Cronaca

Cani e padroni, l’affetto scaccia lo stress: lo studio dell’Università di Pisa cambia il rapporto con gli animali

I risultati dell'ateneo toscano mettono in discussione vecchi metodi di addestramento o credenze e aprono la strada a una gestione del cane basata sull'empatia e sulla presenza.

Non è soltanto una questione di affetto. La qualità della relazione tra un cane e chi se ne prende cura ha un impatto profondo e misurabile sulla salute dell’animale, anche nel lungo periodo. A dimostrarlo, per la prima volta con dati scientifici alla mano, è uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Scientific Reports”.

La ricerca, firmata da Giacomo Riggio, Carmen Borrelli, Marco Campera, Silvana Diverio e coordinata dalla professoressa Chiara Mariti, dimostra come il legame di attaccamento verso il proprio caregiver influenzi non solo le reazioni immediate ai momenti di paura o disagio, ma anche i livelli di stress cronico.
“Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare con dati scientifici che il legame di attaccamento del cane è associato anche allo stress cronico – spiega la professoressa Chiara Mariti dell’Ateneo pisano – È un tema di cui si discute da tempo nella medicina comportamentale veterinaria e nella cinofilia, basandoci sulla psicologia umana, ma finora mancavano prove sperimentali”.

Lo studio: 100 cani sotto osservazione e l’analisi del pelo.
La ricerca – nata nell’ambito del dottorato di ricerca di Giacomo Riggio in collaborazione con la Oxford Brookes University e l’Università di Perugia – ha coinvolto un campione di cento cani e i rispettivi proprietari. Per analizzare la natura del loro legame è stato impiegato lo Strange Situation Test, un protocollo nato originariamente in ambito umano per valutare l’attaccamento nei bambini e poi adattato al mondo canino. L’animale viene osservato durante brevi separazioni e ricongiungimenti con il padrone, oltre che nelle interazioni con un estraneo.

Dai dati è emerso che circa il 65% dei cani analizzati presenta un attaccamento sicuro, il 15% un attaccamento insicuro-ansioso e il 17% un attaccamento insicuro-evitante. Ma la vera svolta dello studio sta nell’incrocio tra i dati comportamentali e quelli fisiologici. I ricercatori hanno infatti misurato frequenza cardiaca, temperatura, pressione e cortisolo salivare (indicatori dello stress acuto), ma soprattutto il cortisolo presente nel pelo, parametro fondamentale per rilevare lo stress accumulato nel tempo, ovvero cronico. Il risultato? I cani con un attaccamento sicuro riescono a gestire meglio gli eventi stressanti, mentre quelli con una relazione insicura o ansiosa registrano picchi fisiologici più marcati e duraturi.

Il messaggio per i proprietari.
I risultati dell’ateneo toscano mettono in discussione vecchi metodi di addestramento o credenze e aprono la strada a una gestione del cane basata sull’empatia e sulla presenza. “Al di là delle differenze nel tipo di legame, il messaggio che emerge è molto chiaro – sottolinea la docente Chiara Mariti –: quando un cane cerca il contatto con la persona di riferimento, rispondere in modo positivo è benefico per il suo benessere. Le carezze, la vicinanza e il contatto fisico non sono semplici gesti di affetto, ma rappresentano un importante fattore di protezione, capace di contribuire a ridurre lo stress dell’animale anche nel lungo periodo”. Un’evidenza che punta a scardinare vecchi stereotipi legati all’imposizione o al timore di “viziare” l’animale: “I nostri risultati mostrano che gli effetti di una relazione di qualità non si limitano al singolo episodio stressante – conclude Mariti – Questo ci fornisce le basi per comprendere a fondo il ruolo della relazione, ribaltando vecchie concezioni basate sull’imposizione e aprendo nuove prospettive fondate sulla qualità del rapporto e sul rispetto reciproco”.