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“Viareggio si è incrinata, noi siamo qui per ricucire”, parla Tiziano Nicoletti, presidente di “Spazio Progressista”

Viareggio torna al voto con una città che — nelle parole del suo stesso candidato presidente — ha perso qualcosa di profondo: il senso di comunità, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di riconoscersi in valori condivisi. Tiziano Nicoletti, presidente di Spazio Progressista e lista a sostegno della candidata sindaca Federica Maineri, ha alle spalle un’esperienza lunga nel servizio allo Stato. Lo incontriamo per capire cosa significa, concretamente, cambiare una città senza limitarsi a cambiare le facce.

Nicoletti, il vostro programma apre con una diagnosi precisa: a Viareggio «si è incrinato qualcosa di profondo». Cosa intende esattamente? E chi è responsabile di questa frattura?

“È una domanda a cui è difficile rispondere senza scadere nella propaganda, quindi cercherò di essere preciso. La frattura di cui parliamo non è una questione di singoli amministratori o di una giunta sbagliata — anche se le responsabilità politiche esistono e vanno nominate. È qualcosa di più strutturale: negli ultimi anni Viareggio ha perso la capacità di parlarsi. Le divisioni hanno prevalso sulla costruzione, le contrapposizioni si sono sedimentate e il Comune ha smesso di essere una casa aperta per diventare qualcosa di distante. La frattura concreta la vedo in tre cose. Prima: la disaffezione dei cittadini dalle scelte che li riguardano. Seconda: una città che funziona bene per tre mesi l’anno — l’estate — e che per il resto del tempo si arrangia. Terza: una classe dirigente locale che troppo spesso ha gestito l’esistente anziché progettare il futuro”.

“Responsabilità? Non le do a un singolo colore politico. Le do a un metodo — o meglio all’assenza di metodo. Per questo il nostro primo impegno non è tecnico né programmatico: è civico. Vogliamo che il Comune torni a essere un’istituzione che ascolta, coinvolge e decide insieme alla comunità. Non dopo. Insieme. Il Comune ha smesso di essere una casa aperta. Il nostro primo impegno è riconsegnarlo ai cittadini — non come slogan, ma come metodo di lavoro quotidiano”

Il programma promette trasparenza e rigore: tra i «primi atti» citate un’indagine indipendente sul bilancio comunale. È una mossa tecnica o una dichiarazione politica? Cosa si aspetta di trovare?

“È entrambe le cose, e non mi vergogno a dirlo. È una mossa tecnica perché senza una fotografia chiara della situazione economica dell’Ente non si possono prendere decisioni responsabili — e noi vogliamo essere un’amministrazione che decide con i dati in mano, non con le stime ottimistiche. Un audit indipendente non è un attacco a chi c’era prima: è il punto di partenza obbligatorio per chi vuole governare con serietà”.

“Ma è anche una dichiarazione politica, perché dice ai cittadini: noi non abbiamo niente da nascondere, e non intendiamo nascondere nemmeno quello che troveremo. La trasparenza non è un valore da esibire nei comunicati stampa — è una pratica quotidiana. E inizia dal bilancio”.

“Cosa mi aspetto di trovare? Non lo so con certezza, e sarebbe disonesto fare previsioni. Ma ho esperienza sufficiente delle istituzioni per sapere che le sorprese — piacevoli o spiacevoli — ci sono quasi sempre. Vogliamo essere in grado di gestirle con lucidità, non di scoprirle mentre governiamo. È una questione di rispetto verso i cittadini”.

Lei porta in campo un’esperienza lunga nel servizio allo Stato. Ma Viareggio non è lo Stato: è una città di mare con un’economia stagionale, una tradizione di carnevale, un porto che non parla con il resto della città. Come si traduce quella competenza istituzionale in politica locale concreta?

“È la domanda giusta, e gliene sono grato perché mi permette di chiarire una cosa che tengo a precisare: l’esperienza nel servizio allo Stato non mi ha insegnato a gestire le cose dall’alto. Mi ha insegnato dove i sistemi si inceppano — e Viareggio ha esattamente quel problema”.

“Il porto che non dialoga con la città: lo vedo come un problema di governance, non di volontà. Manca una regia. Il porto è un asset strategico — cantieristica, turismo nautico, waterfront — ma viene gestito come se fosse separato dal tessuto urbano. Noi proponiamo una cabina di regia manageriale, il Patto per il Turismo 365, che integri porto e città in un sistema unico. Non un tavolo politico in più — un meccanismo operativo con obiettivi misurabili”.

“Sulla stagionalità: Viareggio che vive di tre mesi l’anno è una scelta — non è un destino. Ci sono le leve per cambiarlo: il Festival Puccini, il Carnevale che va strutturato finanziariamente, il turismo culturale, quello congressuale, quello naturalistico verso il Parco di San Rossore. Ma serve una visione integrata, non iniziative sparse. E serve qualcuno che sappia costruire quella visione con metodo”.

“Ecco come si traduce la mia competenza: non in burocrazia, ma in capacità di tenere insieme i pezzi. Di fare in modo che le cose funzionino — anche quando non è comodo. Il porto è un asset strategico che viene gestito come se fosse separato dalla città. Noi proponiamo una regia unica: non un tavolo politico in più, ma un meccanismo operativo con obiettivi misurabili”.

Sicurezza, sociale, ambiente: tre parole che ogni lista scrive nel programma. La vostra offre proposte specifiche — «Porti Sicuri» per le donne vittime di violenza, la Polizia Municipale h24, il «Gemello Digitale del Verde». Ma chi paga? Viareggio è un comune che può permettersi questi investimenti?

“La domanda sulla copertura finanziaria è legittima, ed è esattamente per questo che il primo atto sarà l’audit del bilancio: per sapere da dove partiamo davvero. Ma le rispondo nel merito, perché alcune di queste misure costano meno di quanto si pensi e altre non costano nulla che non si stia già spendendo male”.

“I ‘Porti Sicuri’ — cinque appartamenti comunali destinati alle donne vittime di violenza — non richiedono nuove costruzioni. Richiedono una scelta di destinazione d’uso di immobili già esistenti. Il costo è politico, non economico: significa decidere che certi spazi non si vendono e non si affittano al mercato. È una priorità, non una spesa. La Polizia Municipale h24 richiede una riorganizzazione dei turni e, probabilmente, un ampliamento dell’organico. È una voce di bilancio reale. Ma va messa in relazione con ciò che costa l’assenza di presidio: il degrado urbano, la percezione di insicurezza, la perdita di attrattività per il turismo. Il costo dell’inazione è spesso più alto del costo dell’intervento.

“Il Gemello Digitale del Verde è un investimento tecnologico con ritorni chiari: meno abbattimenti emergenziali — che costano molto — e più manutenzione preventiva — che costa meno. Ci sono fondi europei e regionali su cui Viareggio potrebbe candidarsi se avesse una progettazione seria. Finora non l’ha fatto abbastanza. La risposta, in sintesi, è: alcune misure costano poco e richiedono solo volontà politica. Altre richiedono investimento vero — e quello si trova se si ha una visione chiara su dove si vuole andare”.

Ultima domanda, la più diretta. Spazio Progressista sostiene Federica Maineri per la carica di sindaca. Perché lei, e perché adesso? Cosa ha Maineri che gli altri candidati non hanno?

“Non risponderò parlando degli avversari, perché non è il mio stile e non è utile ai cittadini. Risponderò parlando di Federica Maineri e di quello che rappresenta per Viareggio in questo momento. Adesso, perché Viareggio è a un bivio. La frattura che citava all’inizio non si può rimandare: o la si affronta o si aggrava. E i momenti di discontinuità — quelli veri — richiedono persone che non siano prodotto del sistema che vogliono cambiare”.

“Federica Maineri porta competenza, autonomia e una capacità di ascolto che non è una qualità personale generica — è un metodo di lavoro. Viene da un percorso di impegno civico costruito sul territorio, non dall’alto. E ha la capacità di tenere insieme una lista come la nostra — che è composita, fatta di persone con storie diverse, professioni diverse, sensibilità diverse — senza livellare le differenze ma valorizzandole”.

“Noi non siamo una lista monolitica che ripete la stessa narrativa su tutti i temi. Siamo un progetto politico che si è dotato di un programma serio — e mi permetta di dirlo: è un programma che non ha paura di essere specifico. Non ci sono solo principi: ci sono proposte con nomi, con costi, con tempi. Questo è il segno di chi intende davvero governare. Perché quando una città deve ricominciare, ha bisogno di qualcuno che non porti con sé i debiti del passato. Maineri è quella persona. I momenti di discontinuità vera richiedono persone che non siano prodotto del sistema che vogliono cambiare. Federica Maineri è quella persona”.