L’8 marzo arriva ogni anno come un soffio di primavera, portando con sé un ramo di mimosa profumata che, da decenni, racconta una storia di lotta, resilienza e sorellanza. In Italia questo fiore non è un caso: nel 1946, quando il paese usciva ferito dalla guerra, le donne dell’UDI – partigiane come Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce – lo scelsero perché fioriva spontaneamente nei campi, era gratuito in un’epoca di miseria e simboleggiava delicatezza unita a una forza indomabile. Un fiore che resiste al freddo, che annuncia il risveglio, proprio come le donne che avevano resistito al fascismo e ora reclamavano diritti, voto, dignità. Oggi, l’8 marzo 2026, la Giornata internazionale della donna si celebra in tutto il mondo con cortei, riflessioni e un po’ di emozione nel cuore. Le sue radici affondano nel 1910, quando Clara Zetkin la propose a Copenaghen per unire le lotte femminili globali; la data dell’8 marzo si fissò dopo le coraggiose proteste delle operaie russe nel 1917, e l’ONU la consacrò nel 1977 come giornata per i diritti e la pace. In Italia non è un giorno di ferie, ma è speciale: domenica 8 marzo 2026 il Ministero della Cultura aprirà gratuitamente i musei statali, i parchi archeologici, le ville e i giardini storici alle donne – un invito a riscoprire la bellezza, a sentirsi accolte in spazi che parlano anche di loro, delle artiste dimenticate, delle figure che hanno fatto la storia. Eppure, dietro la mimosa e i sorrisi, batte un dolore che non si spegne. Nel 2025 gli omicidi totali in Italia sono calati del 15%, passando da 335 a 286, e le donne uccise sono state 97, con un calo del 18% rispetto al 2024; di queste, 85 sono state assassinate in ambito familiare o affettivo, il 16% in meno rispetto all’anno precedente. L’Osservatorio di Non Una di Meno ha contato 84 femminicidi su 99 casi monitorati, più 78 tentati. Ogni numero è una vita spezzata, una ferita aperta: una donna uccisa ogni pochi giorni, quasi sempre da chi diceva di amarla. Fa male pensare che, nonostante i passi avanti, la violenza di genere resti così feroce e radicata. E poi c’è il peso quotidiano della disparità economica. L’Italia vanta un gender pay gap orario tra i più bassi d’Europa, tra il 4 e il 5,6% secondo Eurostat e Istat, ma guardando al salario annuo o mensile le donne guadagnano in media dal 20 al 29% in meno, dati INPS. L’overall earnings gap supera il 30-40%, schiacciato dal part-time forzato, dalle interruzioni per la cura dei figli, dalla segregazione in settori meno pagati. Le donne in coppia guadagnano solo il 53% del partner – il dato peggiore in UE. Il Global Gender Gap Report 2025 posiziona l’Italia all’85° posto su 148 paesi: un richiamo urgente a non accontentarsi.L’8 marzo non è solo mimosa da regalare o musei da visitare: è un grido di rabbia e di speranza. È il giorno in cui ricordiamo che ogni donna uccisa è una sconfitta collettiva, ogni stipendio più basso è un’ingiustizia che ferisce l’umanità intera. Ma è anche il giorno in cui, con un ramo giallo tra le mani, bisogna promettere e promettersi di non smettere di lottare per una società dove la mimosa non serva più a consolare, ma a celebrare una vera uguaglianza, conquistata con lacrime, coraggio e sorellanza. Le Donne , come diceva Mao Tzedong sorreggono l’altra metà del cielo. Buon otto marzo a tutte voi.
