La Chiesa cattolica non poteva farsi trovare impreparata sul fronte dell’innovazione tecnologica
L’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV assume in questo periodo storico una importanza capitale che non deve essere sottovalutata in quanto contiene aspetti piuttosto centrati relativamente ad alcune scottanti questioni. Non ci si poteva aspettare altro – e direi anche giustamente – dalla religione del dio che si è fatto uomo che rimettere l’umanità al centro. Ci vuole un po’ per leggerla tutta ma dall’idea che mi sono fatto da alcuni stralci proverò a cogliere degli aspetti salienti sui quali, a dire il vero, in tanti stavamo già riflettendo perché la problematica più evidente è il rapporto della persona umana con le nuove tecnologie come le Intelligenze Artificiali e con coloro che le controllano. Già nell’introduzione dell’enciclica troviamo punti assai rilevanti: in pratica si ribadisce il concetto di “libera chiesa in libero stato” sottolineando il fatto che la carità cristiana non può sostituirsi ai doveri dello stato al quale la chiesa fornisce criteri e orientamenti senza sovrapporsi alle funzioni proprie dell’autorità costituita, sostenendo però decisamente le scelte politiche che abbiano come obiettivo la dignità umana e il bene comune. La critica si fa dura, condivisibile anche da un laico non credente e radicale di pensiero come me, quando non solo nell’enciclica si sollecita una regolamentazione del settore tecnologico avanzato ma ci si chiede chi sia oggi a controllarlo notando che gli stati hanno ceduto il passo ai privati ovvero alle grandi aziende transnazionali.
Dopo il “periodo di transizione” seguito alla scomparsa di Papa Francesco seguendo il suo solco oggi il Papato torna a rivendicare fortemente un ruolo politico e sociale anche nelle faccende materiali della vita terrena, già da tempo dopo il Concilio Vaticano II la chiesa di Roma si è posta il problema del distinguo tra comunità ecclesiale e comunità politica. Il dato odierno è che l’impatto della IA ha già iniziato a sconvolgere la società, il mondo del lavoro, l’economia, l’assetto delle reti di relazione e, fatto assai rilevante, il modo di condurre i conflitti. Mi sbaglierò ma essendo statunitense forse Papa Leone è più addentrato in queste tematiche venendo dal paese in cui un gruppo di oligarchi delle hi-tech ha di fatto preso il controllo del governo. Ed è proprio nei confronti dell’operato di queste big tech che si rivolgono le preoccupazioni più pressanti. La chiesa cattolica non poteva farsi trovare impreparata sul fronte dell’innovazione tecnologica in quanto è sempre stata all’avanguardia soprattutto per ciò che riguarda i vecchi e nuovi media: è noto a tutti che nel mondo occidentale il primo libro stampato a caratteri mobili da Gutenberg – e quindi facilmente riproducibile – era una Bibbia. Tra le prime immagini girate agli albori della storia del cinema restano famose quelle della passeggiata nei Giardini Vaticani di Papa Leone XIII (che aveva pubblicato la famosa enciclica Rerum Novarum con la quale Magnifica Humanitas si pone in continuità). Papa Pio XI pronunciò il suo primo messaggio radiofonico nel 1931 inaugurando la Radio Vaticana in collaborazione con Guglielmo Marconi, quasi a suggellare il ritrovato accordo tra stato e chiesa dopo i Patti Lateranensi di un paio d’anni precedenti. E anche su internet il portale del Vaticano fece la sua comparsa online nel 1995 proprio all’inizio della diffusione capillare della rete.
Una enciclica che tocca questi argomenti non è un articolo qualsiasi ma un documento programmatico che oltre ai cattolici può arrivare a molte più persone, sia nella comunità ecclesiale che in quella politica, invitandole alla riflessione e soprattutto, si spera, alla comprensione di una prospettiva storica che si preannuncia difficile e irta di ostacoli soprattutto per l’Occidente con lo scopo di definire delle linee guida utili al corpo sociale per porre in atto le azioni necessarie ad affrontare la crisi che si profila all’orizzonte. Tutto ciò accade perché la predisposizione capitalistica verso l’individualismo che definisce in gran parte l’Occidente ci spinge nelle mani di una oligarchia gestita da privati (non chiamiamola élite, le élite sono espresse da società sane) che intende controllare e condizionare ogni aspetto della nostra esistenza. A questo occorre porre un limite.
