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Follia durante una partita di calcio femminile: tifosi aggrediscono la famiglia dell’arbitra per un rigore

Un uomo colpito da un pugno al labbro, una donna spintonata e insultata, una giovane arbitra scortata negli spogliatoi tra gli insulti. Questo è ciò che è accaduto domenica pomeriggio al centro sportivo dell’Asd Venaria Reale, in provincia di Torino, al termine di una partita di calcio femminile dilettantistica. I responsabili sono tifosi della squadra di casa, in gran parte genitori delle stesse calciatrici in campo. La causa scatenante è stato un calcio di rigore fischiato dall’arbitra 16enne allo scadere del tempo regolamentare.

La partita, il rigore, la rabbia. Era una domenica come tante nel calendario del calcio dilettantistico piemontese. Le ragazze del Venaria scendevano in campo davanti a un pubblico di familiari e conoscenti. Sugli spalti sedevano anche i congiunti dell’arbitra, lì per seguire il lavoro della loro giovane parente. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto nei minuti finali. Allo scadere l’arbitra ha fischiato un rigore in favore della squadra avversaria. Una decisione che ha innescato una reazione del tutto sproporzionata rispetto a qualunque concetto di sport o di tifo dilettantistico.

Il tentativo di invasione. Al triplice fischio gruppi di adulti hanno tentato di scavalcare le reti di recinzione per raggiungere il campo oppure l’arbitra stessa. Le loro figlie, quelle ragazze che avevano appena giocato, si sono ritrovate a dover fare da argine a questa ondata di aggressività. Una di loro ha implorato il padre con parole che rendono l’idea meglio di qualsiasi commento, papà smettila che mi stai facendo vergognare. La giovane direttrice di gara è stata scortata negli spogliatoi da un dirigente di casa, sottratta a forza a una situazione che stava degenerando rapidamente.

L’aggressione alla famiglia. L’episodio più grave però non si è consumato sul campo oppure lungo le reti di recinzione. Si è consumato in tribuna, dove erano seduti i familiari dell’arbitra. Prima sono arrivati gli insulti, urlati in faccia alla madre della ragazza senza alcuna remora oppure freno. Poi è arrivata la violenza fisica. La donna è stata spintonata. Il padre, intervenuto per difendere lei e il figlio presente sugli spalti, è stato colpito da un pugno in pieno viso, riportando una ferita al labbro. La famiglia è fuggita negli spogliatoi.

I carabinieri e la fuga. Una volta al sicuro i familiari dell’arbitra hanno chiamato i carabinieri. Lo hanno fatto loro, non i dirigenti del Venaria, che non avrebbero contattato le forze dell’ordine nonostante le esplicite richieste della vittima e dei suoi congiunti. Per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente la famiglia ha lasciato il centro sportivo prima che i militari arrivassero sul posto, rinunciando a un confronto diretto con chi li aveva aggrediti oppure con chi avrebbe dovuto tutelare la sicurezza all’interno dell’impianto.

La sanzione e le parole del giudice sportivo. Il giudice sportivo Armando Francia ha inflitto al Venaria un’ammenda di 400 euro. Nelle sue motivazioni ha scritto che quanto accaduto ha determinato uno stato di paura, tensione e frustrazione per la direttrice di gara, che all’interno dell’impianto ha vissuto momenti di panico per la propria incolumità e per quella dei suoi familiari. La sanzione è stata contenuta nell’importo in considerazione del comportamento delle calciatrici del Venaria, che hanno tentato di calmare i tifosi, o meglio i loro stessi genitori.

Le parole del presidente. Il presidente dell’Asd Venaria Reale Giovanni Pasquale ha espresso la propria condanna attraverso il Quotidiano del Canavese. Ha definito inaccettabile ogni forma di violenza verbale o fisica nello sport, ha detto che la società è profondamente rammaricata per quanto accaduto e ha espresso solidarietà all’arbitra e alla sua famiglia. Ha aggiunto che provvedimenti sono già stati presi nei confronti di chi si è reso protagonista dell’episodio oppure vi ha partecipato direttamente, e ha annunciato che con l’inizio della nuova stagione la società intende sensibilizzare atleti e famiglie affinché episodi simili non si ripetano. Parole giuste, o almeno necessarie. Arrivate, come spesso accade, dopo..