Iran, passata la paura si va verso il negoziato in Pakistan con un tregua molto positiva ma fragile
La “notte del giudizio” quindi è rimandata? Io onestamente sarei portato a non fidarmi degli USA, chi ha tradito tradirà, conosciamo bene la loro attitudine. Ma posso affermare senza possibilità di smentita che al di là delle roboanti parole di un pazzo – quale da molti è indicato essere l’attuale presidente degli Stati Uniti – in questa prima fase la vittoria arride all’Iran che con il cessate il fuoco di due settimane (Israele ha però escluso di interrompere le operazioni in Libano come prevederebbe l’accordo) conserva il controllo dello stretto di Hormuz che sarà riaperto ma bisogna trattare con la Repubblica Islamica. Alla minaccia nucleare evocata il popolo iraniano ha risposto scendendo massicciamente in piazza e, a mio parere, qualcosa si è mossa anche negli Stati Uniti, qualcuno ha portato Trump, per il momento, a più miti consigli. Il presidente USA per quanto considerato l’uomo più potente del mondo non decide tutto da solo, c’è la CIA, c’è il Pentagono, ci sono gli interessi economici in ballo, e questo vale anche per quelle che noi consideriamo dittature: l’uomo “forte” viene sorretto da un blocco di potere che può essere più o meno benevolo. I negoziati che dovrebbero iniziare da venerdì prossimo 10 aprile 2026 a Islamabad in Pakistan provano la grande attenzione alla delicata situazione internazionale da parte della Cina, che insieme alla diplomazia pakistana si è prodigata per trovare una soluzione a questa ennesima crisi che di certo non è ancora conclusa ma che la scorsa notte avrebbe potuto portare il mondo sull’orlo della distruzione. Ricordiamo che il passaggio di Hormuz serve per la maggior parte l’Asia e che la Repubblica Popolare della Cina, oltre che essere un partner affidabile, ha una diplomazia che lavora in politica estera con serietà e chiarezza d’intenti che sono sia politici che commerciali e a questo punto della storia emerge come potenza autorevole.
Vorrei sottolineare un’altra cosa che mi preme: la presunta pazzia di Donald Trump è un velo che copre ciò che le amministrazioni a stelle e strisce perseguono da decenni ovvero l’egemonia attraverso il controllo dei mari e il “contenimento”, per usare un termine gentile, del nemico o presunto tale che in pratica ora è quasi tutto il mondo. A prescindere se l’amministrazione USA sia democratica o repubblicana, è solo questione di sfumature, gli apparati profondi dello stato continuano a portare avanti i loro piani, magari con qualche rimando ogni tanto. E quando sfuggono i reali intenti si ricorre alla pazzia per giustificare l’ingiustificabile davanti alla pubblica opinione: ma la realtà è che personaggi come Trump o Netanyahu non sono pazzi, non come si intende, ma sono malvagi burattini nelle mani di gente dall’animo nero come la pece dell’inferno ovvero i plutocrati che tirano i fili di questo tragico teatrino. I file Epstein (che a quanto pare era un agente del Mossad) – tre milioni quelli diffusi e almeno altrettanti sono stimati come classificati quindi ancora segreti – sono il vaso di Pandora dal quale sono usciti tutti i mali del mondo, crimini inenarrabili paragonabili per ferocia alla barbarie nazista e forse anche di più. Allo stato attuale delle cose, bisogna ammetterlo, i paesi più responsabili appaiono quelli che abbiamo sempre bollato come dittature ma che in realtà non sono mai stati un pericolo per noi quanto per gli interessi statunitensi. Facciamo parte della loro sfera di influenza perché ci hanno occupato ma i nostri interessi nazionali non coincidono con i loro, e se l’Italia è riuscita a conservare una minima parvenza di autonomia decisionale, sempre più erosa con il trascorrere del tempo, lo dobbiamo alle forze della resistenza che tra il 1943 e il 1945 hanno operato di concerto con il legittimo governo italiano del sud (per quanto fosse sotto amministrazione da parte degli alleati) altrimenti potremmo stare anche peggio. Resta il fatto che in queste crisi epocali l’Europa appare assente ed evanescente, mentre il nostro paese, per incapacità politica conclamata è rimasto troppo allineato a USA e – ahinoi – a Israele manifestando solo ogni tanto qualche timida rimostranza sulle prese di posizione oltranziste delle amministrazioni statunitensi e israeliane.
