Cronaca

Secondo Report nazionale sugli abusi sessuali del clero realizzato da “Rete L’Abuso”

Oltre quattromilaseicento vite devastate. Più di mille sacerdoti coinvolti. Un’incidenza del 3,57% tra i preti attivi in Italia. E la stragrande maggioranza dei casi ancora nascosta, protetta dal silenzio e dalla vergogna che viene imposta alle vittime invece che ai colpevoli. Questi non sono numeri freddi: sono la fotografia impietosa scattata dal secondo Report nazionale sugli abusi sessuali del clero realizzato da Rete L’Abuso, l’unica associazione italiana di sopravvissuti che da anni documenta con rigore e senza compromessi ciò che la Conferenza Episcopale Italiana continua a minimizzare o nascondere. Come ha denunciato con forza Francesco Zanardi, fondatore e portavoce di Rete L’Abuso, la vergogna è un sentimento che protegge il pedofilo, non la vittima. E ha aggiunto con durezza: «La vergogna deve cambiare destinatario: non più delle vittime, ma di chi ha coperto e continua a coprire». L’articolo pubblicato il 24 febbraio scorso da Rete L’Abuso, intitolato “Non vergognatevi degli abusi subiti”, ha riportato la toccante testimonianza di Christian, un altoatesino di 49 anni abusato tra i dieci e i dodici anni da un prete della Diocesi di Bolzano-Bressanone che, ancora oggi, rimane tranquillamente in servizio. Christian ha descritto quel terribile senso di congelamento emotivo, l’adulazione mistica con cui il prete lo faceva sentire speciale invocando Dio come “terzo tra noi”, il senso di colpa che gli è stato instillato e l’amara archiviazione sia dell’inchiesta vaticana del 2025 sia di quella della Procura, perché tre vittime non sono state considerate prove sufficienti. Proprio durante quella conferenza stampa, Francesco Zanardi ha presentato i risultati di un monitoraggio durato quasi due anni su trentadue sportelli diocesani su centotrenta attivi nelle duecentoventisei diocesi italiane. Il giudizio è stato netto e devastante: in tutti gli sportelli analizzati emergono le stesse criticità, dagli stessi meccanismi di opacità. Preti mai sanzionati, difficoltà enormi nell’accesso agli atti, sacerdoti che restano anonimi, spostamenti da una diocesi all’altra senza alcuna misura concreta per proteggere i minori. Gli sportelli, ha spiegato Zanardi, appaiono più come uno strumento di controllo e insabbiamento che come un reale luogo di ascolto. I dati raccolti da Rete L’Abuso attraverso il database indipendente iCODIS sono inequivocabili.

 

Al primo ottobre 2025 l’associazione aveva censito milleduecentocinquanta casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui millecentosei commessi da sacerdoti. Le vittime note son quattromilaseicentoventicinque, di cui quattromilatrecentonovantacinque abusate direttamente da preti. Solo centocinquantacinque sacerdoti hanno riportato una condanna definitiva in via giudiziaria. L’incidenza tra i circa trentunomila sacerdoti ancora attivi nel Paese raggiunge il 3,57%, un dato che lo stesso Zanardi definisce molto alto proprio perché deriva da un censimento indipendente e non da una rilevazione ufficiale. La Lombardia resta la regione più colpita, con centosettantatré casi e cinquecentosessantadue vittime, seguita da Veneto, Toscana e Sicilia. E il sommerso è impressionante: ottocentotrentanove sacerdoti su millecentosei risultano coinvolti in casi noti ma mai arrivati alla giustizia italiana, spesso caduti in prescrizione. Francesco Zanardi non usa mezze misure: dopo dieci anni di slogan sulla tolleranza zero, i preti pedofili continuano a restare in servizio, vengono spostati da una diocesi all’altra senza alcuna misura preventiva e gli sportelli diocesani si rivelano, nella maggior parte dei casi, strumenti di insabbiamento piuttosto che di vera accoglienza. La Chiesa, ha ripetuto più volte, non può essere giudice di se stessa. Pochi giorni dopo l’articolo su Christian, il 26 febbraio 2026, Rete L’Abuso ha pubblicato un report specifico sugli sportelli diocesani, firmato da Zanardi, che conferma punto per punto queste accuse: opacità sistematica, mancanza di indipendenza, assenza di sanzioni reali. Di fronte a questi numeri allarmanti, i report ufficiali della CEI appaiono drammaticamente sottostimati, fermi a poche decine di casi all’anno, basati esclusivamente su sportelli ecclesiali poco accessibili e privi di trasparenza. «Chi sa e tace diventa complice», ripete con forza Francesco Zanardi. E Christian, nella sua testimonianza, lancia un appello diretto e potente a tutte le vittime: non vergognatevi degli abusi subiti, eravate bambini innocenti, non conoscevate i vostri diritti. Rivolgetevi subito a uno psicologo e denunciate. L’ascolto deve essere esterno alla Chiesa. I dati di Rete L’Abuso non sono semplici statistiche: sono grida di dolore soffocate per troppo tempo. Sono la prova concreta che la cultura del silenzio nella Chiesa italiana è ancora profondamente radicata e continua a fare danni. Francesco Zanardi e tutta Rete L’Abuso continuano a battersi con determinazione perché questa omertà finisca una volta per tutte. Chiunque abbia subito abusi può contattare l’associazione in forma completamente anonima e protetta. Il primo, fondamentale passo per spezzare la catena della vergogna è proprio quello di parlare. Perché la vergogna non deve più essere delle vittime. Deve essere, finalmente, di chi ha protetto i carnefici.