Ultime manovre della flotta Usa nel Mediterraneo, poi lo “start” di Trump. Il cielo sopra il Medio Oriente si è acceso di nuovo. Missili, esplosioni e, ovviamente, vittime. Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi strategici in Iran, lanciando un attacco preventivo su larga scala. Chiusi gli spazi aerei, misssili anche in Qatar e Emirati Arabi Uniti. Secondo le prime informazioni diffuse da fonti internazionali, tra i target dello strike ci sarebbero anche figure di vertice del regime, compresi l’ayatollah Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian. Le loro condizioni restano incerte. Reuters parla di diversi alti comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e funzionari politici uccisi negli attacchi. Teheran non ha atteso. La risposta è arrivata con lanci di missili contro basi militari statunitensi nei Paesi del Golfo. Esplosioni sono state segnalate in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain e Qatar. A Manama, capitale del Bahrain, testimoni hanno riferito di forti boati. Il Qatar ha annunciato di aver intercettato un missile iraniano con il sistema Patriot. Nella regione cresce il timore di ulteriori attacchi contro infrastrutture americane.
Israele ha mobilitato 70mila riservisti. Secondo fonti israeliane, l’operazione congiunta con Washington potrebbe durare almeno quattro giorni. Ma nessuno, in realtà, è disposto a scommettere su una durata limitata. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato chiaro: «Non c’è da essere ottimisti sulla durata della guerra». Nel Mediterraneo si muove anche la macchina militare americana. La portaerei USS Gerald R. Ford è stata posizionata a Creta, mentre l’amministrazione Trump rafforza le manovre nell’area, segnale di una tensione che non riguarda solo il Golfo Persico ma l’intero scacchiere strategico tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. In Italia, Palazzo Chigi ha convocato una riunione d’urgenza con i vertici del governo e dell’intelligence. La priorità dichiarata è la sicurezza dei cittadini italiani presenti nella regione.
Il governo invita alla massima prudenza e al rispetto delle indicazioni delle ambasciate. Nella nota ufficiale viene ribadita anche la vicinanza alla popolazione civile iraniana, che da anni chiede maggiore libertà e diritti. Quello che si sta consumando va al di là dell’ennesimo confronto militare. È uno scontro che intreccia potere, religione, equilibri geopolitici e leadership globali. Ed economie, ovviamente. Sempre in Medio Oriente, ovviamente. La faglia più instabile del pianeta, dove ogni mossa può innescare una reazione a catena. Come ora, come in queste ore. Il rischio di un’escalation regionale è concreto. Le basi americane nel Golfo, Israele in stato di massima allerta, l’Iran pronto a reagire. Le capitali occidentali osservano, i mercati tremano, il prezzo del petrolio già reagisce. La domanda che ora aleggia è una sola: si fermerà qui o è solo l’inizio? Il mondo guarda. Il Medio Oriente brucia. E ancora una volta, la pace sembra essere l’elemento più fragile di tutti.
