Nello scorso anno gli italiani hanno speso 157 miliardi di euro in gioco d’azzardo e lotterie
In Italia, il gioco d’azzardo non è un fenomeno economico di proporzioni colossali, capace di incidere profondamente sul tessuto sociale, specialmente nelle fasce più deboli della popolazione. I numeri forniti dall’Agenzia dei Monopoli descrivono un Paese che, nel 2024, ha impiegato la cifra record di 157 miliardi di euro in scommesse e giochi legali. A questa somma, già vertiginosa, vanno aggiunti circa 20 miliardi di euro derivanti dal circuito del gioco irregolare.
L’aspetto più allarmante emerge se confrontiamo queste cifre relativa al gioco d’azzardo con le altre spese essenziali delle famiglie italiane. Analizzando la quota pro capite, scopriamo che ogni cittadino spende mediamente 2.665 euro l’anno in azzardo. È un dato impressionante, soprattutto se paragonato alla spesa per la salute: per la sanità, infatti, la quota pro capite si ferma a 2.345 euro. In pratica, nel nostro Paese, le risorse destinate alla speranza di una vincita hanno superato quelle investite nella prevenzione e nella cura della prorpia salute.
L’impatto di questo fenomeno diviene devastante quando si trasforma in dipendenza. Il legame tra gioco e povertà non è solo economico, ma ha grande rilevanza anche in ambito sociale e psicologico. Spesso, chi vive in condizioni di precarietà finanziaria vede nell’azzardo l’unica via d’uscita per risolvere i propri problemi. Tuttavia, la natura stessa del gioco d’azzardo patologico crea un pericoloso circolo vizioso: la perdita di denaro alimenta il bisogno compulsivo di giocare nuovamente, portando a un rapido esaurimento dei risparmi e, nei casi più gravi, all’indebitamento.
La dipendenza, in questo caso, agisce come un acceleratore di povertà. Le famiglie già fragili si ritrovano private dei mezzi minimi di sussistenza, poiché le entrate vengono sistematicamente dirottate verso slot machine, scommesse online o gratta e vinci. Questa pratica non genera solo un danno finanziario, ma una vera e propria erosione del benessere sociale, rendendo sempre più difficile l’accesso a beni primari e cure mediche, in un Paese che, alla luce di questi datii, sembra preferire la scommessa alla tutela della salute.
