Cosmetici e regali in cambio di rapporti sessuali, orrore al carcere di Ivrea: 4 i poliziotti indagati
Cosmetici, creme e gioielli in cambio di sesso. Dentro un carcere. Su una detenuta trans. È quello che avrebbe fatto un ispettore della polizia penitenziaria di Ivrea. Abusando della divisa. Abusando del potere. Le telecamere hanno ripreso tutto. Diciotto minuti che adesso valgono un’inchiesta e quattro indagati. Era il 30 aprile 2025. Le due del pomeriggio. Nella cella numero 6 del carcere di Ivrea c’è una detenuta trans con un ispettore della polizia penitenziaria. Due compagne di cella vedono tutto. Riferiscono. La segnalazione arriva scritta in una nota riservata sulla scrivania del comandante Domenico Montauro. Montauro non chiama la procura. Avvisa l’ispettore. Avvia un’indagine interna. Poi chiude il caso. Nella relazione finale scrive: «Quanto riferito dalle detenute è esagerato. Non si ritiene di poter affermare che quanto detto possa essere vero». Caso chiuso. O quasi. Perché le telecamere interne hanno ripreso tutto. Diciotto minuti. L’ispettore entra da solo nella cella. Contro il regolamento. Poi esce. Si sistema i pantaloni. Una detenuta lo affronta. Lui vuole sapere solo una cosa. Se può stare tranquillo.
Non può. La procura di Ivrea apre la propria inchiesta. Quella vera. Quattro gli indagati. Sotto inchiesta finiscono l’ex comandante e tre agenti. L’ispettore risponde di violenza sessuale e concussione. Montauro di omessa denuncia, favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio. Altri due agenti sono accusati di aver contribuito all’insabbiamento. Il gip Mauro Cantone ha disposto la sospensione dal servizio pubblico per un anno per entrambi i vertici. Non un episodio isolato. Secondo gli inquirenti lo stesso ispettore avrebbe tenuto comportamenti analoghi già quando prestava servizio nel carcere di Belluno. Dentro all’istituto di Ivrea girava una voce. «Se vai con lui e fai quello che ti dice. Ti regala delle cose.» Creme. Anelli. Cosmetici. Pacchi che dentro a un carcere valgono oro. E che per chi ha potere diventano uno strumento. Di controllo. Di abuso. Di impunità. Le detenute sono persone fragili. Prive di libertà. In balia di chi indossa una divisa. Ed è proprio questa fragilità che aggrava i reati contestati. Perché un ispettore dentro a un carcere può diventare potente. E il confine tra protezione e sopruso. Tra autorità e violenza. È sottile. Pericoloso. Invisibile. Fino a quando qualcuno non decide di parlare.