Il 21 marzo, in occasione della Giornata nazionale della memoria delle vittime di mafia, abbiamo intervistato Francesca Rispoli, copresidente di Libera Piemonte, associazione impegnata da anni nel contrasto alle organizzazioni criminali mafiose. Qual è la mafia più potente in Italia oggi? «Se dobbiamo parlare di potere assoluto, la mafia calabrese è la prima, sia per disponibilità finanziaria che per presenza in ambito economico e anche politico-istituzionale». Nella città di Torino quali mafie sono presenti? «A Torino ci sono circa 5–6 organizzazioni mafiose. Possiamo dividerle tra quelle tradizionali, come ’ndrangheta, camorra, Cosa Nostra e componenti della mafia pugliese, e mafie straniere come quella nigeriana e cinese».
Cosa sappiamo sulle mafie straniere? «Per quanto riguarda la mafia nigeriana, bisogna ricordare che è stata individuata come mafia e accusata di 416 bis, il reato di associazione mafiosa, prima ancora che il processo Minotauro portasse alla luce la presenza della ’ndrangheta a Torino». L’operazione Minotauro del 2011 è stata una delle azioni più rilevanti contro la ’ndrangheta in Piemonte, con oltre 150 ordinanze cautelari e sequestri per più di 70 milioni di euro. E sulla mafia cinese? «Sappiamo ancora molto poco. Ha strutture estremamente rigide e finché non ci sarà un “Tommaso Buscetta” cinese, continueremo a sapere poco». Come si è scoperta la presenza delle mafie nel Nord Italia? «Grazie a diverse inchieste avviate nel 2011, che hanno svelato la presenza strutturata delle famiglie mafiose al Nord. Prima esistevano segnali, ma non era ancora accertata una presenza organizzata. Anche grazie ai collaboratori di giustizia oggi sappiamo che le mafie sono stabilmente presenti».
Operazioni come Minotauro in Piemonte e Infinito in Lombardia hanno rivelato una ’ndrangheta radicata al Nord, attiva in appalti, usura e riciclaggio, delineando una mafia imprenditoriale integrata nel tessuto economico. Negli ultimi anni quali tappe sono state raggiunte? «Ci sono stati momenti importanti su più fronti: istituzionale, sociale e repressivo. Diversi processi hanno colpito le organizzazioni mafiose, molti beni sono stati confiscati e riutilizzati, e si è sviluppata una maggiore prevenzione. Ma questo non significa che la lotta sia finita: oggi ci troviamo di fronte a una criminalità più presente e più ricca, capace di creare reti anche con soggetti non mafiosi». Il 41 bis serve davvero? «Va contestualizzato: nasce come risposta alla guerra dichiarata dalla mafia allo Stato negli anni ’90. Oggi non siamo più in quel contesto e forse andrebbe ripensato, riportando il carcere alla sua funzione rieducativa e di reinserimento, pur mantenendo attenzione su reati di questa gravità».
La Commissione antimafia sta lavorando bene? «Attualmente è molto concentrata sul dossier Stato-mafia e sull’omicidio di Paolo Borsellino. Tuttavia, oggi servirebbe una Commissione capace di affrontare in modo più ampio il fenomeno mafioso e la sua capacità di costruire relazioni nel tessuto sociale ed economico». «Abbiamo bisogno di verità storiche e giudiziarie: in Italia ci sono ancora troppe stragi senza una verità. Ma è fondamentale anche capire cosa accade oggi e come possiamo intervenire». Perché è necessario combattere le mafie? «Per essere liberi. Le mafie non vogliono la tua indipendenza: chi entra nel loro sistema non è mai davvero libero. Non esiste un vero successo legato alle mafie, perché il loro obiettivo è solo potere e arricchimento».
