Cronaca

La opprime per anni con insulti e rimproveri, dopo 13 anni sbotta e denuncia la suocera

La suocera-matrona che maltrattava la nuora: “Una donna vera non si veste così”. Lei non ne può più e la denuncia. Tredici lunghi anni. Tredici anni di insulti, umiliazioni, insulti e silenzi imposti. Una donna di Torino ha presentato querela contro la madre del marito, accusandola di maltrattamenti psicologici. La procura ha aperto un fascicolo. La nuora è già stata sentita. Una matrona, un controllo totale. Il ritratto che emerge dalla querela è preciso. La suocera è descritta come una figura dominante, capace di esercitare un controllo sistematico sulla nuora. Non un episodio isolato. Una condotta reiterata, costruita nel tempo, fatta di piccole demolizioni quotidiane. L’avvocata Giuseppina Paragano ha tradotto tutto questo in un atto di accusa. La procura di Torino lavora sul fascicolo. Il marito non è indagato, ma potrebbe essere sentito come testimone.

Le parole come arma. Gli insulti riguardavano il modo di vestirsi. La suocera ripeteva alla nuora che una donna rispettabile non si veste in quel modo, che una madre di famiglia deve avere un altro contegno. Le offese venivano pronunciate in vacanza, in casa, davanti agli amici. E davanti alla figlia della coppia. Parole scelte per ferire, ripetute fino a diventare una presenza costante nella vita della donna. Le bugie costruite per demolire. A un certo punto le parole non bastano più. La suocera inizia a inventare. Racconta al figlio che la moglie lo tradisce con il vicino di casa. Costruisce una storia falsa, la ripete, la alimenta nel tempo. Poi arrivano le accuse di avvelenamento. Durante i soggiorni estivi la suocera inscena malori mattutini e indica nella nuora la responsabile. Tutti mangiano dalla stessa pentola. Nessun altro si sente male. Ma la logica non ferma chi ha deciso di distruggere.

La bambina usata come strumento. Il punto più pesante della querela riguarda la figlia della coppia. La suocera avrebbe mancato agli accordi sul ritiro scolastico, facendo ricadere la colpa sulla madre. Avrebbe confidato alla nipote di non riferire alla mamma le loro conversazioni, aggiungendo che lei non meritava le cose belle. Una strategia precisa, secondo la difesa della donna offesa. Un tentativo di isolarla anche dal suo nucleo affettivo più stretto. Il marito in silenzio. In tutto questo il figlio non ha reagito. Secondo la ricostruzione della querela, in alcuni casi avrebbe preso le difese della madre, direttamente o indirettamente. Non è indagato. Ma la sua inerzia ha permesso che i comportamenti continuassero per oltre un decennio. La donna lo ha detto chiaramente agli inquirenti. Sua madre lo ha plagiato. Ha rovinato il matrimonio.

Dopo tredici anni, la reazione. La donna ha quarant’anni. Ha una figlia. Ha alle spalle mesi di psicoterapia prima di riuscire a dare un nome a quello che aveva vissuto. Abuso psicologico. Poi ha raccolto gli episodi, si è affidata a un legale, si è presentata in procura. Ha spiegato come quei comportamenti le abbiano causato traumi profondi, compromesso la sua identità di madre e di persona. In tribunale, chi ha letto la querela ha commentato sottovoce. Mi ci rivedo. È successo anche a me. Parole che dicono quanto questo tipo di violenza sia diffusa, e quanto poco venga ancora riconosciuta come tale.