Curiosity

Nutella nello spazio: il barattolo che fluttua nella capsula Orion diventa virale

Immaginate di essere in una pasticceria di Alba, nel cuore delle Langhe piemontesi, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il cacao è rarissimo e costosissimo. Pietro Ferrero, un pasticcere con tanta fantasia e poca materia prima, non si arrende. Prende le nocciole abbondanti della zona, le tosta, le macina e le mescola con zucchero e quel poco di cacao che riesce a trovare. Nasce così, nel 1946, il Giandujot: una pasta dolce, compatta, da tagliare a fette e spalmare sul pane. Un nome ispirato al famoso personaggio carnevalesco torinese Gianduja, simbolo di allegria e golosità. La gente impazzisce. Ma Pietro e suo fratello Giovanni capiscono che si può fare di meglio. Nel 1951 trasformano quella pasta solida in una crema più morbida e facile da spalmare: la chiamano SuperCrema. È già un successo locale, ma la vera rivoluzione arriva qualche anno dopo. Il 20 aprile 1964 Michele Ferrero, figlio di Pietro, perfeziona la ricetta una volta per tutte e lancia il primo barattolo di Nutella. Il nome è un piccolo capolavoro di marketing: nut dalle nocciole più ella, un suffisso dolce e musicale che suona bene in tante lingue. Quel barattolo di vetro con l’etichetta bianca e rossa diventa rapidamente un’icona. In Italia entra in tutte le case, sulle tavole della colazione, nei merendini dei bambini e nei momenti di conforto degli adulti. Da lì in poi è un’esplosione. Nel 1965 arriva in Germania, nel 1966 in Francia, e negli anni seguenti conquista l’Europa e poi il mondo. Oggi Nutella si spalma in oltre 160 Paesi, è prodotta in stabilimenti sparsi sui cinque continenti e resta uno dei prodotti italiani più amati e riconosciuti all’estero. Non è solo una crema: è un rito, un comfort food transgenerazionale, un modo semplice per diffondere sorrisi, come ama dire l’azienda. Eppure, proprio quando pensavamo che la storia della Nutella avesse già toccato ogni angolo del pianeta, è arrivata l’avventura più incredibile di tutte. Siamo nell’aprile del 2026 e la missione Artemis II della NASA è in pieno svolgimento. I quattro astronauti – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen – si trovano a bordo della capsula Orion, impegnati nel primo volo con equipaggio del programma che riporterà l’umanità sulla Luna. Durante la diretta live della NASA, mentre l’equipaggio si avvicina al momento storico in cui batterà il record di distanza dalla Terra, succede qualcosa di inatteso e meraviglioso. Mancano pochi minuti al grande traguardo, quando all’improvviso, dal lato della zona cucina, esce fluttuando un barattolo di Nutella. Ruota lentamente su se stesso in microgravità, sospeso nell’aria come in un sogno, con l’etichetta che per un attimo si gira perfettamente verso la telecamera. È lì, sereno e quasi indifferente, mentre intorno si sta scrivendo una pagina di storia spaziale. È un’immagine surreale e bellissima: la crema alle nocciole più famosa del mondo che vola a centinaia di migliaia di chilometri dalla Terra, serena, quasi indifferente alla storia che si sta scrivendo intorno a lei. In pochi secondi diventa virale. I social impazziscono, i meme si moltiplicano, e Nutella non perde tempo: pubblica subito su Instagram una grafica con la scritta Now enjoyed in space e il celebre Houston, we have Nutella in space. Un colpo di marketing involontario e gratis che vale oro. Gli astronauti, impegnati nella missione, probabilmente sorridono anche loro vedendo quel barattolo familiare che gira lì accanto, in un ambiente dove tutto fluttua e nulla è ordinario. E noi sulla Terra ridiamo e ci commuoviamo: perché in fondo Nutella è questo. È la normalità che entra nei momenti straordinari, è un pezzetto di casa che ti accompagna ovunque, persino nello spazio profondo.Da una pasta nata per superare la scarsità del dopoguerra a un barattolo che ha superato il record di distanza umana dalla Terra. La Nutella continua a dimostrarci che le cose buone, fatte con passione e un po’ di ingegno italiano, possono arrivare davvero ovunque.