Molestava la studentesse tramite profili social falsi, licenziato dalla scuola dove lavorava
Nel 2023 dopo l’avviamento nei suoi confronti di un procedimento disciplinare era stato licenziato dalla dirigenza scolastica e dal ministero per i gravi comportamenti nei confronti di alcune studentesse minorenni di un istituto di un Comune dell’Appennino bolognese. La dirigenza lo aveva denunciato ai carabinieri e ai giudici della Procura di Bologna dopo aver raccolto le lamentele di alcune studentesse e aveva detto al dipendente, in forza come amministrativo tra il personale Ata dell’istituto scolastico, di cambiare ruolo e mansioni proprio in attesa che si definisse la sua posizione a livello penale, per non tenerlo più a contatto con gli alunni. Ma lui non ne aveva voluto sapere e a quel punto era scattata la destituzione. La destituzione, ora configurata come licenziamento disciplinare (con o senza preavviso), è la sanzione più grave per il personale Ata, applicata per violazioni gravi dei doveri, atti illeciti o gravi negligenze che rompono il rapporto di fiducia. Comporta la cessazione immediata del rapporto di lavoro e la perdita della retribuzione e la fuoriuscita dalle graduatorie. L’uomo aveva deciso di impugnare il licenziamento chiedendo reintegra e indennizzo ma prima il Tribunale di Bologna nel 2025 e ora la corte d’Appello nei giorni scorsi hanno respinto in toto le sue richieste condannandolo anche alle spese legali, circa 5 mila euro tra primo e secondo grado. L’uomo stando al resoconto processuale avrebbe aperto alcuni falsi profili social per contattare alcune studentesse e molestarle, tramite richieste di incontri, con la scusa di aiutarle a studiare, e invio di foto anche esplicite. Ma le ragazze avevano capito che era lui e gli avevano risposto chiaramente di lascia perdere. “Sei un porco che va dietro alle ragazze scrivendogli e facendo foto di nascosto”, si legge in sentenza, e in un’altra occasione, aveva inoltrato a un’alunna una sua foto a petto nudo e a seguito della domanda della studentessa sul perché mandasse detta foto aveva risposto “appena uscito dalla vasca, non ti piace?”. A quel punto la ragazza gli scrive chiaramente “Stai scrivendo a una minorenne e noi sappiamo chi sei e quanti anni hai, lasciaci in pace”. Ma i messaggi continuavano e le ragazze prima si sono confidate tra loro e poi sono andati dalla dirigente che ha avvisato carabinieri, giudici e famiglie. Successivamente l’uomo come detto è stato licenziato. Provvedimento considerato assolutamente legittimo anche dalla corte d’Appello di Bologna nei giorni scorsi.
(Fonte Corriere della Sera)
