Cronaca

Referendum sulla giustizia: l’Italia sceglie il “No”, lo scarto è elevato, ci saranno conseguenze politiche per la Meloni

Si è conclusa alle 15 del 23 marzo 2026 la due giorni elettorale che ha chiamato gli italiani alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia. Sebbene lo scrutinio sia ancora nelle fasi cruciali, YouTrend: afferma la vittoria del “No”, che si attesta intorno al 54%. Il primo dato da sottolineare, in controtendenza con il pessimismo della vigilia, è l’elevata affluenza. Gli italiani hanno risposto con partecipazione, superando di circa dieci punti le percentuali delle precedenti consultazioni referendarie del 2020. Questo boom di votanti rappresenta un segnale positivo per la tenuta democratica: i cittadini hanno percepito l’importanza di intervenire direttamente su temi complessi come la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del CSM e l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare. La partecipazione massiccia dimostra che, quando si toccano gli articoli della Costituzione, il Paese non resta indifferente.

Il fronte del “No” può allora esplodere in un coro di soddisfazione. Tra i primi a commentare è il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che affida ai social il suo entusiasmo: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”. Per l’ex Premier, il risultato è la conferma che la magistratura debba restare un ordine autonomo e indipendente, al riparo da riforme che – secondo i critici – avrebbero rischiato di indebolirne l’efficacia e l’indipendenza.

Al di là del merito tecnico della riforma, il voto assume una valenza politica pesantissima. Il responso delle urne rappresenta, di fatto, la prima vera sconfitta politica per Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. La riforma della giustizia era uno dei pilastri del programma di governo; vederla bocciata da un voto popolare così partecipato segna una battuta d’arresto per la maggioranza. La scelta degli italiani di mantenere il modello attuale sbarra la strada al tentativo di introdurre il sorteggio per i membri del CSM e alla divisione netta tra giudici e pubblici ministeri. Da oggi, il panorama politico cambia: il Governo dovrà fare i conti con un elettorato che ha dimostrato di saper porre un freno alle ambizioni di revisione costituzionale della maggioranza.