In un episodio che segna una pericolosa escalation nel conflitto in Medio Oriente, i sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato hanno intercettato e neutralizzato un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco. L’incidente, avvenuto oggi, rappresenta la prima volta in cui un paese membro della Nato – la Turchia – viene direttamente coinvolto nelle rappresaglie iraniane contro gli attacchi Usa e israeliani. Secondo il comunicato ufficiale del Ministero della difesa turco , il missile è stato rilevato dopo aver attraversato lo spazio aereo di Iraq e Siria, dirigendosi verso la Turchia. È stato intercettato e distrutto dai sistemi di difesa NATO posizionati nel Mediterraneo orientale, probabilmente Patriot o equivalenti, inclusi asset USA. I detriti dell’intercettore sono caduti nel distretto di Dortyol, nella provincia di Hatay nel sud della Turchia, al confine con la Siria, senza causare vittime né danni significativi. La NATO ha condannato fermamente l’azione iraniana come un “attacco indiscriminato” e ha riaffermato la solidarietà con tutti gli alleati, inclusa la Turchia. Il segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha chiarito che non vi sono al momento indicazioni per invocare l’articolo 5 del Trattato Atlantico, poiché il missile è stato abbattuto prima di causare danni e non è stato considerato un attacco deliberato alla Turchia. Alcune fonti suggeriscono fosse “fuori rotta” verso obiettivi USA nella regione, come basi a Cipro. Teheran non ha ancora commentato ufficialmente l’episodio, ma l’incidente avviene nel quinto giorno di intensi bombardamenti USA-israeliani su infrastrutture iraniane dell’operazione “Epic Fury”, che hanno causato oltre un migliaio di vittime secondo media iraniani e decapitato parti della leadership, inclusi elementi legati al Leader Supremo. La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan mantiene una linea dura contro Israele, definendolo stato terrorista e sostenendo Hamas come movimento di resistenza. Dal 2023-2024 peró le relazioni sono collassate: embargo commerciale totale, accuse di genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, mandati di arresto contro leader israeliani. Erdoğan ha minacciato interventi per difendere i palestinesi e maledetto il “sionismo israeliano”. Verso l’Iran, invece, Ankara adotta un approccio pragmatico e di vicinato con una rivalità storica ma di cooperazione economica e dove viene data priorità alla stabilità dei confini contro minacce curde del PKK. Erdoğan ha condannato gli attacchi USA-Israele come “illegali” e “provocatori”, espresso cordoglio per le vittime iraniane, inclusa la morte di Khamenei, e difeso il diritto all’autodifesa di Teheran. Ha spinto per diplomazia intensa con Iran, USA, Oman, Golfo, Egitto e UE, avvertendo che un cambio di regime in Iran causerebbe caos con rifugiati, instabilità curda che porterebbe ad un effetto domino. Ankara preferisce un regime islamista indebolito ma stabile piuttosto che un Iran post-regime filo-occidentale o caotico. Dopo l’intercettazione, la Turchia ha ribadito il diritto a rispondere a minacce ostili, ma ha evitato escalation militare, intensificando invece i contatti diplomatici per un cessate il fuoco. La Turchia resta un pilastro della NATO: secondo esercito per dimensioni, ospita basi cruciali, controlla gli stretti del Bosforo/Dardanelli e contribuisce a missioni atlantiche. Ospiterà il summit NATO 2026 ad Ankara. L’intercettazione di oggi ha attivato la difesa collettiva in modo limitato, rafforzando la solidarietà atlantica. Tuttavia, Erdoğan persegue “indipendenza strategica”: ha negato uso di basi/aerospazio a USA/Israele contro l’Iran, rifiutato logistica NATO anti-Teheran e criticato gli strike come violazioni del diritto internazionale. Questo doppio gioco genera tensioni con Washington e Tel Aviv, che vedono Ankara come rivale sunnita emergente definita da Bennet la nuova Iran. Nonostante ciò, la Turchia resta indispensabile per la NATO in un Medio Oriente in fiamme. L’episodio di oggi evidenzia quanto il conflitto Iran-USA-Israele stia allargandosi: la Turchia, pur neutrale dichiarata, è ora direttamente esposta. Ankara spinge per negoziati, ma il rischio di ulteriori escalation resta alto. La regione – e l’Alleanza Atlantica – attendono le prossime mosse di Teheran.
