Esteri

Fuoco e fiamme anche da alcuni pozzi di petrolio dopo i primi raid israeliani su queste infrastrutture del paese

All’ultimatum di Donald Trump che ha intimato la resa senza condizioni l’Iran ha risposto “non ci arrenderemo mai”. Intanto continuano i bombardamenti di Israele e Stati Uniti su Teheran, colpito l’aeroporto e altri obiettivi: ingenti danni e pesanti distruzioni testimoniate da macerie e alte colonne di fiamme e fumo che si sono levate nel cielo della capitale. Fuoco e fiamme anche da alcuni pozzi di petrolio dopo i primi raid israeliani su queste infrastrutture del paese. Israele ha diffuso la notizia di aver distrutto il bunker di Mojtaba Khamenei, che potrebbe essere rimasto ferito. Non è chiaro se sarà egli la prossima Guida Suprema dell’Iran perché l’Assemblea degli Esperti, che dovrà eleggere formalmente questa carica, si riunirà a breve sotto le pressioni di gruppi politici e religiosi che vanno dai più moderati ai più intransigenti. Distrutto dagli attacchi USA un impianto di desalinizzazione che ha privato dell’acqua diversi villaggi, atto bollato dall’Iran come criminale; per ritorsione i Pasdaran hanno bersagliato la base statunitense in Bahrein. Dopo essersi scusato con i paesi vicini con una mossa a sorpresa, il governo iraniano ha annunciato che se l’Iran non verrà più attaccato è pronto a fermare l’azione delle proprie forze armate. Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che i raid iraniani colpiscono strutture, installazioni e basi militari statunitensi nei paesi del golfo da cui sono partite azioni aggressive, quindi sono considerati obiettivi legittimi. ln Bahrein oltre alla base militare degli USA i bombardamenti iraniani hanno interessato la capitale Manama. Droni e missili anche verso Dubai, Emirati Arabi, Kuwait, Iraq e Israele. Il rischio che l’incendio possa continuare a estendersi è concreto; anche dallo Yemen il partito degli Houti, alleato di Teheran, ha fatto sapere che l’ala militare è pronta a combattere qualora il conflitto dovesse coinvolgere il paese. Un risvolto piuttosto importante annunciato dall’Iran riguarda invece lo stretto di Hormuz (dove il blocco di un migliaio di navi da trasporto ha fatto schizzare alle stelle il prezzo del petrolio) che verrà riaperto ma non per le navi statunitensi e israeliane che verranno prese di mira; tuttavia l’Iran afferma di non essere in grado di garantire la sicurezza alle altre navi di passaggio. È chiaro che la chiusura dello stretto danneggia anche l’economia iraniana; io non sono un esperto né mi spaccio per tale, per cui rimando ad analisi più precise e approfondite, ma a quanto si può capire il blocco delle merci e dell’approvvigionamento energetico attraverso lo stretto di Hormuz ha un impatto negativamente significativo sull’intera economia regionale e solo in misura minore su quella globale. Va notata una notizia riportata dal Financial Times secondo cui alcuni paesi della regione in particolare Arabia Saudita, EAU, Kuwait e Qatar starebbero ripensando e rivalutando propri asset negli Stati Uniti proprio in relazione alle incognite causate dal conflitto in corso. Non sarebbe una cosa da niente. Se la guerra dovesse continuare a oltranza, magari se gli USA mettessero “gli stivali sul terreno” in Iran inviando truppe di terra (ipotesi ventilata dal “comandante in capo”), la destabilizzazione dell’intera regione subirebbe un incremento che andrebbe ad alimentare la crescente insofferenza dei governi regionali e la successiva riduzione o addirittura la mancanza degli investimenti finanziari delle monarchie del golfo negli USA, che metterebbe in crisi il sistema di scambi basato sul petrodollaro e sarebbe un pessimo affare per gli Stati Uniti visto che ciò ridefinirebbe totalmente l’economia mondiale come sostiene il professor Jiang Xueqin, storico canadese di origine cinese che ha già azzeccato diverse previsioni di carattere geopolitico. Intanto I’IdF ha intimato l’evacuazione ai residenti nella periferia di Beirut in Libano. Un avvertimento che anticipa una pesante operazione nei confronti di Hezbollah le cui milizie hanno impegnato le truppe israeliane in scontri a fuoco sul campo oltre che continuare a bersagliare Israele con razzi e droni. Il Washington Post ha rivelato quello che pare essere l’ennesimo segreto di Pulcinella: anche la Russia passa informazioni raccolte dai propri servizi segreti (e probabilmente anche rilevamenti satellitari aggiungerei) all’Iran; come la Cina, senza calcare troppo la mano. Per capirci questo appoggio vale fino a un certo punto: le potenze dietro le quinte non sono stupide; se l’Iran chiedesse supporto per affondare una portaerei statunitense difficilmente sarebbe concesso o quantomeno ci penserebbero ben più di due volte visto che un atto del genere causerebbe una notevole escalation. Trump non crede ai giornalisti e scagiona Putin ma penso che la cosa sia chiara vista la dimensione globale di quella che papa Francesco definì come terza guerra mondiale a pezzi. Una definizione che in futuro gli storici saranno chiamati a valutare nel ricostruire il quadro degli eventi che stiamo vivendo oggi.

Vorrei chiudere infine con un appunto sullo spettacolo offerto dalla Casa Bianca con la benedizione dei pastori evangelici al presidente Trump che fa il paio con certi risvolti del fanatismo islamico. È l’atavico scontro tra Oriente e Occidente con tutto quello che si porta dietro. Certe battaglie simboliche inoltre non sono certo una novità: nei conflitti la rappresentazione della lotta fra il bene e il male è un elemento ricorrente. Nel corso della seconda guerra mondiale Hitler in Germania ma anche Churchill in Inghilterra si avvalevano della collaborazione di una corte di astrologi, occultisti ed esoteristi per combattere anche sul piano esoterico. In particolare dopo l’annessione dell’Austria il capo del nazismo fece trafugare in un museo viennese la “Sacra Lancia”, una delle reliquie associate alla lancia di Longino, l’arma del legionario che, stando al racconto biblico, impietosito dalla richiesta di Cristo sofferente in croce, lo trafisse nel costato. La lancia inondata dal sangue del figlio di Dio ricevette così un potere immenso che tutti avrebbero voluto per ergersi a cavalieri della luce e aspirare al diritto divino alla vittoria. Per questo anche i servizi segreti alleati si sguinzagliarono per recuperarla. L’arma fu ritrovata dalle truppe americane agli ordini del generale Patton pochi giorni prima della fine della guerra e in seguito riportata in Austria.