Cronaca

Forte dei Marmi, lo chef Marco Barsi muore a fine turno per colpo di calore

Per Usb, che dice «basta alla strage silenziosa», «questa non è stata una fatalità», ma «la conseguenza diretta di un sistema che considera accettabile far lavorare le persone in condizioni estreme pur di non fermare il sistema.

Il sindacato Usb ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro della ristorazione e del turismo, riportando il caso del cuoco di 50 anni, Marco Barsi, «morto per un colpo di calore in cucina a Forte dei Marmi». «Era cuoco in uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi, a fine turno è stato colpito da un colpo di calore mentre puliva la cucina in cui aveva lavorato tutto il giorno. Soccorso e trasportato in ospedale, è morto all’ospedale della Versilia la notte tra lunedì e martedì, otto ore dopo il malore», si legge nel comunicato.Le ordinanze regionali anti-caldo, rileva l’Usb, «coprono edilizia, agricoltura e cantieri, ma non nominano esplicitamente ristorazione e turismo balneare: chi lavora in cucina, in spiaggia o come bagnino resta escluso dalla tutela automatica». Al termine del turno, ieri 12 agosto, mentre puliva la cucina, ha accusato un improvviso colpo di calore. Soccorso dal titolare e trasportato all’ospedale Versilia, è morto ore dopo, nonostante i tentativi dei medici.

«Tornato in Italia da pochi mesi dopo vent’anni di lavoro in Germania – lo ricorda Usb – Marco Barsi si è ritrovato a morire nel settore che ogni estate sfrutta decine di migliaia di stagionali tra cucine, sale, spiagge e stabilimenti». Per Usb, che dice «basta alla strage silenziosa», «questa non è stata una fatalità», ma «la conseguenza diretta di un sistema che considera accettabile far lavorare le persone in condizioni estreme pur di non fermare la macchina della stagione turistica; nelle cucine il calore dei fornelli si somma a climatizzazione insufficiente o assente».

E ancora la sigla di base denuncia che «negli hotel, camerieri ai piani, facchini e addetti a terrazze e lavanderie subiscono lo stesso doppio stress termico, in spazi di servizio quasi mai climatizzati» mentre «bagnini e personale del salvataggio, spesso, restano ore sotto il sole senza pause frazionate né zone d’ombra attrezzate, con l’aggravante di dover restare lucidi per soccorrere gli altri. Chi lavora in spiaggia, stabilimenti, chioschi, noleggi condivide la stessa esposizione, ma con tutele contrattuali ancora più deboli».