Cronaca

Giacomo Bongiorni, domani il funerale: emorragia cerebrale dai forti colpi. Un genitore in tv: “lui non doveva intervenire”

Si terranno sabato 18 aprile alle ore 15 nel Duomo di Massa i funerali di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto nella notte tra sabato e domenica dopo l’aggressione in piazza Felice Palma. La cerimonia sarà officiata dal vescovo di Massa Carrara-Pontremol,i monsignor Mario Vaccari, alla presenza delle istituzioni, tra cui il sindaco Francesco Persiani e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Per la giornata è stato proclamato il lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici e la sospensione degli eventi.
È attesa una partecipazione molto ampia. Un segnale in questo senso è già arrivato dalla fiaccolata organizzata nei giorni scorsi dal Comune e dalla Diocesi, che ha visto la presenza di migliaia di persone e ha confermato il forte coinvolgimento della comunità, che continua a stringersi attorno alla famiglia della vittima.

Sul piano investigativo, i primi risultati dell’autopsia hanno evidenziato una gravissima emorragia cerebrale e il dissestamento della mandibola. Le lesioni risultano compatibili sia con i colpi ricevuti sia con la caduta sull’asfalto, in una dinamica che, secondo quanto emerso, sarebbe stata caratterizzata da “calci e pugni in sequenza” da parte di più persone. Resta però da chiarire quale sia stato il colpo decisivo o se il decesso sia il risultato dell’azione combinata degli aggressori. Il medico legale si è riservato 30 giorni per depositare la relazione completa. I tre ragazzi arrestati, un minorenne e due maggiorenni, intanto restano in carcere dopo gli interrogatori di garanzia.

La vicenda ha riacceso anche il dibattito sul fenomeno delle baby gang. Il rapporto 2025 dell’Osservatorio regionale stimava circa 200 gruppi attivi in Toscana, sottolineando il rischio di una loro evoluzione verso forme di criminalità più strutturate. Un tema che si intreccia con le testimonianze raccolte sul territorio, dove viene descritto un disagio diffuso tra i più giovani, spesso legato alla mancanza di alternative e a dinamiche sociali che si sviluppano soprattutto nelle ore notturne.

Parallelamente, le famiglie dei ragazzi coinvolti respingono con forza questa lettura. In un intervento televisivo, su Rete 4, il padre di uno dei giovani arrestati ha dichiarato: «Ancora non si sa chi è colpevole. Mi dispiace dal profondo del cuore che sia morto un padre di famiglia. Non possiamo nominare una banda di criminali. Mio figlio è un bravo ragazzo ed è incensurato». Lo stesso ha poi contestato la dinamica ricostruita finora, sostenendo: «Quel signore là ha dato una testata a un bimbo, e se cadi in terra dopo un pugno di un ragazzo di 16 anni, cadi se sei drogato o ubriaco. Chi sei te che vai a picchiare i bimbi? Chiami i carabinieri. Cosa ti metti in mezzo, chi sei, forze dell’ordine?».

Parole che si inseriscono in un quadro ancora oggetto di accertamenti, e che hanno lasciato di stucco il giornalista. Parole che si confrontano con i primi dati medico-legali e con l’impostazione dell’indagine, che parla di un’aggressione violenta e prolungata, con più soggetti coinvolti e con conseguenze ritenute compatibili con un cieco pestaggio. Il punto, ora, è proprio questo: da una parte le versioni di chi considera “bravi ragazzi” gli aggressori, dall’altra gli elementi tecnici e investigativi che dovranno stabilire con precisione responsabilità e dinamiche. Sabato, però, non sarà il giorno delle ricostruzioni. Sarà il giorno in cui una città intera si fermerà davanti a una verità che non ha bisogno di interpretazioni, perché al di là delle versioni, delle parole e delle polemiche, resta un padre morto, mano nella mano al figlio di 11 anni, e una comunità distrutta, chiamata a fare i conti con ciò che è successo davvero.