Il grave fenomeno della violenza giovanile è ormai del tutto fuori controllo. È una terribile piaga sociale che nasce dalle azioni delle baby gang, gruppi formati da minorenni e ragazzi poco più che maggiorenni. Sono svariate le modalità con cui avvengono le loro aggressioni e le ragioni da cui scaturiscono, ma in realtà, le motivazioni di fondo sono, purtroppo, sempre le stesse. In alcuni casi si tratta di veri e propri tentativi di rivendicazione di quella che loro considerano forza; sono gesti crudeli che nascono dalla loro volontà di affermare la propria posizione e uno specifico ruolo in un determinato territorio. In altre situazioni, invece, liti scoppiate per futili motivi degenerano nel giro di pochi attimi, provocando improvvise e violente uccisioni. Uno sguardo di troppo, una scarpa calpestata per errore e qualche parola pronunciata con un tono acceso possono provocare delle enormi tragedie. I nomi di numerose vittime confermano questa assurda realtà, delineando i tratti di uno scenario caratterizzato da instabilità, paura e dolore. Tra la gente, in numerose città italiane, è diffuso il timore per i gesti di questi branchi di giovani che spesso vagano per le strade con il chiaro intento di ferire. L’utilizzo della violenza è diventato per loro sinonimo di divertimento, un passatempo che, però, non fa altro che generare sofferenza e morte. È da rintracciare nell’idea stessa del gruppo la pericolosità di questa triste e complessa realtà. Le baby gang, non a caso, agiscono sempre all’unisono, alimentando la loro sopraffazione attraverso le dinamiche del gruppo. Trovano sostegno appoggiandosi l’un l’altro; tra loro serpeggia un senso di profonda prepotenza che va nella direzione di un’aggressività che spesso, purtroppo, culmina in fatali tragedie.
La brutale uccisione di Giacomo Bongiorni, avvenuta a Massa nella notte tra sabato 11 aprile e domenica 12 aprile davanti agli occhi spaventati del figlio undicenne e della compagna, ha scosso l’intera Italia, dimostrando quanto la violenza giovanile, fuori da ogni margine di normalità, sia capace di distruggere vite e intere famiglie. Il 47enne è stato ferocemente pestato a calci e pugni per aver chiesto a quei ragazzi di smettere di lanciare bottiglie contro la vetrina del locale di suo cognato. Una semplice e legittima richiesta si è trasformata nell’arco di 15-30 secondi in un crudele assalto, terminato soltanto quando gli aggressori hanno compreso che stavano infierendo su un corpo ormai privo di vita. Le indagini sono attualmente in corso e i primi risultati dell’autopsia confermano che il suo decesso è avvenuto a causa di un’emorragia cerebrale, per i colpi subiti, ma sono ancora svariati i punti decisivi da chiarire per avere ulteriori e necessarie risposte.
Emanuele Morganti, 20 anni, fu assassinato nella notte del 26 marzo 2017 a causa di una banale lite scoppiata all’interno di un locale di Alatri, in provincia di Frosinone, dove era con la sua fidanzata. Il dramma si consumò all’esterno dello stesso locale, per mano di un gruppo di ragazzi che lo aspettavano con l’obiettivo di fargli del male. Lo assalirono con grande violenza e quando il 20enne si rialzò, tentando di sfuggire alla loro furia, fu raggiunto dai colpi di un manganello o di un tubo di ferro che ne provocarono la morte. I colpevoli di quanto accaduto, Michel Fortuna e i fratellastri Paolo Palmisani e Mario Castagnacci, sono stati condannati dalla Corte d’assise di Frosinone a sedici anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’assurda volontà di imporre il loro controllo, unita a un mix di droghe e alcol, strappò Emanuele dall’amore di tutti coloro che gli volevano bene.
Solo sei anni più tardi, il 30 gennaio 2023, la terribile uccisione di Thomas Bricca ha sconvolto ancora una volta la comunità di Alatri. Il 18enne fu colpito alla testa da un proiettile proveniente da un’arma da fuoco impugnata per un regolamento di conti, che nulla aveva a che fare con Thomas. Uno scambio di persona avvenuto all’esterno di un bar del centro gli ha strappato il futuro e tutta la vita che ancora aveva da costruire. Pochi giorni prima, ci furono dei violenti scontri tra due gruppi opposti: la famiglia Toson da una parte e una fazione capeggiata da un ragazzo di origini marocchine dall’altra. Proprio Roberto Toson e suo figlio Mattia sono stati accusati di omicidio volontario premeditato. Il primo dei due è stato condannato all’ergastolo e il secondo a 24 anni nel marzo 2025. Thomas Bricca divenne bersaglio dei due per il colore del giubbino che indossava, bianco come quello del capo della fazione avversaria che intendevano uccidere. Un fatale errore ha condotto il 18enne ad un’inaccettabile morte.
Antonio Stano, 66 anni, nel 2019 fu torturato con brutale crudeltà da un gruppo di 14 ragazzi, due dei quali erano maggiorenni, a Manduria, in provincia di Taranto. Il modo in cui l’uomo fu percosso e privato del cibo descrive un raccapricciante accanimento e un’inaudita bestialità. Il 66enne, che risultava scomparso da alcuni giorni, fu ritrovato all’interno della sua abitazione, legato ad una sedia, devastato dalle indicibili violenze subite e ormai ridotto in fin di vita. Neppure il tempestivo intervento dei soccorsi riuscì a salvarlo. La spietatezza delle loro azioni fu ulteriormente aggravata dalle immagini che condivisero attraverso vari gruppi WhatsApp, mostrando un atteggiamento disumano.
Francesco Pio Maimone, 18 anni, ha perso la vita il 19 marzo 2023, mentre era sul lungomare di Mergellina con alcuni amici. È divenuto vittima di una rissa divampata tra due 20enni per una macchia su una scarpa bianca costosa. Pur non avendo alcuna colpa, è stato raggiunto al cuore da un colpo di pistola che, in pochi istanti, ne ha causato il decesso. Il colpevole è stato rapidamente individuato grazie alle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza e alle testimonianze di chi ha, purtroppo, assistito a quei terribili momenti di terrore. Altri sette ragazzi, il 12 ottobre, sono stati fermati per la loro implicazione nell’omicidio. L’accusa a loro carico è quella di aver aiutato il responsabile, partecipando alla sparizione dell’arma.
Francesco Favretto, 22 anni, è deceduto a fine dicembre 2024 a causa delle ferite riportate in seguito ad una violentissima aggressione subita alcuni giorni prima. Il 12 dicembre è stato, infatti, accerchiato da un gruppo di 10 ragazzi che intendevano sottrargli zaino e cellulare in una via del centro di Treviso, ma la rapina si è trasformata in un pestaggio mortale. È stato colpito barbaramente con coltelli e cocci di bottiglie. Le lesioni che gli sono state inferte non gli hanno lasciato scampo, lasciando il ricordo di un ragazzo strappato brutalmente alla vita.
Thomas Luciani, 16 anni, è stato ucciso il 23 giugno 2024 con 25 accoltellate. L’aggressione è avvenuta all’interno di un parco di Pescara e presumibilmente per un debito di droga di circa 250 euro. Ciò che più ha segnato questa terribile vicenda di violenza giovanile è l’atteggiamento assunto dai ragazzi che hanno provocato la morte di Thomas. Stando a quanto emerso dalle ricostruzioni, il comportamento degli assassini sarebbe stato del tutto distaccato, con cenni di arroganza e privi di pentimento. Mentre assalivano il 16enne, fumavano tranquillamente una sigaretta. Per giunta, erano lì presenti anche altri ragazzi, loro amici, che osservavano la scena da lontano. Nessuno di loro, però, ha agito per fermarli e per impedire il suo decesso. I colpevoli sono stati condannati ad una reclusione che va dai 15 ai 18 anni e per gli altri, invece, è stato avviato un percorso per omissione di soccorso.
A queste dolorose e tragiche storie di violenza si aggiungono tante altre vicende segnate dalla medesima brutalità e sete di vendetta. Troppe vite sono state ferocemente interrotte dalla disumana presunzione di ragazzi convinti di avere il diritto di aggredire, ferire e comandare fino alla morte.
