento? Trump è astemio quindi più che per appartenenza si può supporre che abbia frequentato quegli ambienti per costruirsi la dimensione pubblica che avrebbe sfruttato in seguito nella scalata verso i vertici degli Usa, forte anche delle esperienze come star del wrestling e dei reality TV nelle quali ha sviluppato innegabili capacità comunicative. Forse Trump era davvero un outsider rispetto a quei “poteri forti” che spesso lo hanno guardato con sufficienza giudicandolo poco più che un parvenu per dirla alla francese. Epstein lo odiava e alla luce di ciò resta tanto da chiarire a proposito della presenza di Donald Trump nei file dell’isola dove si svolgevano gli abominevoli incontri di quella “élite” della quale tutto sommato egli non faceva completamente parte. Li conosceva certo ma non tanto da essere accolto nel “giro” dei veri potenti e questo giustificherebbe il consenso che Donald Trump ha ottenuto nei gruppi sociali di più bassa estrazione. Questa non è una mia difesa d’ufficio del presidente degli Stati Uniti che resta un pericoloso fanatico, così come restano aperte anche tutte le contraddizioni interne agli Usa e le spinose questioni internazionali.
Tuttavia dopo aver ascoltato diversi analisti sto cambiando prospettiva sull’immagine pubblica proiettata da Trump.
Nelle argomentazioni che sto rivalutando rientra il ruolo di Israele in questa crisi; siamo davvero sicuri che Netanyahu abbia la facoltà di ricattare Trump su qualche dossier o le cose sono molto più sfumate? Negli Stati Uniti si stanno levando diverse voci critiche relativamente alla stretta alleanza con Israele, siamo sicuri che tra alleati si vada d’amore e d’accordo? No, nel modo più categorico. Un’alleanza non è necessariamente un’amicizia, in genere si marcia insieme fin quando gli interessi coincidono ed evidentemente tra i due paesi gli interessi iniziano a divergere. Israele ha approfittato del cessate il fuoco in Iran per scatenare ferocissimi bombardamenti in Libano di una violenza tale che nel paese dei cedri non si vedeva da 30 anni sabotando di fatto i negoziati oltre che continuare la pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania. Per quanto lo stato di Israele abbia perso la testa e nonostante una società che pur spaccata continua a esprimere un alto consenso alla guerra, cerchiamo di non confondere il sionismo con l’ebraismo perché non è così che stanno le cose. Da parte israeliana non è giusto nascondersi dietro la Shoah per giustificare i propri crimini così com’è aberrante, come si sente da parte di alcuni, pensare che “avrebbero dovuto sterminarli tutti nei lager ottanta anni fa” perché è proprio la persecuzione degli ebrei e la guerra nazista che hanno determinato sia la nascita di Israele, come sottoprodotto dell’Occidente, che l’ordine mondiale che oggi va disgregandosi.
Inoltre dobbiamo sforzarci di comprendere anche cosa accade in quella che in questo conflitto, essendo posizionati nella sfera atlantista, in qualche modo reputiamo – a torto – essere la nostra parte avversa. L’Iran si è mostrato un paese responsabile e conciliante verso una trattativa che fosse reale e non fittizia. Anche i combattenti di Hezbollah in Libano, a quanto è dato sapere, si sono rivelati responsabili nel non prendere di mira scuole, edifici di culto o strutture sanitarie in Israele ma solo obiettivi militari. Al contrario la scorsa settimana i bombardamenti israeliani e statunitensi hanno distrutto una storica sinagoga a Teheran provocando lo scoramento e la costernazione dei rabbini che vivono nella capitale iraniana. Sappiamo tutti della prepotente arroganza della IdF che più volte ha minacciato con colpi di avvertimento i caschi blu che stanno a protezione della fascia di sicurezza istituita tra Israele e il Libano per evitare il contatto tra le milizie dalla bandiera gialla e le truppe israeliane. Arroganza che si è spinta fino al punto di speronare di proposito un mezzo dei nostri caschi blu che ha insperabilmente suscitato le proteste del governo italiano. Per tutta risposta il nostro ambasciatore a Tel Aviv è stato convocato dal governo israeliano.
