Stavolta non si scherza, niente più attacchi telefonati da Washington a Teheran o punzecchiature come quella di Caracas: l’Iran è pronto a combattere e attualmente ha la capacità militare per affrontare una guerra di lunga durata contro il “Grande Satana”, l’epiteto affibbiato agli Stati Uniti d’America e alla loro punta di lancia nel Medio Oriente ovvero Israele. Trump ha lanciato il suo ultimatum: accodo entro 10 giorni o sarà guerra. L’obiettivo da raggiungere per questi ultimi dovrebbe necessariamente essere la caduta del governo iraniano in tempi molto brevi altrimenti sia USA che Israele si troverebbero in gravissime difficoltà in quanto non dispongono di copertura aerea e missilistica sufficiente a contrastare la certa reazione iraniana, con il rischio concreto di perdere la partita. Entrambi determinati a voler infliggere una pesante sconfitta alla Repubblica Islamica USA e Israele hanno offerto all’Iran praticamente una inaccettabile resa senza condizioni per evitare l’attacco. Netanyahu ha avanzato richieste ritenute irricevibili dall’Iran, tra le quali limitare la gittata dei missili, il che priverebbe il paese della capacità difensiva, e di fermare la ricerca sull’energia nucleare che, ricordiamolo, l’Iran sostiene di riservare a scopi civili. In effetti esiste una fatwa (un parere giuridico previsto dal diritto islamico) emanata dalle autorità religiose iraniane che proibisce lo sviluppo di armi nucleari, e queste faccende loro le prendono piuttosto seriamente. Non dobbiamo farci ingannare dalla propaganda occidentale spesso ingannevole: l’Iran è una potenza sostanzialmente pacifica; tuttavia gli ideologi della rivoluzione credono davvero che gli Stati Uniti rappresentino l’ultimo livello di abiezione raggiunto dall’uomo, che siano una società malata, e l’amministrazione Trump sta facendo di tutto per dargli ragione. La crisi innescata alla fine del 2025 dalla svalutazione della moneta locale, dovuta anche alle sanzioni occidentali principalmente statunitensi (con lo zampino della CIA per loro stessa ammissione) è stata cavalcata dalle cellule dormienti del Mossad presenti in Iran, gruppi armati che già da un po’ si preparavano a uno scenario di scontro con le forze di sicurezza iraniane. Gli è andata male in quanto lo spionaggio iraniano ha lavorato bene e gli agenti provocatori sono stati sopraffatti in un lasso di tempo decisamente breve. Questo è il motivo per cui fu oscurata la rete internet nel paese durante i disordini. L’ennesima fallita rivoluzione colorata, parte di un piano molto più ampio degli Stati Uniti, nel quale rientra anche il blitz che ha portato al sequestro del presidente venezuelano Maduro. Mettiamoci anche le minacce rivolte a Cuba, attualmente in stato di allerta massima, e gli atti di pirateria compiuti da navi statunitensi verso le petroliere che hanno tentato di aggirare il blocco delle forniture petrolifere a Cuba e al Venezuela. Tutti questi paesi sono legati da rapporti commerciali politici e militari con Russia e Cina. L’intenzione degli USA sarebbe di liquidare l’Iran e la Russia (o quantomeno renderla inoffensiva) per passare poi al confronto diretto con il nemico dichiarato: la Cina. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che ormai il vecchio ordine è infranto, tutto può accadere da un momento all’altro e non dobbiamo farci cogliere impreparati: i segnali ci sono tutti e sono evidenti, alla luce del sole, come dico sempre basta unire i puntini per far uscire fuori il disegno, che in questo caso sarebbe il dominio del mondo da parte degli USA. Il recente discorso di Marco Rubio alla Conferenza di Monaco, dai toni più morbidi del solito ma dai contenuti dirompenti, è praticamente un ultimatum rivolto all’Europa: o con noi o contro di noi. Tornando al possibile scenario iraniano, secondo diversi analisti ed esperti militari, la forza aeronavale statunitense che in parte è già stazionata intorno al golfo Persico e in altri punti chiave, e in parte verrà rinforzata a breve, non sì trova lì per dissuadere ma, visto l’ingente costo giornaliero affrontato per mantenere i mezzi operativi e i consistenti afflussi di aerei cisterna verso l’area, è quasi certo che vi sarà un attacco. La domanda purtroppo potrebbe essere: quando?
